venerdì 13 aprile 2012

CONTRO LA TASSAZIONE DELLE BORSE DI STUDIO GIORNATE DI PROTESTA DEI GIOVANI MEDICI IL 16 E 17 APRILE MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONGIUNTA GIOVANI MEDICI (SIGM) E FEDERSPECIALIZZANDI

Non vogliamo credere che un Governo, che si presentato dicendo “quello che fa bene ai giovani, fa bene al Paese” voglia far cassa con i soldi delle borse di studio e degli assegni di ricerca, somme che garantiscono il minimo sostentamento per migliaia di giovanissimi ricercatori e medici specializzandi, quasi sempre fuori sede, che sempre pia fatica, in questo periodo di crisi, tentano di costruirsi una esistenza indipendente e dignitosa.
Il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.), in accordo con la Confederazione Nazionale dei Medici Specializzandi(FederSpecializzandi), al fine di esprimere la più totale disapprovazione nei confronti dell’emendamento che, nell’ambito del disegno di legge “semplificazioni tributarie” attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, introdurrebbe latassazione IRPEF sulle borse di studio percepite dai medici in formazione specialistica, i dottorandi, e i corsisti in medicina generale.
Comunicato stampa congiunto GIOVANI MEDICI (S.I.G.M.) Federspecializzandi 
Invitano pubblicamente i colleghi appartenenti alla suddette categorie all’astensione dalle quotidiane attività assistenziali e di ricerca nelle giornate del 16 e 17 Aprile 2012 ed alla partecipazione alle assemblee pubbliche che verranno indette autonomamente dai comitati locali di ciascun Ateneo nelle medesime giornate.
Inoltre, per amplificare la voce unita dei giovani medici italiani è stata indetta per martedi 17 Aprile 2012 una manifestazione nazionale che si terrà nella Piazza del Parlamento di Roma dalle ore 11.00 alle ore 13.00.
Tra le ultime news apprendiamo dalla segreteria particolare del Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca, sollecitata dal nostro Segretariato, che il MIUR avrebbe direttamente investito il proprio ufficio legislativo al fine di esprimere parere di netta contrarietà al testo approvato dal Senato.
L’invito ai colleghi è, in ogni caso, quello di non dimenticare la responsabilità sociale e la dignità della nostra professione che ci impongono, tra l’altro, di comunicare per tempo la nostra astensione ai servizi di riferimento al fine di non danneggiare cittadinanza e pazienti nella pur sacrosanta difesa dei nostri diritti. Pertanto, invitiamo tutti i colleghi a concentrare le loro attenzioni sulle manifestazioni in programma il 16 (astensione ed assemblee organizzative) e 17 aprile (astensione e sit in davanti la Camera dei Deputati), evitando di disperdere le energie in altre iniziative non coordinate a livello nazionale.
Il Consiglio Nazionale (S.I.G.M.)
Dipartimento Specializzandi (S.I.M.S.)

Borse di studio tagli da 300 euro al mese specializzandi in rivolta in tutta Italia

E’  una vera e propria mega stangata quella che stanno preparando per gli specializzandi di medicina e chirurgia. Una legge già passata in senato (la minuscola iniziale è voluta) ridurrebbe le borse di studio dei medici in formazione, già tra le più basse d’Europa, di ulteriori 300 euro al mese, dopo il taglio già effettuato due mesi fa. Tutto questo fa infuriare i giovani medici che stanno organizzando proteste in tutta Italia per cercare di arginare questa estorsione legalizzata, considerando che sulla base del compenso dell’attuale borsa di studio, molti professionisti in formazione hanno acceso mutui e messo su famiglie che, nella maggior parte dei casi, stentano ad andare avanti con questa sola entrata. Alle porte c’è anche uno sciopero generale degli specializzandi che, con buona probabilità, bloccherebbe l’attività in gran parte degli ospedali universitari, che si reggono sulle spalle di medici sottopagati e sfruttati.
http://www.amanteaonline.it/borse-di-studio-tagli-da-300-euro-al-mese-specializzandi-in-rivolta-in-tutta-italia-797629.html

Un paese vecchio con pochi medici

Su quali gambe camminerà la sanità di domani? In uno scenario futuro di un’Italia dai capelli grigi, con un’esplosione di necessità per le cure croniche, il sistema sanitario potrebbe trovarsi impreparato. Già oggi, nel nostro paese abbiamo una carenza strutturale di almeno 5mila medici tra radiologi, anestesisti e personale dell’area d’emergenza (anche se i sindacati parlano di cifre ben più pesanti). Che, conti alla mano, significa che tra una decina di anni, mancherà un dottore su due.
E lo snellimento è stato ben fotografato dall’analisi della Ragioneria generale dello stato dove si legge che in un solo anno, dal 2009 al 2010, il nostro Sistema sanitario nazionale ha perso oltre 5.200 unità di personale, in gran parte medici e dirigenti non medici che perdono rispettivamente l’1,3 e l’1,7% delle forze lavoro.
Una fotografia che fa intravvedere i risultati di un’azione a tenaglia, da una parte del blocco delle assunzioni imposto alle regioni con i conti in rosso e, dall’altra, dalla riforma pensionistica: tant’è che oggi sono più i medici che escono dal mercato del lavoro che quelli che riescono a entrare, calcolando l’ingresso fin dall’università. Perché c’è un fatto che si sottolinea ancora poco. Superato il boom degli anni Settanta, quando le facoltà non avevano il numero chiuso e la percentuale di medici crebbe a dismisura, la situazione nel tempo si è capovolta. Quando andranno in pensione i laureati del decennio 1975-1985 (entro il 2020), la crisi si farà drammatica.
Ed è doveroso rilevare che questa inappropriatezza sul fabbisogno formativo non riguarda solo l’accesso alla professione medica, ma va estesa anche alle altre categoria della dirigenza sanitaria: veterinari, farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi. A segnalare questa totale inadeguatezza, valga l’esempio dei biologi: a partire dall’anno accademico 2010-2011, ben 15 atenei sedi di scuole di specializzazioni non hanno prodotto bandi di ammissione per la categoria, che però ha l’obbligo del possesso del diploma di specializzazione quale requisito d’accesso ai pubblici concorsi del Ssn. A fronte di un fabbisogno stimato in almeno 700 accessi all’anno, il numero complessivo degli ingressi alle scuole si è ridotto del 50%. Tacendo del fatto che, al contrario degli specializzandi medici, per le altri professioni non è prevista remunerazione e di fatto, i giovani lavorano gratis per la nostra salute.
Oggi, la formazione del personale sanitario avviene senza tener conto dell’andamento della curva demografica che ci consegna un paese che invecchia e dove pertanto aumentano i reali bisogni assistenziali dei territori. Sicuramente, per il futuro è un segnale positivo quel 10% di posti in più nelle facoltà di medicina imposto dal decreto firmato a novembre dal ministro alla salute Renato Balduzzi, ma dobbiamo fare i conti con studenti che saranno medici specializzati non prima di una decina d’anni, ovvero proprio quando l’emergenza da “gobba previdenziale” avrà già prodotto i suoi danni.
Intanto un’altra categoria sanitaria fa sentire forte la sua voce: gli infermieri. Anche per loro, a fronte di un’esigenza esplosiva di queste professionalità, il numero degli accessi ai corsi universitari per le professioni sanitarie è stato ridotto dell’8%.
Di sicuro c’è un fatto, occorre intervenire subito. La sanità di domani rischia di diventare una brutta copia di quella che abbiamo oggi e il cambiamento deve partire dalle fondamenta, prevedendo una più democratica e appropriata regolamentazione degli ingressi per accedere alle professioni sanitarie: mediche e non, superando schemi interpretativi di un mondo del lavoro e dell’assistenza che hanno perso ogni attualità.
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/134042/un_paese_vecchio_con_pochi_medici

giovedì 12 aprile 2012

Contro la tassazione delle borse di studio giornate di protesta dei Giovani Medici il 16 e 17 Aprile

Contro la tassazione delle borse di studio giornate di protesta dei Giovani Medici il 16 e 17 Aprile.
il S.I.G.M. invita pubblicamente i tutti colleghi ad astenersi dalle attività lavorative nei giorni del 16 e 17 Aprile p.v. ed a partecipare alle assemblee permanenti che verranno organizzate nelle varie sedi universitarie in modo da dare un segnale forte, nel tempo utile, alla discussione parlamentare.
leggi tutto su WWW.GIOVANEMEDICO.IT

venerdì 6 aprile 2012

GIOVANI MEDICI NELL’ITALIA E NELL’EUROPA DELLA CRISI: II CONFERENZA NAZIONALE S.I.G.M. – (Roma, 20-21 Aprile 2012)

Cosa significa essere giovane medico nell’Italia e nell’Europa della crisi? Si sente spesso asserire che ai giovani Italiani si prospetti inesorabilmente un futuro non roseo. La questione vera è che, al di là di ogni previsione, il futuro va costruito nel presente a partire dal contesto culturale di riferimento.
info e programma su www.giovanemedico.it
1Il S.I.G.M. prosegue, pertanto, nell’opera di sensibilizzazione delle Istituzioni, ma soprattutto della categoria dei giovani medici, nella convinzione che il cambiamento della Professione e dell’assistenza socio-sanitaria non possa che partire dal diretto coinvolgimento dei giovani in un progetto di rinnovamento culturale che trovi ispirazione e fondamento nell’affermazione dell’etica, della responsabilità sociale della professione e della cultura di sistema.
La II Conferenza Nazionale dei Giovani Medici (SIGM) si propone di essere momento di sintesi delle migliori aspirazioni delle nuove classi mediche: la strutturazione in Capitoli (Professione, Assistenza ed Associazione) vuole essere specchio fedele di un mondo in evoluzione, ricco di potenzialità.
Venerdi 20 Aprile presso la Sala Conferenze della Fondazione ENPAM, sita in Via Torino 38, e sabato 21 Aprile presso l’ Aula A1 – Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, sita in Viale Regina Elena, 287/A – Via Caserta 6 i Giovani Medici saranno protagonisti di una intensa due giorni di lavori congressuali in compagnia dei maggiori esperti del settore e dei rappresentanti delle Istituzioni che sovrintendono alla formazione medica (scarica programma in allegato).

domenica 1 aprile 2012

Come sarà la Medicina del Futuro?

Come sarà la Medicina del Futuro? Potremo trascendere davvero i limiti fisici e psico- relazionali e terapeutici tra medico e paziente? E tra farmaco e sua somministrazione o tra diagnostica ed utenza potranno esserci nuove modalità di esecuzione dei protocolli terapeutici magari con scambio preciso in tempi istantanei di trasmissione di parametri vitali la cui rapida acquisizione a volte può fare la differenza nel salvare la nostra ed altrui vita?
L’argomento è talmente importante e socialmente rilevante che l’Organizzazione Mondiale della Sanità OMS ha coniato il termine “Telemedicina” cioè *erogazione di servizi sanitari quando la distanza è un fattore critico e per cui è necessario da parte degli operatori adoperare tecnologie informatiche e telecomunicative al fine di scambiare informazioni utili alla diagnosi e al trattamento preventivo delle malattie e per garantire  flussi di informazioni continue agli erogatori di prestazioni sanitarie supportando ricerca e valutazione della terapie e cure necessarie*.
Telemedicina quindi non intesa come nuova disciplina medica ma come nuova modalità di fare ciò da sempre espresso in termini di assistenza e di cura al cittadino_ paziente Poiché la telemedicina implica l’erogazione di una prestazione sanitaria siamo in presenza di un sistema che pone al proprio centro il paziente ed il suo stato di salute e contiene la presenza ed il coinvolgimento di operatori sanitari ai quali, con diversa attribuzione, viene demandata la gestione dell’erogazione delle stesse prestazioni. Tutto questo sarebbe irrealizzabile senza tecnologie moderne di comunicazione_ trasmissione di informazioni corrette, sicure e di qualità. La telemedicina oggi comprende una vastissima area di applicazioni e ad usufruirne possono essere diverse branche mediche dalla cardiologia alla pneumologia dall’ortopedia all’ostetricia in comunione con neurologia, oncologia, radiologia. I soggetti sanitari coinvolti in futuro saranno diverse  figure sanitarie come la guardia medica, il pronto soccorso le ambulanze ed ambulatori con le case di cura; anche aziende e centri sportivi, navi, scuole, istituti carcerari oltre che singoli pazienti potranno usufruire di tale complesso sistema. La telemedicina nasce quindi come servizio sociale di assistenza domiciliare permettendo colloqui tra specialisti distanti, stimolandone condivisione delle competenze e protocolli diagnostico-terapeutici, fornendo dell’intero sistema assistenziale la gestione infrastrutturale di dati clinici aggiornati in  tempo reale. Verranno in tal modo raggiunti obiettivi come la razionalizzazione economica nell’ impiego di risorse specialistiche e conseguente estensione territoriale delle competenze specialistiche con opportunità di formazione continua di personale medico generico e infermieristico .Un risparmio di risorse economiche in genere a carico paziente di non poco conto. La telemedicina in un futuro prossimo porterà ad una ottimizzazione delle informazioni _dati gestiti a livello applicativo finalizzata alla costituzione di banche dati centralizzate per studi epidemiologici e statistici. La maggiore uniformità del trattamento medico veicolato da un capillare. efficace supporto applicativo per la gestione di protocolli omogenei e condivisi condurrà ad una tracciabilità e monitoraggio degli eventi relativi al paziente con aumento di efficacia dei sistemi di analisi e validazione dei protocolli di trattamento utilizzati a livello locale, regionale, nazionale; miglioramento continuo del servizio offerto e supporto alla pianificazione e controllo degli investimenti effettuati e riduzione del numero dei trasferimenti di pazienti cui necessiti una consulenza identificando quei casi che richiedano cure chirurgiche o che presentino lesioni progressive e una riduzione dei rischi legati al trasporto di pazienti.
Ma una considerazione a parte la merita una innovazione tecnologica assoluta costituita dal  primo “Chip” in grado di inoculare farmaci a distanza sperimentato con successo su soggetti umani al MIT da due professori dell’istituto Robert Langer e Michael Cima. Il chip contiene capsule di farmaci impiantato nel paziente e  in grado di rilasciare sostanze medicali nei modi e nei tempi prescritti. I due medici già avevano annunciato una sperimentazione di questo tipo ma l’effettivo test risale solo al 2011 quando a sette donne tra i sessantacinque-settanta anni sono stati impiantati chips per il rilascio graduale di una medicina per combattere l’osteoporosi per circa quattro mesi. Gli sperimentatori hanno rilevato che gli impianti si sono rivelati affidabili ed alcuni pazienti hanno persino dimenticato la percezione di averli Il chip_farmaco_selettivo_iniettivo rappresenterà una innovazione utile in primis per trattamenti di condizioni croniche con necessità di terapie iniettive circadiane dove la adesione e il rispetto del trattamento è molto importante in molti regimi farmacologici a volte assai  difficile da fare accettare ai pazienti non inclini alle terapie iniettive appunto e gli sperimentatori come il Prof. Cima vedono nel nuovo chip una risoluzione completa nell’automatismo dei trattamenti valutando che i vantaggi dell’innovazione saranno enormi e favoriranno l’ingresso di una nuova era. Il collega Langer ci dice che con l’utilizzo dei chips in telemedicina si potranno controllare a distanza somministrazioni farmaceutiche veicolandole secondo un ritmo regolare, inoculando inoltre diverse sostanze terapeutiche con maggiore esattezza di dosaggio rispetto alle iniezioni in modalità standard .Rischi per la sicurezza? Come ogni trasmissione dati sarà necessario proteggere in modo efficace e sicuro il sistema da remoto per eventuali malfunzionamenti o da azioni di “intruders” che potrebbero procurare sospensioni anomale dei trattamenti e possibili inoculazioni non volute di farmaci. La Telemedicina quindi come ogni nuova scoperta_innovazione andrà quindi sempre e con costanza evolutiva e nella ricerca medica, approfondita ponderata, studiata, migliorata, protetta.
Dott.FKT Francesco Alessandro Squillino
http://www.scienze-naturali.it/ricerca-scienza/la-telemedicina

giovedì 29 marzo 2012

Sì alle offerte ma con attenzione

Dentisti low cost. Sono un problema? Lo abbiamo chiesto al presidente dell’ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Milano
 
Dott Rossi, seconde lei gli ultrasconti in odontoiatria sono destinati a continuare?
Certamente sì. Penso che sia una tendenza impossibile da contenere, è inutile essere più realisti del re. D’altronde, anche il legislatore sembra voler favorire il libero mercato, abolendo le tariffe minime anche nelle prestazioni sanitarie. Noi non le abbiamo da tempo e forse anche per questo siamo fra i servizi più interessati dalla “scontististica”, anche se ultimamente mi sembra di vedere molti altri professionisti tentare questa strada: ginecologi, cardiologi e oculisti in special modo. Mi verrebbe quasi da dire “purtroppo”.
C’è qualcosa che la preoccupa in questa “moda”, se così si può dire?
Sì certo, come ordine siamo molto preoccupati soprattutto dal fatto che alla prestazione medica fornita sia sempre associato un elevato livello qualitativo e deontologico. Purtroppo se la direzione del mercato è questa non possiamo opporci, quanto piuttosto stare molto attenti e vigilare sul lavoro degli associati. Non si parla di sconti per una cena galante, ma della salute delle persone, e questo, più che il guadagno, deve rimanere al centro del lavoro di categoria.
Quali sono i rischi che si corrono scegliendo medici trovati sul web?
Il primo è di sicuro il fatto che la qualità della prestazione “low cost” rischia di essere inferiore a quella del medico di fiducia. Questi studi cercano di contrarre i tempi per risparmiare, non prestando la dovuta attenzione al paziente. Eppure il rapporto tra medico e paziente è fondamentale nella cura.
Il secondo problema invece?
Riguarda il tipo di operazioni sanitarie che si trovano in rete. Se si tratta di controlli o check up, non si corrono grossi rischi. Il paziente può decidere dopo la prima visita se ritiene la diagnosi del medico affidabile oppure no e agire di conseguenza. Il problema sono i “pacchetti” prestabiliti di prestazioni, come ad esempio la devitalizzazione di un dente, una pulizia e altro. In questo caso il paziente sceglie delle operazioni magari inutili per lui, indotto dall’offerta, senza avere modo di decidere se siano adeguate.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/si-alle-offerte-ma-con-attenzione/2177345/12

E il medico ora fa come Groupon

Il logo di Groupon (Credits: LaPresse)
Il logo di Groupon (Credits: LaPresse)
di Thomas Mackinson
Dopo avere sparato a zero su Groupon e processato i camici bianchi che lo usano l’Ordine dei medici s’è messo in testa di fare il proprio gruppo d’acquisto a coupon. La notizia arriva da Bologna, dove il presidente Giancarlo Pizza ha deposto le armi legali contro i discount della medicina per usare le stesse del nemico.
Entro due mesi sarà accessibile un portale ad hoc dove i singoli medici potranno promuovere prestazioni scontate. «La differenza è che le inserzioni saranno rigorosamente controllate dall’Ordine per garantire qualità delle prestazioni, correttezza e trasparenza. Il nome dei medici non sarà affiancato a un marchio terzo e i cittadini per iscriversi al servizio non pagheranno nulla».
La sbiancatura dei denti avrà comunque prezzi competitivi ma zero rischi. «Inizialmente gestiremo noi il sito e se funzionerà lo affideremo successivamente a un service esterno pagato dagli iscritti che vorranno usufruirne». Per ora i medici bolognesi si sono mostrati interessati ma cauti, una cinquantina quelli che hanno manifestato interesse.
Ma da Bologna a Roma il passo è breve. Il presidente dell’Ordine dei medici di Milano Roberto Carlo Rossi apprende da Panorama Economy la notizia e promuove l’iniziativa integralmente: «Mi sembra un’idea molto interessante e non escludo che, fatte le opportune verifiche, la si possa adottare a livello nazionale, previo passaggio in consiglio».
E certo che piace, perché ormai gli ordini hanno poche speranze di imporre tariffe o limitare la pubblicità dei camici bianchi. «L’intendimento del governo» si rammarica Rossi «va nella direzione di liberalizzare i servizi e noi che siamo ordini dello Stato non possiamo che adeguarci. Ma questo non significa che siamo costretti a una resa incondizionata al Far West delle prestazioni al ribasso e senza controllo. Al rigore del passato e alla libertà totale deve esserci un’alternativa».
Che a questo punto potrebbe essere proprio quella indicata dall’Ordine di Bologna di creare e gestire direttamente strumenti di promozione per i medici in un ambiente protetto che escluda chi fa il furbo o propone prestazioni a tariffe così stracciate da essere difficilmente compatibili con un servizio di qualità.
«La differenza è che oggi come Ordine noi facciamo controlli ex post su servizi, tariffe e pubblicità. Quando ne troviamo una che non convince approfondiamo ed eventualmente prendiamo le iniziative del caso. L’idea di un portale col bollino della categoria permetterebbe invece una selezione alla fonte delle proposte a garanzia dei cittadini».
Perché nella querelle con Groupon, per quanto le pronunce delle authority confortino la libertà di impresa del professionista, secondo l’Ordine ci sono dei temi di tutela pubblica ancora da risolvere. «Resta il tema fondamentale e delicatissimo delle prestazioni precostituite a pacchetto. Come fa il paziente a sapere a quale accertamento deve sottoporsi senza una visita medica?».
In realtà Rossi ha già percorso un pezzo di questa strada inserendo sul sito dell’Ordine un’area per la medicina complementare. «In questo spazio abbiamo creato elenchi  che non hanno valore di legge ma accreditano chi li usa su requisiti deontologici e professionali che spesso in questo ambito sono una spina nel fianco».
Se Bologna e Milano sembrano andare in una direzione di concorrenza dichiarata a Groupon, molto prudente è l’Ordine Nazionale. Il presidente Amedeo Bianco ritiene l’iniziativa «anomala rispetto ai compiti dell’istituzione».
«L’Ordine non può avere scopi promozionali ma deve continuare nella sua prima attività che è regolatoria e di accertamento e certificazione della trasparenza e della veridicità delle proposte dei medici, dei requisiti dei singoli professionisti e così via».
Il problema resta. E anche Bianco lo ha chiarissimo in mente: «Nella rincorsa alle tariffe promozionali manca trasparenza. Se un medico propone una radiografia al torace a 35 euro deve spiegare come copre i costi: i 150 mila euro del macchinario e quelli conseguenti alla prestazione, la copertura assicurativa, il personale, i materiali, le tasse. Insomma la promozione standardizzata e costante non sta in piedi dal punto di vista economico, presuppone un trade-off continuo e in giro – infatti – si trova di tutto».
Poi resta il problema di chi (e perché) dice di no a un medico inserzionista la cui esclusione dalla piattaforma medica potrebbe finire direttamente all’Antitrust. «Vediamo cosa esce fuori da questo esperimento di Bologna, poi ci ragioniamo».
Il gruppo d’acquisto professionale piace anche ad altri ordini. «Ho visto il presidente dell’Ordine degli ingegneri a cena e gli ho esposto il progetto. Plaude all’iniziativa e non esclude di seguirla a beneficio degli iscritti» spiega Pizza.
Per sapere come finirà tocca aspettare, ma il fatto che gli ordini siano costretti a prendere le armi al nemico rafforza la posizione di Groupon e degli altri operatori. «Chi ci dava contro fa la stessa cosa, forse non siamo così terribili» dice il ceo Boris Hageney. «Siamo piacevolmente colpiti: replicare il nostro modello significa avvalorare il nostro servizio e riconoscere la validità dello strumento per i professionisti ».
E l’occasione è buona per sottolineare che si tratta di un caso tutto italiano. «Negli altri 45 Paesi non abbiamo avuto difficoltà: gli ordini stessi collaborano con noi per migliorare l’offerta e garantire un buon servizio. Nessuno dei medici richiamati dall’Ordine è stato sanzionato. Queste false accuse non fanno altro che spaventare partner che si sentono minacciati» conclude Hageney.
http://blog.panorama.it/economia/2012/03/29/e-il-medico-ora-fa-come-groupon/

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose

Vorrei condividere con voi un testo di Albert Einstein che mi ha inviato una collega e mi ha fatto riflettere sugli attuali avvenimenti e sull’onda di pessimismo di alcuni italiani.
“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.
La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.
È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi …supera se stesso senza essere “Superato”.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni.
La vera crisi, è la crisi delle’incompetenza.
L’inconveniente delle persone e delle Nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita.
Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
Senza crisi non c’è merito.
È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lieve brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo, invece, lavoriamo duro.
Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa,
che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”
Albert Einstein

Diario di Bordo di un medico italiano in Francia- aggiornamento capitolo formazione

Vorrei pubblicizzare il “BLOG UN MEDICO ITALIANO IN FRANCIA” , ….!!
E’ un vero e proprio un Diario di Bordo di un medico italiano in Francia.
Potete trovare consigli e informazioni utili per la francia…
Il sito e’ il seguente: http://www.medicoinfrancia.blogspot.com
a questo link la seconda parte del capitolo formazione aggiornato!!!
Sotto trovate un anticipazione di alcune informazioni

Medicina e Formazione in Francia 3

Ciao a tutti, qui in Linguadoca oggi c’è un sole meraviglioso, sembra che la primavera stia davvero arrivando.
E’ bellissimo la mattina quando arrivo al parcheggio del personale dell’ospedale (il mio CHU sta su una collinetta dominante tutta la città) sentire l’odore del boschetto intorno e il cinguettio degli uccelli, peccato che dopo poco secondi sono già al lavoro :( .
Torniamo alla descrizione delle varie possibilità offerte da quello che sembra essere il primo sistema sanitario al mondo per qualità e solidarietà delle cure (classifica WHO. L’Italia è seconda ma solo per solidarietà delle cure).
Penso abbiate ben compreso che in Francia ci sia una “medicopenia” stravolgente, destinata a durare fino al 2020 apparentemente.
Le università francesi d’accordo col rispettivo sistema sanitario mettono a disposizione per gli specializzandi stranieri uno status definito F.F.I. (faisant fonction intern = facente funzioni specializzando) retribuito a 1300 euro fisse al mese, che incrementano necessariamente con le guardie, pagate come quelle degli altri specializzandi.
Gli FFI in realtà sono trattati come dei veri e propri specializzandi francesi, una volta integrati nel reparto, e senza  ombra di dubbio gli stranieri intracomunitari vengono corteggiati a continuare a lavorare ed eventualmente a restare.
Ovviamente è bene che comprendiate che sono dei posti, come d’altro canto tutti gli altri status esistenti, che rientrano nel capitolo di spesa dell’amministrazione sanitaria e del reparto, quindi da CHU a CHU e da reparto a reparto cambia la disponibilità.
Normalmente l’FFI è destinato a coloro che non hanno ancora il “diplome”, cioè la laurea e vi ricordo che qui in Francia, come ho già spiegato, il titolo di medico lo si acquisisce alla fine della specializzazione con un’unica tesi.
Teoricamente quindi a coloro che vengono dagli altri paesi europei o extra, ma già in possesso della laurea in medicina e chirurgia riconosciuta in “transalpinolandia”, hanno diritto non più al posto di FFI, bensì a quello di Attaché (assistente del reparto), con remunerazione fissa di 2100 euro e guardie pagate a 240 euro nell’infrasettimanale e sabato e domenica intorno alle 450 (parlo di cifre lorde, ma cmq ottime no?).
Purtroppo questo non è sempre vero. Infatti non sempre per coloro che dispongono già di una laurea in medicina, già riconosciuta a livello europeo e Francia quindi, viene proposto sin da subito l’Attachè.
Questo infatti dipende tanto dalla disponibilità economica del reparto e soprattutto dalla volontà del primario (che in Francia è quasi più importante del direttore generale!).
Da un lato questo è ottimo perchè chi arriva in questo sistema e non conosce le metodiche di lavoro, la lingua e le procedure e si trova ad iniziare con un FFI è abbastanza protetto. Potrà imparare e lavorare come uno specializzando francese qualsiasi, con un carico di responsabilità ridotto.
Vi ricordo che se fate uno stage in Francia, durante la vostra specializzazione italiana (avete 18 mesi da poter fare fuori dalla vostra struttura originaria se il consiglio della vostra scuola ve lo consente), della durata superiore a 6 mesi almeno e vi hanno accordato un posto da FFI potrete guadagnare 1300 in Francia (senza contare le guardie) e 1800 in Italia. Ovviamente l’Italia non deve essere a conoscenza della vostra rendita nell’Esagono altrimenti sono cazzi!!! Definitemi pure fomentatore di popolo e verso la frode, ma sicuramente non sono un falso e cmq a voi la scelta ;) .
In ogni caso ricordatevi una cosa, non badate troppo ai soldi se avrete il coraggio di lasciare l’Italia per un periodo, se non a quelli necessari per vivere, pensate alla vostra formazione!!! Io ho cominciato self-sponsored abitando in uno degli internat dell’ospedale (esperienza fighissima), poi le altre cose sono venute da sole.
Quando un primario nota che arrivate alle 8 insieme a lui ed andate via alle 20 o oltre, mentre alle 18:30 gli specializzandi sono già belli che andati via e che partecipate agli staff multidisciplinari, interagite, proponete, preparate lezioni e le fate voi stessi, insomma che vi lanciate come ho fatto io, non può non proporvi di restare! Hanno bisogno di gente di carattere ed apprezzano gli italiani più degli altri stranieri e poi… per i maschietti a cui piacciono le francesi (io non sono fra questi) col nostro accento italiano in francese, si fanno davvero tante, ma tante “vittime” ;) (certo… pensate un attimo al fatto che non c’è il bidet però! bleah! :D )
Gli specializzandi francesi ragionano nel mio caso così: medicina, radiologia= privato= soldi, tantissimi soldi.
Nessuno vi impedisce di guadagnare all’infinito sin da subito, c’è carenza anche nel privato qui, ma a dipende tanto dalle vostre scelte e da quello che volete nella vostra vita. Gli stipendi ospedalieri non sono male qui anche se si lavora di più che in Italia (da noi 6h al giorno, qui il turno è 8/18:30).
Spero di essere stato utile. La prossima volta credo di poter cominciare a chiudere il capitolo Medicina e Formazione in Francia.

Cure primarie. La proposta degli “ospedalieri”. Prima di tutto stabiliamo “chi fa che cosa”

La riforma del settore è una priorità. Ne sono convinti anche i sindacati della dipendenza del Ssn che però avanzano una “loro” proposta che a questo punto si affianca a quelle già avanzate dai medici convenzionati. Punto cardine è chiarire una volta per tutte ruoli e funzioni di tutti gli attori.

27 MAR – Sul tavolo del ministero della Salute, impegnato da alcune settimane nel confronto serrato con i sindacati medici per l’esame di alcune problematiche (responsabilità professionale, precariato ed accesso al sistema, cure primarie, integrazione ospedale territorio), arriva ora una nuova proposta per le cure primarie.
Ma a stilarla non sono i medici del settore ma quelli che operano nella dipendenza. Il perché di questa sortita “fuori campo” la spiegano gli stessi estensori del documento (ANAAO ASSOMED – AAROI-EMAC –FVM – FASSID – CISL MEDICI – FESMED – ANPO-ASCOTI-FIALS MEDICI – UGL MEDICI). “Si impone a tutti – scrivono nella premessa del loro documento - una riflessione che partendo dall’esistente cominci a pensare a modelli organizzativi e assistenziali futuri, a nuovi modi di erogare sanità cercando di conservare elementi fondanti e generalisti quali l’universalismo, l’equità e l’appropriatezza delle cure coniugandoli con la sostenibilità del sistema stesso.
Partendo da questa premessa i sindacati propongono più che specifiche soluzioni un vero e proprio approccio di metodo alla riforma individuando i principi fondanti a cui dovrenne ispirarsi.
Il problema delle competenze
Al primo posto c’è quello di “una definizione preliminare delle competenze dei singoli professionisti appartenenti a ruoli professionali diversi ma che operano con lo stesso obiettivo di creare salute e garantire o favorire la tutela della salute del cittadino”.
“Qualsiasi modello organizzativo/assistenziale si intenda sviluppare – sottolineano – non può prescindere da una corretta definizione ed individuazione delle competenze, conoscenze, responsabilità dei singoli attori rendendo contemporaneamente rintracciabili e trasparenti le funzioni e compiti di ognuno, creando così il presupposto per superare l’attuale sistema, variegato nella varie regioni, del fai da te o delle sperimentazioni senza alcuna verifica. Occorre evitare approcci a canna d’organo per ricomporre intorno a chi ha compiti di diagnosi e terapia la responsabilità unitaria del governo clinico e gestionale”.
Il “governo” delle cure primarie
Il secondo aspetto è quello della governance della continuità assistenziale H24. “La continuità assistenziale – scrivono – deve coniugare la capillarità di diffusione degli studi di medicina generale con la attività di strutture multiprofessionali in grado di intercettare, anche attraverso adeguate capacità diagnostiche e terapeutiche,  la domanda di bassa complessità che si rivolge al Pronto Soccorso per ottenere risposte”.
Per farlo si propone che si crei una rete interconnessa che comprenda il 118 e la continuità assistenziale. “L’emergenza pre-ospedaliera e quella ospedaliera – sottolineano – devono integrarsi, almeno funzionalmente, in un’unica organizzazione dipartimentale che permetta di svolgere le attività sia sul territorio che in ospedale, con modalità organizzative adattate ad ogni realtà”.
La modifica legislativa
Il terzo punto è quello della modifica legislativa all’attuale assetto delle cure primarie regolamentate dall’art.8 del dlgs 502/229 che deve puntare innanzitutto a “definire gli aspetti, relazionali e contrattuali, che legano i vari professionisti nell’ambito dell’organizzazione del sistema sanitario adottata dalla Regione, nel rispetto del contratto individuale di lavoro sottoscritto con l’ASL di appartenenza e del rapporto tra quantità e qualità del lavoro svolto e valorizzazione economica”. “Particolare attenzione – viene rilevato – va posta alla definizione del ruolo giuridico del medico, quale garante della salute del cittadino e responsabile della continuità delle cure, alla omogeneizzazione delle tutele, alla individuazione di possibili modalità capaci di assicurare flessibilità tra i diversi settori del  sistema”.
Lo sviluppo del lavoro d’equipe
Il quarto aspetto trattato nella proposta riguarda “la condivisione di un modello multi professionale funzionale all’erogazione dell’assistenza, la realizzazione e/o il consolidamento delle equipe multi professionale territoriale inclusa l’integrazione, anche solo funzionale, con gli operatori del Servizio sociale e/o del dipartimento sociosanitario (qualora esistente)”.
Per questo “occorre sviluppare maggiormente i modelli di associazionismo individuando contemporaneamente le modalità che, pur confermando il sistema di fiducia e di scelta esistente tra MMG e paziente, permettano di garantire a questo ultimo l’assistenza possibile, almeno nelle ore diurne, senza indurre accessi inappropriati al PS o ad altri punti della rete di emergenza”.
Non può però mancare la definizione di un “modello di governo di queste strutture fisiche individuate e sparse nel territorio dove inevitabilmente agiscono non solo i MMG e PLS e Specialisti convenzionati ma anche professionisti appartenenti ai dipartimenti sanitari territoriali o al distretto e professionisti appartenenti ad altri dipartimenti ospedalieri e del sistema sociale comunale”. Il tutto in un contesto di “riorganizzazione della rete ospedaliera per favorire i processi di deospedalizzazione e promuovere un modello di ospedale radicato nel territorio e funzionalmente collegato con la rete assistenziale anche mediante la adozione di procedure e protocolli condivisi”.
La presa in carico del paziente
Il quinto aspetto si sofferma invece sui Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali Relazionali (PDTA-R) per consentire la “la presa in carico integrata fra MMG e specialisti e garantire la continuità assistenziale e la integrazione fra l’ospedale ed il territorio attraverso la definizione delle  modalità di partecipazione dei vari attori”.
La formazione
Ultimo aspetto quello della formazione post laurea che, scrivono i sindacati, deve “rispondere alle esigenze del modello organizzativo della assistenza sanitaria piuttosto che a quella delle cattedre universitarie e della necessità di assicurare i volumi produttivi che ne giustificano la esistenza. Occorre in sostanza restituire al servizio sanitario, nelle sue articolazioni intra ed extraospedaliere, il ruolo formativo professionalizzante che gli spetta in quanto garante della qualità professionale di chi è chiamato ad erogare le prestazioni sanitarie”.
http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=8159

Diecimila medici sanzionati da Ordini nel 2011, 57 sospesi e solo 3 radiati

Roma, 28 mar. (Adnkronos Salute) – Esercizio abusivo della professione medica, denunce per decessi sotto i ferri, omessa visita domiciliare, certificati fatti senza aver visto mai il paziente, prescrizioni avulse dalle condizioni del malato e superficialità nella visita. Ma anche casi di pedofilia e di gravi illeciti ai danni del Ssn. Sono alcune delle tante motivazioni che portano gli Ordini provinciali dei medici a decidere una sanzione per il camice bianco iscritto, previo procedimento disciplinare nei suoi confronti. In totale sono oltre 10 mila i provvedimenti disciplinari che nel 2011 sono stati emessi dagli oltre cento Ordini nei confronti degli iscritti, che sono in totale oltre 370 mila. Nello specifico, gli enti hanno sospeso 57 medici e radiati 3.
I dati sono stati elaboratori per l’Adnkronos Salute dal ministero della Salute con la collaborazione della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). Il numero totale dei provvedimenti, che comprendono l’avvertimento, la censura, la sospensione dall’esercizio e la radiazione dall’albo, è rimasto stabile negli ultimi anni. Ma se nel 2010 gli enti hanno emesso 93 sospensioni dall’esercizio professionale e 3 radiazioni, nel 2011 si è verificata una diminuzione delle prime (57) mentre le seconde sono rimaste invariate.
I medici sanzionati possono impugnare i provvedimenti degli Ordini davanti alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps), l’organo del ministero della Salute con funzione d’appello per gli operatori del Ssn: medici, odontoiatri, veterinari, farmacisti, ostetrici, infermieri e tecnici di radiologia. “Il 50% dei ricorsi esaminati dalla Commissione che si occupa dei medici è frutto di denunce tra colleghi – afferma Mauro Ucci, tra i componenti supplenti del Cceps designati dalla Fnomceo – e l’altro 50% è rappresentato da fatti gravi, truffe e anche casi di pedofilia, su cui indaga la magistratura. Le decisioni della Cceps – sottolinea – nel 2010 hanno riguardato nel 42% dei casi i medici chirurghi, nel 19% i dentisti, 15% farmacisti e 9% veterinari”.
Il procedimento disciplinare nei confronti del medico può essere promosso d’ufficio dall’Ordine o su richiesta dell’autorità giudiziaria. Ma i fatti che sono oggetto del possibile ‘atto d’accusa’ verso i camici bianchi possono arrivare anche da altre fonti: segnalazioni dei cittadini, denuncia di un collega. Oltre che da parte di società, associazioni o dagli organi di stampa. Se la Commissione disciplinare dell’Ordine accerta nel comportamento del sanitario, sottoposto a giudizio, la violazione di qualche articolo del Codice deontologico irrogherà una sanzione.
Le sanzioni rilevanti sia per l’Ordine che per il ministero della Salute, che raccoglie tutti i provvedimenti emessi in Italia, sono la sospensione e la radiazione. “Perché – fanno notare dal ministero – l’avvertimento e la censura non impediscono l’esercizio della professione sanitaria. La prima è la sanzione meno grave e consiste nel diffidare il sanitario ‘colpevole’ a non ricadere nella mancanza commessa e viene comunicata per iscritto. La censura, invece – proseguono – è una dichiarazione di biasimo per il fatto ‘incriminato’ ed è prevista per un’infrazione di maggiore entità, anche questa con avviso scritto”.
“Mentre le ipotesi di radiazione – chiariscono – ovvero l’espulsione del sanitario dalla categoria di appartenenza, e di sospensione dall’esercizio professionale sono quelle che rientrano nel novero delle sanzioni irrogate a conclusione di un giudizio disciplinare, oppure che danno luogo a un procedimento disciplinare”.
Il medico può impugnare anche le decisioni della Cceps davanti alla Corte di Cassazione. La Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie differenzia tra le ‘mancanze’ dei medici che lavorano nel Ssn e quelli che invece operano con un rapporto libero professionale. Nel primo caso si contestano “l’omessa visita domiciliare, rapporti con Asl e Regione, scorretta gestione dei medicinali in danno al Ssn”. Mentre nel caso della libera professione “certificazioni senza la visita, dichiarazioni lesive ai danni dei colleghi, discredito della categoria , esercizio abusivo della professione, prescrizioni avulse dalle condizioni del paziente, violazione del segreto professionale, superficialità nella visita medica, l’uso di terapie non provate scientificamente”.
“Il medico una volta ricevuta la sanzione può, se ricorre alla Cceps, ottenere la sospensione del provvedimento. La Commissione lavora rapidamente riunendosi una volta ogni due mesi e discute circa 12-13 ricorsi all’anno. Il problema per il medico sono i tempi molto molto più lunghi della magistratura ordinaria. Negli ultimi 7 anni – ricorda Ucci – le radiazioni decise dalla Cceps sono state circa 12. Ma va detto che dopo 5 anni il collega può chiedere la riammissione all’Ordine e riprendere a lavorare”.
“Monitorare la qualità del lavoro dei medici è uno dei compiti degli Ordini – avverte Ucci – se l’ente viene a conoscenza di indagini o procedimenti delle Procure, che coinvolgono i camici bianchi, è tenuto comunque a rispettare i tre gradi di giudizio previsti dalla legge per emettere sentenze nei confronti degli iscritti. Se per caso il medico è assolto nel processo, può essere condannato però dall’Ordine per motivi deontologici. Ma – precisa l’esperto – le strutture provinciali non possono procedere a controlli in proprio perché non hanno compiti di polizia giudiziaria”.

domenica 4 marzo 2012

Curarsi con le app: smartphone amici della salute

Nel nostro paese gli utenti di smartphone hanno superato quota 20 milioni. In pratica un italiano su tre possiede uno strumento in grado di intrattenerlo, informarlo, divertirlo e anche aiutarlo a prendersi cura della propria salute. Come? Monitorando quello che mangia, quanto si muove, come dorme, ma anche esaminando parametri clinici come i battiti del cuore e il glucosio nel sangue, e suggerendo come curarsi in base ai propri disturbi. Eccone alcune.
L’ultima arrivata nel panorama delle app dedicate alla salute nasce da una collaborazione tra Unione Nazionale Consumatori e Anifa (Associazione nazionale dell’industria farmaceutica dell’automedicazione). Si chiama Automedicazione, appunto, è gratuita e aiuta l’utente a trovare il principio attivo giusto per curare il proprio disturbo in base ai sintomi che avverte. L’applicazione segnala soltanto i farmaci senza obbligo di ricetta, quelli cioè che servono a curare le patologie più comuni, dal mal di gola alle punture d’insetto, dalla stipsi alla cefalea. Si possono fare ricerche da una lista di disturbi, da un elenco di sintomi oppure inserendo direttamente i sintomi che ci affliggono.
Wikipharm consente non solo di trovare il farmaco giusto per il proprio disturbo, ma anche di scoprire, laddove esista, il suo equivalente, ovvero il farmaco non di marca, più economico, con lo stesso principio attivo. La app è gratuita, il progetto è patrocinato dal Movimento Consumatori. Per comprare la medicina che serve può dare una mano Farmacity, un’applicazione disponibile per iPhone, Blackberry e Android, che sfrutta il Gps del telefono per visualizzare su una mappa o in forma di elenco le farmacie di turno più vicine al punto in cui ci si trova.
Passando dai farmaci al cibo, non si contano le applicaizoni per smartphone che consentono di contare le calorie e tenere un diario alimentare, tra tutti citiamo iFood, nelle versioni Lite (gratuita) e Pro (0,79 euro), che consente di creare un profilo con peso attuale e obiettivo, inserire le pietanze mangiate e le quantità e tenere così un diario delle calorie e un grafico dell’andamento del peso. Più specifica è la app Caffeine Zone, che permette di inserire i propri consumi di caffeina giornalieri e ricevere, in base al proprio peso e all’ora in cui si programma di andare a dormire, una sorta di via libera quando è il momento buono per una nuova “dose” di caffeina. L’applicazione è disponibile in versione gratuita oppure a pagamento, a 0,79 euro, senza pubblicità.
Per coloro che hanno a che fare con la celiachia, e devono evitare alimenti che contengano glutine, un ottimo alleato è il prontuario messo a punto dall’associazione italiana Celiachia. La sua versione cartacea non è però molto pratica, mentre è eccelente la relativa app gratuita, Aic mobile, per iPhone e Android, sempre aggiornata e consultabile per tipologia di prodotti, nome e marca.
Interessanti, per mangiare fuori casa, anche altre due applicazioni Senza glutine e Mangiare senza glutine: sfruttano il gps e le segnalazioni degli utenti per fornire nomi e indirizzi di bar, ristoranti e alberghi dove i celiaci sono benvenuti.
Per 0,79 euro le donne possono procurarsi una app pensata per loro, iGyno, che le aiuta a monitorare il ciclo e fornisce indicazioni sulla prevenzione, tra cui per esempio consigli su come effettuare l’autopalpazione del seno. Ben lungi dal poterlo considerare alla stregua di “un ginecologo virtuale”, come la descrizione promette, il programma appare un po’ ridondante. Tra le varie funzioni c’è un calendario dove si può annotare, con apposite icone, dall’acne al mal di schiena, dai rapporti intimi al livello di appetito: un monitoraggio forse eccessivo e non si sa quanto utile.
Sul versante più pratico possono essere invece di aiuto due applicazioni più strettamente mediche, che però al contrario della precedente non hanno la pretesa di sostituirsi a un dottore o ai suoi strumenti. AnalisiSangue aiuta a comprendere i valori dei propri esami del sangue e delle urine, spiega cosa significano le diverse sigle, fornisce i valori limite e spiega anche da cosa possono dipendere valori fuori dalla norma. E’ possibile creare un proprio profilo, inserire i propri valori e verificarne l’andamento nel tempo. L’applicazione costa 0,79 euro.
Altro strumento medico a portata di tocco è Cardiografo: appoggiando il polpastrello dell’indice all’obiettivo della macchina fotografica del proprio iPhone, iPad 2 o iPod touch, dotata di flash, l’applicazione rileva il battito cardiaco. Anche in questo caso creando il proprio profilo è possibile monitorare i battiti nel corso della giornata o della settimana.
Per le persone diabetiche c’è una app gratuita: iBGStar Diabetes Manager di Sanofi. Usata unitamente a un glucometro per iPhone, che si acquista al costo di 55 euro in farmacia oppure sul sito www.bgstar.it, l’applicazione trasforma il telefono in uno strumento per monitorare i livelli di glucosio nel sangue, l’assunzione di carboidrati e la dose di farmaco da somministrare.
Sleep cycle alarm clock è un’applicazione che promette di monitorare le fasi del sonno, attraverso l’accelerometro interno all’iPhone, e di svegliarvi nel momento migliore, quando cioè sarete più riposati, sempre all’interno di un arco temporale di mezz’ora stabilito dall’utente. Posizionando il telefono sul materasso vicino al cuscino, magari sotto il lenzuolo con gli angoli perché stia fermo, e tenendolo acceso tutta la notte collegato a una presa di corrente, il programma funziona in modalità stand-by e registra i movimenti durante il sonno. Se l’utente ha messo la sveglia alle 7.30 ma l’applicazione valuta che vi troviate in una fase di sonno più leggero alle 7.15, la sveglia suonerà a quell’ora e la promessa è che sarà più facile alzarsi e sarete più riposati. Il programma costa 0,79 euro. Per sicurezza meglio sempre impostare una sveglia di emergenza…
Infine veniamo alla forma fisica. Sono moltissime le applicazioni che suggeriscono interminabili liste di esercizi per tonificare ogni muscolo del corpo, specifici per donne e uomini, con tanto di video che mostrano come fare. Ma ciò che serve per fare ginnastica in casa sono la voglia e la costanza, due requisiti che una app per smartphone difficilmente può fornire. Forse può essere più utile tenersi in forma camminando, come suggerisce anche l’Organizzazione mondiale dell Sanità, che un tempo indicava 10.000 passi al giorno, recentemente ridotti a 5.000, come optimum per tenersi in forma. Ecco allora che basta un pedometro per tenere traccia dei passi fatti, meglio ancora se consente di fissare obiettivi giornalieri, in modo da funzionare da stimolo a camminare. Allo scopo è adatta la app Pedometer: si può creare il proprio profilo, stabilire un obiettivo di passi, di distanza o anche di peso. Basta ricordarsi di attivare l’applicazione e tenere il telefono in tasca ogni volta che ci si muove a piedi per tenere il conto dei passi fatti. Se non si raggiungono gli obiettivi, idealmente, si è invogliati a fare meglio il giorno successivo. Ne esistono una versione gratuita e un’altra, con qualche funzione in più, a pagamento.
marta.buonadonna
http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/22/curarsi-con-le-app-smartphone-amici-della-salute

venerdì 2 marzo 2012

Nino Cartabellotta – La salute non ha prezzo, ma la sanità costa a tutti


Nino Cartabellotta – La salute non ha prezzo, ma la sanità costa a tutti

Video di Nino Cartabellotta

La salute non ha prezzo, ma la sanità costa a tutti

Giorno dopo giorno aumenta la consapevolezza che è a rischio la sostenibilità del servizio sanitario pubblico. Ma rispetto ad altri paesi, la sanità italiana è adeguatamente finanziata? Con quali criteri avviene il riparto alle regioni? Di quale entità sono le diseguaglianze regionali? Quali sono le responsabilità della politica, dei manager e dei professionisti? E’ possibile soddisfare tutte le aspettative dei cittadini? Quante risorse sottrae alla sanità il malaffare?





7a Conferenza Nazionale GIMBE
Evidence & Governance per la Sostenibilità della Sanità Pubblica
Bologna, 17 febbraio 2012

giovedì 1 marzo 2012

Corso: GESTIRE LE EMERGENZE IN SANITA’ PUBBLICA


Corso: GESTIRE LE EMERGENZE IN SANITA’ PUBBLICA
ERICE-SICILIA: 11-15 Aprile 2012
Sotto gli auspici: Ente Regione Siciliana – Ministero dell’Università e della Ricerca
PROGRAMMA E DOCENTI
CERIMONIA INAUGURALE

Presentazione del Corso
G M FARA, G B ORSI, S CALDERALE, Sapienza Università di Roma
G GIAMMANCO, Università di Catania

La Protezione Civile Nazionale: normativa e piani di emergenza obbligatori
E GALANTI, Dipartimento della Protezione Civile Roma

La Protezione Civile Regionale e Comunale
S PERESSIN, Regione Piemonte

Tavola rotonda: Rapporti tra le Istituzioni in caso di emergenza
V CARRERI, già Prevenzione Sanitaria Regione Lombardia
E GALANTI, Dipartimento della Protezione Civile Roma
S PERESSIN, Regione Piemonte


PIANIFICAZIONE E GESTIONE DEGLI INTERVENTI

Piani di emergenza per massiccio afflusso di feriti (PEMAF)
Piani di evacuazione (PEVAC)
Piano emergenze interne (PEI)
A MORRA, Gestione emergenza interna ASL Torino 1
S CALDERALE, Sapienza Università di Roma

Problematiche psicologiche negli operatori e nelle vittime
M IUDICA, Policlinico Militare Celio di Roma

RAPPORTI CON I MEDIA
La comunicazione nelle emergenze
D BORESI, Il Gazzettino, Venezia


I RISCHI IN OSPEDALE

Rischio incendio
M RAPONI, IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Roma

Rischio radiologico
A STANGA, Associazione Italiana Radioprotezione Medica


Rischio chimico
M VITALI, Sapienza Università di Roma

Rischio infettivo
G B ORSI, Sapienza Università di Roma

Rischi da black out
D PEDRINI, Società Italiana Architettura e Ingegneria per la Sanità
A DE MARCO, Azienda Ospedaliera di Cosenza


I RISCHI SUL TERRITORIO

L’evento Seveso
V CARRERI, già Responsabile Prevenzione Sanitaria Regione Lombardia

Rischio epidemico
S CINQUETTI, Azienda ULLS Pieve di Soligo

Rischio allagamento
G ORENGO, Azienda Ospedaliera Universitaria S Martino, Genova

Rischio chimico
M VITALI, Sapienza Università di Roma

Rischio rifiuti
M TRIASSI, Università Federico II di Napoli

Il ruolo del 118 nella gestione delle emergenze
A ZOLI, Azienda Regionale Emergenza Urgenza della Lombardia
M LOIUDICE, Agenzia Regionale Emergenza Sanitaria del Lazio


LAVORI DI GRUPPO
PEMAF
PEMAC
PEI
Assistenza psicologica alle vittime ed ai soccorritori
Esempi di rischi in ospedale
Esempi di rischi sul territorio
La comunicazione nelle emergenze


SCOPO DEL CORSO
Il corso si propone di fornire le basi teoriche e le competenze operative di base nella gestione delle più comuni emergenze che si possono presentare nell’ambito di un ospedale o di un’Azienda sanitaria, emergenze da gestire con i mezzi localmente disponibili ed un’organizzazione preliminarmente predisposta. L’illustrazione, all’inizio del corso, dell’organizzazione di Protezione Civile a livello nazionale e locale, nonché dei Piani di intervento obbligatori, intende illustrare come le forze interne all’ospedale ed all’ASL possono e debbono raccordarsi con gli interventi di Protezione Civile in caso di emergenze di entità più ampia




INFORMAZIONI GENERALI E ISCRIZIONE AL CORSO

Coloro che desiderano frequentare il corso sono pregati di inviare la richiesta di informazioni e quindi la domanda di partecipazione, via email o fax, alla Direzione del Corso:

Prof G B Orsi, Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive
Sezione di Igiene, Sapienza Università di Roma
Fax 06 4454845, 06.49914796
Email: erice41@uniroma1.it
TF: 06 49914553

A fronte della richiesta di informazioni verranno inviati il programma dettagliato del corso, il modulo di iscrizione, le istruzioni per l’iscrizione e per il pagamento della quota di iscrizione e le istruzioni su come raggiungere Erice. Detti documenti si possono anche scaricare dalla homepage del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive della Sapienza Università di Roma: www.dssp.uniroma1.it

La domanda dovrà contenere: generalità, affiliazione, email, numero di telefono cellulare

La quota di iscrizione è di Euro 600, inclusive di materiale didattico, vitto e alloggio, gita, serata sociale e trasporto da e per l’aeroporto di Palermo o Trapani. Se una stessa organizzazione invierà almeno tre partecipanti, la quota individuale scende da 600 a 500 Euro. Per chi non intende fruire dell’alloggio ma solo dei pasti, la quota scende da 600 a 400 Euro.

Le domande di partecipazione dovranno pervenire entro il 20 Marzo 2012

I partecipanti dovranno raggiungere Erice entro le ore 13.00 dell’11 Aprile 2011

E’ stata richiesta al Ministero della Salute l’attribuzione di crediti ECM per Medici (discipline: Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica; Direzione Medica di Presidio Ospedaliero; Organizzazione dei Servizi Sanitari di base; Chirurgia generale e d’urgenza, Medicina interna, Medicina d’urgenza), Infermieri ed Assistenti Sanitari.

41° Corso della Scuola Superiore di Epidemiologia e Medicina Preventiva
GESTIONE DELLE EMERGENZE IN SANITA’ PUBBLICA
Erice, 11-15 Aprile 2012

SCARICA ISTRUZIONI E SCHEDA PARTECIPAZIONE ERICE 41 

ISTRUZIONI PER I PARTECIPANTI
(ad integrazione di quanto riportato sulla locandina)

1) INFORMAZIONI GENERALI E ISCRIZIONE AL CORSO
Coloro che desiderano frequentare il corso sono pregati di inviare richieste di informazioni e quindi domanda di partecipazione, via email o fax, alla Direzione del Corso:

Prof G B Orsi, Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive
Sezione di Igiene, Sapienza Università di Roma
Fax 06 4454845, 06 49914796
Email: erice41@uniroma1.it
TF: 06 49914553

Questo documento contiene il modulo di iscrizione, le istruzioni per l’iscrizione e per il pagamento del contributo e le istruzioni su come raggiungere Erice.
A parte verrà inviato il programma dettagliato del corso

La domanda dovrà contenere: generalità, affiliazione, email, numero di cellulare

Le domande di partecipazione, compilate, dovranno pervenire entro il 20 Marzo 2012, via email o fax, all’indirizzo sopra riportato.

I partecipanti dovranno raggiungere Erice entro le ore 13.00 dell’11 Aprile 2011

2) VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO DI ISCRIZIONE
Il contributo al corso è di 600,00 Euro, comprensivo di vitto ed alloggio, trasporto da e per l’aeroporto di Palermo o Trapani, serata sociale e gita collettiva ad una meta turistica dei dintorni. Docenti ed Allievi alloggeranno nelle strutture di ospitalità del Centro o in alberghi
convenzionati di Erice, consumeranno la prima colazione presso il Centro ed i pasti presso i ristoranti convenzionati in prossimità dell’aula.

Il versamento della somma dovrà essere effettuato mediante bonifico bancario a favore della
FONDAZIONE ETTORE MAJORANA E CENTRO CULTURA SCIENTIFICA
presso
UNICREDIT PRIVATE BANKING SpA
sede di Trapani Via Garibaldi 9
91100 Trapani
IBAN: IT 47 I 02008 16407 000600000655
Causale: “iscrizione di: <nome e cognome> al 41° Corso della Scuola di
Epidemiologia e Medicina Preventiva 2012”

Attenzione! Il nome del corsista DEVE comparire nella causale.
Portare con sé ad Erice la ricevuta del bonifico!

È anche ammesso, previo avviso per telefono al 0923869133 o per
email a <hq@ccsem.infn.it>, il pagamento in contanti o con assegno al momento
dell’arrivo a Erice. Potrà essere pagato ad Erice anche il contributo
ridotto per l’ospitalità di familiari (vedi punto 3).

È stato deciso dal Centro che se partecipano al Corso almeno tre allievi
di una stessa Scuola di Specializzazione, o di uno stesso Ospedale o ASL, per costoro il contributo individuale è  scontato a 500 Euro.

3) DATA ED ORA D’ARRIVO
Se non l’hanno già indicato nel modulo di iscrizione, quando hanno la certezza delle coordinate del viaggio, i partecipanti sono tenuti ad inviare, almeno 10 giorni prima del corso, un’email a  erice41@uniroma1.it indicando:

* la data di arrivo;
* l’aeroporto di arrivo (Palermo o Trapani);
* la sigla del volo;
* l’ora presunta di arrivo

in modo da rendere possibile l’organizzazione delle navette (agli ARRIVI dell’aeroporto di Palermo saranno presenti gli autisti con i cartelli del Centro); chi non avvisa corre il rischio di non essere raccolto.
* Chi arriva a Palermo in traghetto, treno o pullman, deve trasferirsi all’aeroporto di Palermo, sezione ARRIVI, entro le ore 12.00 dell’11 Aprile 2012, per unirsi a coloro che arrivano in aereo.
* Chi arriva in auto direttamente ad Erice  è pregato di avvisare l’organizzazione e deve arrivare a Erice entro e non oltre le ore 13.00.

4) PARTECIPANTI CHE NON CHIEDONO ALLOGGIO
Coloro che già utilizzano un alloggio in vicinanza del Centro pagheranno
un contributo ridotto (300 Euro). Se però usufruiscono dei pasti presso i ristoranti convenzionati, pagheranno 400 Euro.

5) PARTECIPAZIONE DI FAMILIARI
I familiari possono partecipare pagando il contributo di 400 Euro (per vitto e
alloggio) ciascuno; occorre avvisare in tal senso con un’email erice41@uniroma1.it

6) ACCREDITAMENTO ECM
E’ stata richiesta al Ministero della Salute l’attribuzione di crediti ECM per Medici (discipline: Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica; Direzione Medica di Presidio Ospedaliero; Organizzazione dei Servizi Sanitari di base; Chirurgia generale e d’urgenza, Medicina interna, Medicina d’urgenza), Infermieri ed Assistenti Sanitari.

7) LA SCADENZA PER L’ISCRIZIONE E’ FISSATA AL

20 Marzo 2012

MODULO ISCRIZIONE XLI CORSO
“GESTIRE LE EMERGENZE IN SANITA’ PUBBLICA”

COGNOME:
NOME:
SCUOLA DI APPARTENENZA ED ANNO DI CORSO (se Specializzando):
RUOLO RICOPERTO (se operatore o universitario):
INDIRIZZO:
TELEFONO:
CELLULARE:
FAX:
EMAIL:
PRESENZA DI UN FAMILIARE:               NO   EVENTUALE ACCOMPAGNATORE    SI     NO


IN ARRIVO IL: …../…………/…….

a)     con mezzo proprio
b)    in aereo a PALERMO  TRAPANI
c)     Sigla volo
d)    Ora di atterraggio

Se al momento queste informazioni non sono disponibili, inviarle al più presto

Modulo da inviare al Comitato Organizzatore
Email: erice41@uniroma1.it
Fax:  06.4456371
Sito internet: www.dssp.uniroma1.it/erice41

Per giovani medici con libera professione guadagni da operaio

Roma, 27 feb. (Adnkronos Salute) – Il camice bianco non garantisce sempre guadagni da ‘professionista’, soprattutto nei primi anni di lavoro. I redditi più frequenti tra i medici e i dentisti di 35 anni – non dipendenti – oscillano tra i 20 e i 24 mila euro all’anno, cioè quanto un operaio dell’industria di quarto livello. La conseguenza è che oggi i liberi professionisti, appena entrati nel mercato del lavoro, stanno mettendo da parte per la loro pensione molto meno di quanto facciano i loro coetanei che lavorano nell’industria. A scattare la fotografia sono i dati dell’Enpam, la cassa pensionistica dei medici e dei dentisti italiani.
L’Enpam fornisce quindi ai giovani medici qualche consiglio per assicurarsi una vita post-lavorativa dignitosa. “E’ necessario – spiega l’ente – che i giovani si organizzino fin da subito per costruirsi una pensione adeguata. Diverse iniziative possono essere prese da loro stessi (ad esempio scegliere di pagare contributi più elevati rispetto ai minimi obbligatori, aderire a fondi di previdenza complementare, eccetera), ma altre, per quanto riguarda chi si appresta a cominciare una libera professione, necessitano di un intervento legislativo.
Un esempio sono i riscatti di laurea. “Dal 2008 – spiega l’Enpam – possono fare riscattare gli anni di studio anche i neolaureati che non hanno ancora cominciato a lavorare. I contributi in questo caso possono essere detratti, per esempio, dai genitori. Tuttavia, questa opportunità di riscatto non è offerta a chi – come i giovani medici – è iscritto a forme di previdenza obbligatoria”.
Un’altra nota dolente, secondo l’ente, è il caso dei medici specializzandi. “Pur essendo iscritti obbligatoriamente all’Enpam (l’iscrizione è automatica nel momento in cui si è ammessi all’Albo dei medici), le retribuzioni percepite durante i loro corsi di specializzazione attualmente sono soggette alle ritenute Inps, tra l’altro con aliquote aumentate, dal gennaio 2012, dal 17 al 18%. Questa situazione fa sì che i medici si ritrovino uno spezzone previdenziale di 4-5 anni presso l’Inps, che risulta poco utile per maturare una pensione futura”.
La richiesta della Fondazione è che questi contributi “vengano trasferiti, per legge, dall’Inps all’Enpam, in modo da andare ad aumentare automaticamente l’importo di una pensione che gli specializzandi matureranno di sicuro”.

mercoledì 29 febbraio 2012

lettera di un giovane medico: è il 2012 l’anno della “Fuga dall’Italia”?

Cari Lettori del Blog “TrapaniMartino”,

di seguito potete leggere la lettera di un nostro collega, laureatosi al Policlinico di Roma. Una lettera che vi chiedo di leggere fino in fondo. Pur nella sua amerezza, regala tanta speranza. Se posso interpetarlo, il messaggio è: “non abbiate paura: andate all’estero, poi tornate per riprendervi ciò che vi spetta di diritto. L’Italia non deve essere più un Paese per baroni, raccomandati e leccapiedi“:

dal BLOG “LA FUGA DEI TALENTI”

Rispondendo alla domanda:
è il 2012 l’anno della “Fuga dall’Italia”? Oppure cominciate a intravedere segnali concreti di speranza, che vi spingono a rimanere e a provarci a scommettere, sul nostro Paese? Per cambiarne radicalmente la mentalità e il modus vivendi/operandi?

Io sono un giovane medico laureatosi pochi anni fa al Policlinico di Roma: dopo la laurea ho concluso l’abilitazione per l’esame di Stato. Dopo due mesi ho provato ad entrare in specializzazione facendo il concorso, che per me è stato molto deludente, in quanto ho provato ad entrare in una specializzazione diversa da quella in cui ho fatto la Tesi. Questo perché,  frequentando il reparto, mi sentivo dire: ”è inutile che provi, quest’anno non entrerai mai”, ”vattene da questo reparto… è meglio”, ” sei figlio di qualcuno?”. Sentirsi dire queste cose è stato veramente un’umiliazione dopo anni di studio , di vita fuori da casa, e di sacrifici fatti per la medicina e per la ricerca.
Dopo aver sostenuto l’esame di specializzazione scritto, in cui ho ottenuto il massimo punteggio 60/60, ho fatto l’esame pratico, e proprio in quel momento mi sono reso conto che il punteggio sarebbe stato a discrezione dei professori della specializzazione -  dato che sono loro a correggerlo e non una commissione nazionale. Ma di pratico questo esame ha ben poco.
Dopo aver fatto l’esame è passata una settimana: il mio punteggio finale non è bastato per entrare in specializzazione, anche perché i titoli che avevo non erano correlati a quella specializzazione: questa per me è un’assurdità. Come può un medico che studia e frequenta farsi un’idea certa sul suo futuro lavoro? Questo dovrebbe avvenire dopo la laurea: in Inghilterra funziona proprio così. Dopo esserti laureato inizi il Foundation Programme che dura due anni e che ti permette di lavorare in vari reparti  del sistema sanitario nazionale, facendo delle rotazioni che -se non sbaglio- durano quattro mesi. Lavorando veramente e non “frequentando solo per farti vedere dal professore”, acquisisci una maggior consapevolezza su quale possa essere la vera specializzazione da intraprendere. E sicuramente ti ritrovi delle conoscenze e abilità di altre specialità anche diverse fra loro.
Un’altra pecca molto grave della formazione post-laurea italiana per un giovane medico è l’obbligo di intraprendere una specializzazione in un policlinico universitario: ovvero, le specializzazioni possono essere espletate solo all’università e non in ospedali del sistema sanitario nazionale… ma per quale motivo? Naturalmente negli altri Paesi europei non è così, in quanto la specializzazione si espleta direttamente in ospedali collegati con le università, ma non necessariamente università.
Questo meccanismo ha portato al baronaggio e ad accentrare i poteri nelle mani dei soli professori delle università di Medicina, togliendo -di fatto- a molti qualificatissimi medici specialisti la possibilità di poter insegnare ai nuovi futuri medici. I quali, entrando in specializzazione si ritrovano a dover imparare da soli o a dover seguire i consigli e i comandi di specializzandi che sono anch’essi giovani medici.
Naturalmente tutte le cose che ho detto non sono valide per coloro che hanno una “raccomandazione”, che permette loro di essere accettati e di poter proseguire il percorso di studi. Perchè purtroppo è questa la via per coloro che vogliono intraprendere una specialità.
In Italia è questa la strada per ogni cosa, avere conoscenze che contano ed avere un’indole da leccapiedi non indifferente: cosa che io non ho per niente (non so se sia una sfortuna o un pregio), ed è per questo che da un anno lavoro nel precariato più totale, dato che trovare un lavoro come medico senza specializzazione è pressoché impossibile o quasi.
Ora attendo che venga pubblicato il bando per il nuovo concorso: nel frattempo studio e mi dedico a lavori part-time veramente malpagati. Inoltre imparo in privato l’inglese, per poter avere dei vantaggi quando il prossimo anno andrò all’estero per poter continuare a studiare e finalmente a lavorare.
In questo periodo di tempo sto vagando su internet per farmi un’idea sulle specializzazioni negli altri Paesi europei e mi sto rendendo conto che la formazione dell’università che ho frequentato è ridicola in confronto alla formazione delle altre università europee. Per fare l’application form (ovvero la domanda per la candidatura) ti richiedono cose a cui noi non siamo per niente preparati, come certificazioni su abilità pratiche acquisite e articoli di ricerca con il proprio nome – che io non ho avuto mai l’onore di avere, pur avendo contribuito innumerevoli volte con il mio lavoro a ricerche (ma naturalmente i nomi negli articoli erano del professore e di coloro che sono “qualcuno”, pur non avendo mai fatto qualcosa per quella ricerca).
Purtroppo è così: un giovane medico in Italia lavora gratis, fa ricerca, e se non è raccomandato gli viene detto ”vai a fare un altro lavoro che per te qui non c’è posto, non c’è posto neanche per noi”.
Mi sento di dire -come giovane medico che ha fatto tanti sacrifici- che il prossimo anno, a malincuore, andrò in un altro Paese europeo, per cercare di continuare la mia formazione professionale dignitosamente, lontano da un sistema sanitario Italiano gerontocratico, fondato sulle conoscenze e sulle simpatie e non su principi scientifici e morali ai quali ritengo di appartenere. 
Infine vorrei rispondere alla domanda: 2012 fuga dall’Italia ? Per me dovremmo farci rispettare molto di più, dovremmo avere più volontà di spingerci oltre senza l’ausilio dei baroni  medici che hanno portato un’arte nobile come quella della medicina a decadere, sporcata dal lucro e dai favoreggiamenti. Ma mi sembra una cosa molto difficile da fare, dato che l’Italia è il Paese più vecchio al mondo. Di anziani baroni ce ne sono troppi, sia in politica che nella medicina, ma nutro forti speranze per il futuro perché leggendo gli articoli di questo sito intravedo un movimento attivo che non vuole certo cadere negli errori dei nostri predecessori.
Quindi per me la domanda dovrebbe essere: 2012, l’anno della fuga dall’Italia per tornare e riprenderci ciò che ci spetta di diritto?”

martedì 24 gennaio 2012

In Corea scienziati verso Dr. Smartphone, diagnostichera’ malattie

Roma, 23 gen. (Adnkronos Salute) – Un telefonino al posto del nostro medico? Un’ipotesi che potrebbe presto diventare realtà se gli scienziati del Korea Advanced Institute of Science of Technology (Kaist) riusciranno nel loro intento, cioè quello di rendere i cellulari ‘intelligenti’ in grado di diagnosticare le malattie semplicemente con un tocco dello schermo. L’idea di partenza, infatti, spiega Hyun-gyu Park sulla rivista medica tedesca ‘Angewandte Chemie’, “è quella di utilizzare la tecnologia ‘touch screen’ per analizzare la materia biomolecolare, esattamente come avviene nei laboratori d’analisi”.Gli smartphone, prosegue l’esperto, “funzionano proprio riconoscendo i segnali elettronici inviati dal tocco delle dita di chi li utilizza, dunque anche la presenza di specifiche proteine e del Dna dovrebbe essere riconoscibile”. Ed è ciò su cui stanno lavorando gli studiosi coreani, che hanno già effettuato un esperimento mostrando che attraverso il ‘tocco’ sullo schermo di un cellulare è possibile distinguere la presenza e la concentrazione di molecole di Dna. “Abbiamo confermato che i touch screen possono distinguere queste molecole con il 100% di accuratezza, esattamente come gli strumenti medici che abbiamo oggi a disposizione”. C’è ancora molto da lavorare, ma gli studiosi pensano che un giorno il ‘Dr. Smartphone’ potrà anche diagnosticare tumori o persino leggere test del sangue, attraverso piccoli tamponi da inserire nel telefono.

domenica 22 gennaio 2012

Anche centomila euro per «iscriversi» all’ albo. Medico sotto accusa

La «scorciatoia» per ottenere la laurea fasulla in odontoiatria e l’ iscrizione all’ Ordine dei medici passava per un vero dentista con tanto di studio in via Ripamonti. Almeno questo speravano una quindicina di studenti universitari che hanno sborsato una somma ingente di denaro per «regolarizzare» la loro pratica. Cifre che andavano da 5 mila a 100 mila euro. Una vera follia. Ma anche un truffa nella quale sono caduti un gruppo di studenti (alcuni figli di dentisti milanesi) dai comportamenti non proprio cristallini. Un business stroncato dagli agenti della squadra mobile che hanno denunciato il dentista (45 anni), quattro suoi complici e 4 studenti «laureati» che, esibendo un’ autocertificazione fasulla, erano già iscritti all’ Ordine dei medici e degli odontoiatri della provincia di Milano. «Un falso che sarebbe comunque stato scoperto alle prime verifiche», ha detto il capo della mobile Alessandro Giuliano. Il medico-truffatore era a conoscenza di un dato incontrovertibile: con il numero chiuso per entrare alla facoltà di odontoiatria, molti degli esclusi si sono iscritti all’ università di Arad, Romania, a 90 chilometri dall’ aeroporto di Timisoara. Una buona facoltà straniera «invasa» da circa 800 studenti italiani, l’ 80 per cento provenienti dal Sud. Alcuni di loro, dopo aver superato pochi esami in Romania, erano tornati in Italia perché sapevano di un professore che «aggiustava» le pratiche. E trovava il modo di confezionare la «pratica» e fare l’ iscrizione all’ Ordine. In realtà gli studenti, nonostante i soldi sborsati (il prof presentava un amico come il segretario dell’ Ordine e vantava amicizie all’ università Statale), non hanno poi avuto accesso all’ Ordine. «Presentate un’ autocertificazione che poi ci penso io» aveva detto il dentista di via Ripamonti. La polizia, indagando su un’ altra indagine, ha intercettato il falso professore. Da lì è partita l’ inchiesta. I denunciati dovranno rispondere di truffa aggravata, falso, sostituzione di persona, furto di un timbro universitario e tentativo di accesso abusivo al sistema informatico dell’ università.
Alberto Berticelli
http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/19/Pagavano_per_diventare_dentisti_co_7_120119027.shtml

Rossi: «Pronti a collaborare con la Regione ma diciamo no ai costi standard per le cure»

Era a capo del sindacato Snami che ha lottato contro la riforma sanitaria dellaRegione Lombardia. Ora è stato eletto presidente dell`Ordine dei medici diMilano e, con l`inizio dell`anno nuovo, ha appena preso il posto di Ugo Garbarmi. E così, in una veste nuova, Roberto Rossi, proseguirà la battaglia contro ilPirellone e contro il nuovo metodo di assistenza ai malati sub acuti.«Questo sì – dice lui – ma non lo farà più con il piglio del sindacalista, ora ho cambiato cappello. Il mio è un no deontologico». Rossi si oppone ai costi standard studiati dall`assessore alla Sanità Luciano Bresciani e fissati per ogni patologia. E contesta le cure all`esterno degli Ospedali per i malati cronici. Cure che faranno risparmiare parecchi soldi, mache, secondo il neo presidente dei camici bianchi, «rischiano di portare a livelli più bassi la qualità della sanità lombarda». Lo scenario per la Regione sarebbe stato ben diverso se a vincere le elezioni non fosse stata la lista di «Riscatto medico» ma quella di «Arte medica», tra icui candidati c`era Luca Giuseppe Merlino, vice del direttore generale della Sanità lombarda Carlo Lucchina. In quel caso la linea tra Ordine e Regione sarebbe stata più simile. Ma tant`è. La battaglia dei medici prosegue e forse si inasprirà, dando filo da torcere al Pirellone. «Non importa-ribadiscel`assessore Luciano Bresciani – Noi proseguiamo per la nostra strada, chi c`è, c`è». Ebbene, se l`Ordine di Milano aveva già risposto in modo gelido Alla riforma (consolo 50 medici accreditati per 13mila malati cronici), di sicuro non mobiliterà le ciurme ora. Mettendo a rischio, o almeno rallentando, l`effettivo decollo dei nuovi metodi. Se non ci sono i medici, nulla si può fare. Ma Bresciani è fiducioso e le truppe arruolate finora sono sufficienti per cominciare la sperimentazione. In proporzione, la riforma ha avuto più successo nelle altre province rispetto a Milano: 40 i medici accreditati a Lecco, 80 quelli dell`Ordine di Como che si sono messi in gioco con la sperimentazione. A Milano e dintorni invece il flop è destinato a replicarsi, almeno per un po`. e il nostro timore ha più volte spiegato Rossi – è che per rientrare nelle spese si arrivi a somministrare farmaci meno costosi rinunciando alla qualità». Come presidente dell`Ordine, c`è da giurarci, il suo spirito da sindacalista si farà sentire ancora. «Voglio precisare – spiega Rossi- che il rapporto con la Regione sarà di collaborazione. Certamente ci siamo sempre caratterizzati per dire ciò che pensiamo, ma sempre in un`ottica costruttiva». Tra le priorità del neopresidente c`è «la necessità di promuovere una maggior tutela del medico da un punto di vista legale». E si cercherà di risolvere il problema dell`emergenza dei medici pagati? euro lordi all`ora: «Vogliamo creare una classe di medici che non accetti più di lavorare a certe condizioni». Infatti, anche per questo motivo, la squadra che affiancherà Rossi nel suo mandato è composta principalmente da giovani: il consigliere più anziano ha 67 anni, il più giovane trenta.
IL GIORNALE MILANO