giovedì 29 marzo 2012

Cure primarie. La proposta degli “ospedalieri”. Prima di tutto stabiliamo “chi fa che cosa”

La riforma del settore è una priorità. Ne sono convinti anche i sindacati della dipendenza del Ssn che però avanzano una “loro” proposta che a questo punto si affianca a quelle già avanzate dai medici convenzionati. Punto cardine è chiarire una volta per tutte ruoli e funzioni di tutti gli attori.

27 MAR – Sul tavolo del ministero della Salute, impegnato da alcune settimane nel confronto serrato con i sindacati medici per l’esame di alcune problematiche (responsabilità professionale, precariato ed accesso al sistema, cure primarie, integrazione ospedale territorio), arriva ora una nuova proposta per le cure primarie.
Ma a stilarla non sono i medici del settore ma quelli che operano nella dipendenza. Il perché di questa sortita “fuori campo” la spiegano gli stessi estensori del documento (ANAAO ASSOMED – AAROI-EMAC –FVM – FASSID – CISL MEDICI – FESMED – ANPO-ASCOTI-FIALS MEDICI – UGL MEDICI). “Si impone a tutti – scrivono nella premessa del loro documento - una riflessione che partendo dall’esistente cominci a pensare a modelli organizzativi e assistenziali futuri, a nuovi modi di erogare sanità cercando di conservare elementi fondanti e generalisti quali l’universalismo, l’equità e l’appropriatezza delle cure coniugandoli con la sostenibilità del sistema stesso.
Partendo da questa premessa i sindacati propongono più che specifiche soluzioni un vero e proprio approccio di metodo alla riforma individuando i principi fondanti a cui dovrenne ispirarsi.
Il problema delle competenze
Al primo posto c’è quello di “una definizione preliminare delle competenze dei singoli professionisti appartenenti a ruoli professionali diversi ma che operano con lo stesso obiettivo di creare salute e garantire o favorire la tutela della salute del cittadino”.
“Qualsiasi modello organizzativo/assistenziale si intenda sviluppare – sottolineano – non può prescindere da una corretta definizione ed individuazione delle competenze, conoscenze, responsabilità dei singoli attori rendendo contemporaneamente rintracciabili e trasparenti le funzioni e compiti di ognuno, creando così il presupposto per superare l’attuale sistema, variegato nella varie regioni, del fai da te o delle sperimentazioni senza alcuna verifica. Occorre evitare approcci a canna d’organo per ricomporre intorno a chi ha compiti di diagnosi e terapia la responsabilità unitaria del governo clinico e gestionale”.
Il “governo” delle cure primarie
Il secondo aspetto è quello della governance della continuità assistenziale H24. “La continuità assistenziale – scrivono – deve coniugare la capillarità di diffusione degli studi di medicina generale con la attività di strutture multiprofessionali in grado di intercettare, anche attraverso adeguate capacità diagnostiche e terapeutiche,  la domanda di bassa complessità che si rivolge al Pronto Soccorso per ottenere risposte”.
Per farlo si propone che si crei una rete interconnessa che comprenda il 118 e la continuità assistenziale. “L’emergenza pre-ospedaliera e quella ospedaliera – sottolineano – devono integrarsi, almeno funzionalmente, in un’unica organizzazione dipartimentale che permetta di svolgere le attività sia sul territorio che in ospedale, con modalità organizzative adattate ad ogni realtà”.
La modifica legislativa
Il terzo punto è quello della modifica legislativa all’attuale assetto delle cure primarie regolamentate dall’art.8 del dlgs 502/229 che deve puntare innanzitutto a “definire gli aspetti, relazionali e contrattuali, che legano i vari professionisti nell’ambito dell’organizzazione del sistema sanitario adottata dalla Regione, nel rispetto del contratto individuale di lavoro sottoscritto con l’ASL di appartenenza e del rapporto tra quantità e qualità del lavoro svolto e valorizzazione economica”. “Particolare attenzione – viene rilevato – va posta alla definizione del ruolo giuridico del medico, quale garante della salute del cittadino e responsabile della continuità delle cure, alla omogeneizzazione delle tutele, alla individuazione di possibili modalità capaci di assicurare flessibilità tra i diversi settori del  sistema”.
Lo sviluppo del lavoro d’equipe
Il quarto aspetto trattato nella proposta riguarda “la condivisione di un modello multi professionale funzionale all’erogazione dell’assistenza, la realizzazione e/o il consolidamento delle equipe multi professionale territoriale inclusa l’integrazione, anche solo funzionale, con gli operatori del Servizio sociale e/o del dipartimento sociosanitario (qualora esistente)”.
Per questo “occorre sviluppare maggiormente i modelli di associazionismo individuando contemporaneamente le modalità che, pur confermando il sistema di fiducia e di scelta esistente tra MMG e paziente, permettano di garantire a questo ultimo l’assistenza possibile, almeno nelle ore diurne, senza indurre accessi inappropriati al PS o ad altri punti della rete di emergenza”.
Non può però mancare la definizione di un “modello di governo di queste strutture fisiche individuate e sparse nel territorio dove inevitabilmente agiscono non solo i MMG e PLS e Specialisti convenzionati ma anche professionisti appartenenti ai dipartimenti sanitari territoriali o al distretto e professionisti appartenenti ad altri dipartimenti ospedalieri e del sistema sociale comunale”. Il tutto in un contesto di “riorganizzazione della rete ospedaliera per favorire i processi di deospedalizzazione e promuovere un modello di ospedale radicato nel territorio e funzionalmente collegato con la rete assistenziale anche mediante la adozione di procedure e protocolli condivisi”.
La presa in carico del paziente
Il quinto aspetto si sofferma invece sui Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali Relazionali (PDTA-R) per consentire la “la presa in carico integrata fra MMG e specialisti e garantire la continuità assistenziale e la integrazione fra l’ospedale ed il territorio attraverso la definizione delle  modalità di partecipazione dei vari attori”.
La formazione
Ultimo aspetto quello della formazione post laurea che, scrivono i sindacati, deve “rispondere alle esigenze del modello organizzativo della assistenza sanitaria piuttosto che a quella delle cattedre universitarie e della necessità di assicurare i volumi produttivi che ne giustificano la esistenza. Occorre in sostanza restituire al servizio sanitario, nelle sue articolazioni intra ed extraospedaliere, il ruolo formativo professionalizzante che gli spetta in quanto garante della qualità professionale di chi è chiamato ad erogare le prestazioni sanitarie”.
http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=8159

Diecimila medici sanzionati da Ordini nel 2011, 57 sospesi e solo 3 radiati

Roma, 28 mar. (Adnkronos Salute) – Esercizio abusivo della professione medica, denunce per decessi sotto i ferri, omessa visita domiciliare, certificati fatti senza aver visto mai il paziente, prescrizioni avulse dalle condizioni del malato e superficialità nella visita. Ma anche casi di pedofilia e di gravi illeciti ai danni del Ssn. Sono alcune delle tante motivazioni che portano gli Ordini provinciali dei medici a decidere una sanzione per il camice bianco iscritto, previo procedimento disciplinare nei suoi confronti. In totale sono oltre 10 mila i provvedimenti disciplinari che nel 2011 sono stati emessi dagli oltre cento Ordini nei confronti degli iscritti, che sono in totale oltre 370 mila. Nello specifico, gli enti hanno sospeso 57 medici e radiati 3.
I dati sono stati elaboratori per l’Adnkronos Salute dal ministero della Salute con la collaborazione della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). Il numero totale dei provvedimenti, che comprendono l’avvertimento, la censura, la sospensione dall’esercizio e la radiazione dall’albo, è rimasto stabile negli ultimi anni. Ma se nel 2010 gli enti hanno emesso 93 sospensioni dall’esercizio professionale e 3 radiazioni, nel 2011 si è verificata una diminuzione delle prime (57) mentre le seconde sono rimaste invariate.
I medici sanzionati possono impugnare i provvedimenti degli Ordini davanti alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps), l’organo del ministero della Salute con funzione d’appello per gli operatori del Ssn: medici, odontoiatri, veterinari, farmacisti, ostetrici, infermieri e tecnici di radiologia. “Il 50% dei ricorsi esaminati dalla Commissione che si occupa dei medici è frutto di denunce tra colleghi – afferma Mauro Ucci, tra i componenti supplenti del Cceps designati dalla Fnomceo – e l’altro 50% è rappresentato da fatti gravi, truffe e anche casi di pedofilia, su cui indaga la magistratura. Le decisioni della Cceps – sottolinea – nel 2010 hanno riguardato nel 42% dei casi i medici chirurghi, nel 19% i dentisti, 15% farmacisti e 9% veterinari”.
Il procedimento disciplinare nei confronti del medico può essere promosso d’ufficio dall’Ordine o su richiesta dell’autorità giudiziaria. Ma i fatti che sono oggetto del possibile ‘atto d’accusa’ verso i camici bianchi possono arrivare anche da altre fonti: segnalazioni dei cittadini, denuncia di un collega. Oltre che da parte di società, associazioni o dagli organi di stampa. Se la Commissione disciplinare dell’Ordine accerta nel comportamento del sanitario, sottoposto a giudizio, la violazione di qualche articolo del Codice deontologico irrogherà una sanzione.
Le sanzioni rilevanti sia per l’Ordine che per il ministero della Salute, che raccoglie tutti i provvedimenti emessi in Italia, sono la sospensione e la radiazione. “Perché – fanno notare dal ministero – l’avvertimento e la censura non impediscono l’esercizio della professione sanitaria. La prima è la sanzione meno grave e consiste nel diffidare il sanitario ‘colpevole’ a non ricadere nella mancanza commessa e viene comunicata per iscritto. La censura, invece – proseguono – è una dichiarazione di biasimo per il fatto ‘incriminato’ ed è prevista per un’infrazione di maggiore entità, anche questa con avviso scritto”.
“Mentre le ipotesi di radiazione – chiariscono – ovvero l’espulsione del sanitario dalla categoria di appartenenza, e di sospensione dall’esercizio professionale sono quelle che rientrano nel novero delle sanzioni irrogate a conclusione di un giudizio disciplinare, oppure che danno luogo a un procedimento disciplinare”.
Il medico può impugnare anche le decisioni della Cceps davanti alla Corte di Cassazione. La Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie differenzia tra le ‘mancanze’ dei medici che lavorano nel Ssn e quelli che invece operano con un rapporto libero professionale. Nel primo caso si contestano “l’omessa visita domiciliare, rapporti con Asl e Regione, scorretta gestione dei medicinali in danno al Ssn”. Mentre nel caso della libera professione “certificazioni senza la visita, dichiarazioni lesive ai danni dei colleghi, discredito della categoria , esercizio abusivo della professione, prescrizioni avulse dalle condizioni del paziente, violazione del segreto professionale, superficialità nella visita medica, l’uso di terapie non provate scientificamente”.
“Il medico una volta ricevuta la sanzione può, se ricorre alla Cceps, ottenere la sospensione del provvedimento. La Commissione lavora rapidamente riunendosi una volta ogni due mesi e discute circa 12-13 ricorsi all’anno. Il problema per il medico sono i tempi molto molto più lunghi della magistratura ordinaria. Negli ultimi 7 anni – ricorda Ucci – le radiazioni decise dalla Cceps sono state circa 12. Ma va detto che dopo 5 anni il collega può chiedere la riammissione all’Ordine e riprendere a lavorare”.
“Monitorare la qualità del lavoro dei medici è uno dei compiti degli Ordini – avverte Ucci – se l’ente viene a conoscenza di indagini o procedimenti delle Procure, che coinvolgono i camici bianchi, è tenuto comunque a rispettare i tre gradi di giudizio previsti dalla legge per emettere sentenze nei confronti degli iscritti. Se per caso il medico è assolto nel processo, può essere condannato però dall’Ordine per motivi deontologici. Ma – precisa l’esperto – le strutture provinciali non possono procedere a controlli in proprio perché non hanno compiti di polizia giudiziaria”.

domenica 4 marzo 2012

Curarsi con le app: smartphone amici della salute

Nel nostro paese gli utenti di smartphone hanno superato quota 20 milioni. In pratica un italiano su tre possiede uno strumento in grado di intrattenerlo, informarlo, divertirlo e anche aiutarlo a prendersi cura della propria salute. Come? Monitorando quello che mangia, quanto si muove, come dorme, ma anche esaminando parametri clinici come i battiti del cuore e il glucosio nel sangue, e suggerendo come curarsi in base ai propri disturbi. Eccone alcune.
L’ultima arrivata nel panorama delle app dedicate alla salute nasce da una collaborazione tra Unione Nazionale Consumatori e Anifa (Associazione nazionale dell’industria farmaceutica dell’automedicazione). Si chiama Automedicazione, appunto, è gratuita e aiuta l’utente a trovare il principio attivo giusto per curare il proprio disturbo in base ai sintomi che avverte. L’applicazione segnala soltanto i farmaci senza obbligo di ricetta, quelli cioè che servono a curare le patologie più comuni, dal mal di gola alle punture d’insetto, dalla stipsi alla cefalea. Si possono fare ricerche da una lista di disturbi, da un elenco di sintomi oppure inserendo direttamente i sintomi che ci affliggono.
Wikipharm consente non solo di trovare il farmaco giusto per il proprio disturbo, ma anche di scoprire, laddove esista, il suo equivalente, ovvero il farmaco non di marca, più economico, con lo stesso principio attivo. La app è gratuita, il progetto è patrocinato dal Movimento Consumatori. Per comprare la medicina che serve può dare una mano Farmacity, un’applicazione disponibile per iPhone, Blackberry e Android, che sfrutta il Gps del telefono per visualizzare su una mappa o in forma di elenco le farmacie di turno più vicine al punto in cui ci si trova.
Passando dai farmaci al cibo, non si contano le applicaizoni per smartphone che consentono di contare le calorie e tenere un diario alimentare, tra tutti citiamo iFood, nelle versioni Lite (gratuita) e Pro (0,79 euro), che consente di creare un profilo con peso attuale e obiettivo, inserire le pietanze mangiate e le quantità e tenere così un diario delle calorie e un grafico dell’andamento del peso. Più specifica è la app Caffeine Zone, che permette di inserire i propri consumi di caffeina giornalieri e ricevere, in base al proprio peso e all’ora in cui si programma di andare a dormire, una sorta di via libera quando è il momento buono per una nuova “dose” di caffeina. L’applicazione è disponibile in versione gratuita oppure a pagamento, a 0,79 euro, senza pubblicità.
Per coloro che hanno a che fare con la celiachia, e devono evitare alimenti che contengano glutine, un ottimo alleato è il prontuario messo a punto dall’associazione italiana Celiachia. La sua versione cartacea non è però molto pratica, mentre è eccelente la relativa app gratuita, Aic mobile, per iPhone e Android, sempre aggiornata e consultabile per tipologia di prodotti, nome e marca.
Interessanti, per mangiare fuori casa, anche altre due applicazioni Senza glutine e Mangiare senza glutine: sfruttano il gps e le segnalazioni degli utenti per fornire nomi e indirizzi di bar, ristoranti e alberghi dove i celiaci sono benvenuti.
Per 0,79 euro le donne possono procurarsi una app pensata per loro, iGyno, che le aiuta a monitorare il ciclo e fornisce indicazioni sulla prevenzione, tra cui per esempio consigli su come effettuare l’autopalpazione del seno. Ben lungi dal poterlo considerare alla stregua di “un ginecologo virtuale”, come la descrizione promette, il programma appare un po’ ridondante. Tra le varie funzioni c’è un calendario dove si può annotare, con apposite icone, dall’acne al mal di schiena, dai rapporti intimi al livello di appetito: un monitoraggio forse eccessivo e non si sa quanto utile.
Sul versante più pratico possono essere invece di aiuto due applicazioni più strettamente mediche, che però al contrario della precedente non hanno la pretesa di sostituirsi a un dottore o ai suoi strumenti. AnalisiSangue aiuta a comprendere i valori dei propri esami del sangue e delle urine, spiega cosa significano le diverse sigle, fornisce i valori limite e spiega anche da cosa possono dipendere valori fuori dalla norma. E’ possibile creare un proprio profilo, inserire i propri valori e verificarne l’andamento nel tempo. L’applicazione costa 0,79 euro.
Altro strumento medico a portata di tocco è Cardiografo: appoggiando il polpastrello dell’indice all’obiettivo della macchina fotografica del proprio iPhone, iPad 2 o iPod touch, dotata di flash, l’applicazione rileva il battito cardiaco. Anche in questo caso creando il proprio profilo è possibile monitorare i battiti nel corso della giornata o della settimana.
Per le persone diabetiche c’è una app gratuita: iBGStar Diabetes Manager di Sanofi. Usata unitamente a un glucometro per iPhone, che si acquista al costo di 55 euro in farmacia oppure sul sito www.bgstar.it, l’applicazione trasforma il telefono in uno strumento per monitorare i livelli di glucosio nel sangue, l’assunzione di carboidrati e la dose di farmaco da somministrare.
Sleep cycle alarm clock è un’applicazione che promette di monitorare le fasi del sonno, attraverso l’accelerometro interno all’iPhone, e di svegliarvi nel momento migliore, quando cioè sarete più riposati, sempre all’interno di un arco temporale di mezz’ora stabilito dall’utente. Posizionando il telefono sul materasso vicino al cuscino, magari sotto il lenzuolo con gli angoli perché stia fermo, e tenendolo acceso tutta la notte collegato a una presa di corrente, il programma funziona in modalità stand-by e registra i movimenti durante il sonno. Se l’utente ha messo la sveglia alle 7.30 ma l’applicazione valuta che vi troviate in una fase di sonno più leggero alle 7.15, la sveglia suonerà a quell’ora e la promessa è che sarà più facile alzarsi e sarete più riposati. Il programma costa 0,79 euro. Per sicurezza meglio sempre impostare una sveglia di emergenza…
Infine veniamo alla forma fisica. Sono moltissime le applicazioni che suggeriscono interminabili liste di esercizi per tonificare ogni muscolo del corpo, specifici per donne e uomini, con tanto di video che mostrano come fare. Ma ciò che serve per fare ginnastica in casa sono la voglia e la costanza, due requisiti che una app per smartphone difficilmente può fornire. Forse può essere più utile tenersi in forma camminando, come suggerisce anche l’Organizzazione mondiale dell Sanità, che un tempo indicava 10.000 passi al giorno, recentemente ridotti a 5.000, come optimum per tenersi in forma. Ecco allora che basta un pedometro per tenere traccia dei passi fatti, meglio ancora se consente di fissare obiettivi giornalieri, in modo da funzionare da stimolo a camminare. Allo scopo è adatta la app Pedometer: si può creare il proprio profilo, stabilire un obiettivo di passi, di distanza o anche di peso. Basta ricordarsi di attivare l’applicazione e tenere il telefono in tasca ogni volta che ci si muove a piedi per tenere il conto dei passi fatti. Se non si raggiungono gli obiettivi, idealmente, si è invogliati a fare meglio il giorno successivo. Ne esistono una versione gratuita e un’altra, con qualche funzione in più, a pagamento.
marta.buonadonna
http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/22/curarsi-con-le-app-smartphone-amici-della-salute

venerdì 2 marzo 2012

Nino Cartabellotta – La salute non ha prezzo, ma la sanità costa a tutti


Nino Cartabellotta – La salute non ha prezzo, ma la sanità costa a tutti

Video di Nino Cartabellotta

La salute non ha prezzo, ma la sanità costa a tutti

Giorno dopo giorno aumenta la consapevolezza che è a rischio la sostenibilità del servizio sanitario pubblico. Ma rispetto ad altri paesi, la sanità italiana è adeguatamente finanziata? Con quali criteri avviene il riparto alle regioni? Di quale entità sono le diseguaglianze regionali? Quali sono le responsabilità della politica, dei manager e dei professionisti? E’ possibile soddisfare tutte le aspettative dei cittadini? Quante risorse sottrae alla sanità il malaffare?





7a Conferenza Nazionale GIMBE
Evidence & Governance per la Sostenibilità della Sanità Pubblica
Bologna, 17 febbraio 2012

giovedì 1 marzo 2012

Corso: GESTIRE LE EMERGENZE IN SANITA’ PUBBLICA


Corso: GESTIRE LE EMERGENZE IN SANITA’ PUBBLICA
ERICE-SICILIA: 11-15 Aprile 2012
Sotto gli auspici: Ente Regione Siciliana – Ministero dell’Università e della Ricerca
PROGRAMMA E DOCENTI
CERIMONIA INAUGURALE

Presentazione del Corso
G M FARA, G B ORSI, S CALDERALE, Sapienza Università di Roma
G GIAMMANCO, Università di Catania

La Protezione Civile Nazionale: normativa e piani di emergenza obbligatori
E GALANTI, Dipartimento della Protezione Civile Roma

La Protezione Civile Regionale e Comunale
S PERESSIN, Regione Piemonte

Tavola rotonda: Rapporti tra le Istituzioni in caso di emergenza
V CARRERI, già Prevenzione Sanitaria Regione Lombardia
E GALANTI, Dipartimento della Protezione Civile Roma
S PERESSIN, Regione Piemonte


PIANIFICAZIONE E GESTIONE DEGLI INTERVENTI

Piani di emergenza per massiccio afflusso di feriti (PEMAF)
Piani di evacuazione (PEVAC)
Piano emergenze interne (PEI)
A MORRA, Gestione emergenza interna ASL Torino 1
S CALDERALE, Sapienza Università di Roma

Problematiche psicologiche negli operatori e nelle vittime
M IUDICA, Policlinico Militare Celio di Roma

RAPPORTI CON I MEDIA
La comunicazione nelle emergenze
D BORESI, Il Gazzettino, Venezia


I RISCHI IN OSPEDALE

Rischio incendio
M RAPONI, IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Roma

Rischio radiologico
A STANGA, Associazione Italiana Radioprotezione Medica


Rischio chimico
M VITALI, Sapienza Università di Roma

Rischio infettivo
G B ORSI, Sapienza Università di Roma

Rischi da black out
D PEDRINI, Società Italiana Architettura e Ingegneria per la Sanità
A DE MARCO, Azienda Ospedaliera di Cosenza


I RISCHI SUL TERRITORIO

L’evento Seveso
V CARRERI, già Responsabile Prevenzione Sanitaria Regione Lombardia

Rischio epidemico
S CINQUETTI, Azienda ULLS Pieve di Soligo

Rischio allagamento
G ORENGO, Azienda Ospedaliera Universitaria S Martino, Genova

Rischio chimico
M VITALI, Sapienza Università di Roma

Rischio rifiuti
M TRIASSI, Università Federico II di Napoli

Il ruolo del 118 nella gestione delle emergenze
A ZOLI, Azienda Regionale Emergenza Urgenza della Lombardia
M LOIUDICE, Agenzia Regionale Emergenza Sanitaria del Lazio


LAVORI DI GRUPPO
PEMAF
PEMAC
PEI
Assistenza psicologica alle vittime ed ai soccorritori
Esempi di rischi in ospedale
Esempi di rischi sul territorio
La comunicazione nelle emergenze


SCOPO DEL CORSO
Il corso si propone di fornire le basi teoriche e le competenze operative di base nella gestione delle più comuni emergenze che si possono presentare nell’ambito di un ospedale o di un’Azienda sanitaria, emergenze da gestire con i mezzi localmente disponibili ed un’organizzazione preliminarmente predisposta. L’illustrazione, all’inizio del corso, dell’organizzazione di Protezione Civile a livello nazionale e locale, nonché dei Piani di intervento obbligatori, intende illustrare come le forze interne all’ospedale ed all’ASL possono e debbono raccordarsi con gli interventi di Protezione Civile in caso di emergenze di entità più ampia




INFORMAZIONI GENERALI E ISCRIZIONE AL CORSO

Coloro che desiderano frequentare il corso sono pregati di inviare la richiesta di informazioni e quindi la domanda di partecipazione, via email o fax, alla Direzione del Corso:

Prof G B Orsi, Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive
Sezione di Igiene, Sapienza Università di Roma
Fax 06 4454845, 06.49914796
Email: erice41@uniroma1.it
TF: 06 49914553

A fronte della richiesta di informazioni verranno inviati il programma dettagliato del corso, il modulo di iscrizione, le istruzioni per l’iscrizione e per il pagamento della quota di iscrizione e le istruzioni su come raggiungere Erice. Detti documenti si possono anche scaricare dalla homepage del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive della Sapienza Università di Roma: www.dssp.uniroma1.it

La domanda dovrà contenere: generalità, affiliazione, email, numero di telefono cellulare

La quota di iscrizione è di Euro 600, inclusive di materiale didattico, vitto e alloggio, gita, serata sociale e trasporto da e per l’aeroporto di Palermo o Trapani. Se una stessa organizzazione invierà almeno tre partecipanti, la quota individuale scende da 600 a 500 Euro. Per chi non intende fruire dell’alloggio ma solo dei pasti, la quota scende da 600 a 400 Euro.

Le domande di partecipazione dovranno pervenire entro il 20 Marzo 2012

I partecipanti dovranno raggiungere Erice entro le ore 13.00 dell’11 Aprile 2011

E’ stata richiesta al Ministero della Salute l’attribuzione di crediti ECM per Medici (discipline: Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica; Direzione Medica di Presidio Ospedaliero; Organizzazione dei Servizi Sanitari di base; Chirurgia generale e d’urgenza, Medicina interna, Medicina d’urgenza), Infermieri ed Assistenti Sanitari.

41° Corso della Scuola Superiore di Epidemiologia e Medicina Preventiva
GESTIONE DELLE EMERGENZE IN SANITA’ PUBBLICA
Erice, 11-15 Aprile 2012

SCARICA ISTRUZIONI E SCHEDA PARTECIPAZIONE ERICE 41 

ISTRUZIONI PER I PARTECIPANTI
(ad integrazione di quanto riportato sulla locandina)

1) INFORMAZIONI GENERALI E ISCRIZIONE AL CORSO
Coloro che desiderano frequentare il corso sono pregati di inviare richieste di informazioni e quindi domanda di partecipazione, via email o fax, alla Direzione del Corso:

Prof G B Orsi, Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive
Sezione di Igiene, Sapienza Università di Roma
Fax 06 4454845, 06 49914796
Email: erice41@uniroma1.it
TF: 06 49914553

Questo documento contiene il modulo di iscrizione, le istruzioni per l’iscrizione e per il pagamento del contributo e le istruzioni su come raggiungere Erice.
A parte verrà inviato il programma dettagliato del corso

La domanda dovrà contenere: generalità, affiliazione, email, numero di cellulare

Le domande di partecipazione, compilate, dovranno pervenire entro il 20 Marzo 2012, via email o fax, all’indirizzo sopra riportato.

I partecipanti dovranno raggiungere Erice entro le ore 13.00 dell’11 Aprile 2011

2) VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO DI ISCRIZIONE
Il contributo al corso è di 600,00 Euro, comprensivo di vitto ed alloggio, trasporto da e per l’aeroporto di Palermo o Trapani, serata sociale e gita collettiva ad una meta turistica dei dintorni. Docenti ed Allievi alloggeranno nelle strutture di ospitalità del Centro o in alberghi
convenzionati di Erice, consumeranno la prima colazione presso il Centro ed i pasti presso i ristoranti convenzionati in prossimità dell’aula.

Il versamento della somma dovrà essere effettuato mediante bonifico bancario a favore della
FONDAZIONE ETTORE MAJORANA E CENTRO CULTURA SCIENTIFICA
presso
UNICREDIT PRIVATE BANKING SpA
sede di Trapani Via Garibaldi 9
91100 Trapani
IBAN: IT 47 I 02008 16407 000600000655
Causale: “iscrizione di: <nome e cognome> al 41° Corso della Scuola di
Epidemiologia e Medicina Preventiva 2012”

Attenzione! Il nome del corsista DEVE comparire nella causale.
Portare con sé ad Erice la ricevuta del bonifico!

È anche ammesso, previo avviso per telefono al 0923869133 o per
email a <hq@ccsem.infn.it>, il pagamento in contanti o con assegno al momento
dell’arrivo a Erice. Potrà essere pagato ad Erice anche il contributo
ridotto per l’ospitalità di familiari (vedi punto 3).

È stato deciso dal Centro che se partecipano al Corso almeno tre allievi
di una stessa Scuola di Specializzazione, o di uno stesso Ospedale o ASL, per costoro il contributo individuale è  scontato a 500 Euro.

3) DATA ED ORA D’ARRIVO
Se non l’hanno già indicato nel modulo di iscrizione, quando hanno la certezza delle coordinate del viaggio, i partecipanti sono tenuti ad inviare, almeno 10 giorni prima del corso, un’email a  erice41@uniroma1.it indicando:

* la data di arrivo;
* l’aeroporto di arrivo (Palermo o Trapani);
* la sigla del volo;
* l’ora presunta di arrivo

in modo da rendere possibile l’organizzazione delle navette (agli ARRIVI dell’aeroporto di Palermo saranno presenti gli autisti con i cartelli del Centro); chi non avvisa corre il rischio di non essere raccolto.
* Chi arriva a Palermo in traghetto, treno o pullman, deve trasferirsi all’aeroporto di Palermo, sezione ARRIVI, entro le ore 12.00 dell’11 Aprile 2012, per unirsi a coloro che arrivano in aereo.
* Chi arriva in auto direttamente ad Erice  è pregato di avvisare l’organizzazione e deve arrivare a Erice entro e non oltre le ore 13.00.

4) PARTECIPANTI CHE NON CHIEDONO ALLOGGIO
Coloro che già utilizzano un alloggio in vicinanza del Centro pagheranno
un contributo ridotto (300 Euro). Se però usufruiscono dei pasti presso i ristoranti convenzionati, pagheranno 400 Euro.

5) PARTECIPAZIONE DI FAMILIARI
I familiari possono partecipare pagando il contributo di 400 Euro (per vitto e
alloggio) ciascuno; occorre avvisare in tal senso con un’email erice41@uniroma1.it

6) ACCREDITAMENTO ECM
E’ stata richiesta al Ministero della Salute l’attribuzione di crediti ECM per Medici (discipline: Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica; Direzione Medica di Presidio Ospedaliero; Organizzazione dei Servizi Sanitari di base; Chirurgia generale e d’urgenza, Medicina interna, Medicina d’urgenza), Infermieri ed Assistenti Sanitari.

7) LA SCADENZA PER L’ISCRIZIONE E’ FISSATA AL

20 Marzo 2012

MODULO ISCRIZIONE XLI CORSO
“GESTIRE LE EMERGENZE IN SANITA’ PUBBLICA”

COGNOME:
NOME:
SCUOLA DI APPARTENENZA ED ANNO DI CORSO (se Specializzando):
RUOLO RICOPERTO (se operatore o universitario):
INDIRIZZO:
TELEFONO:
CELLULARE:
FAX:
EMAIL:
PRESENZA DI UN FAMILIARE:               NO   EVENTUALE ACCOMPAGNATORE    SI     NO


IN ARRIVO IL: …../…………/…….

a)     con mezzo proprio
b)    in aereo a PALERMO  TRAPANI
c)     Sigla volo
d)    Ora di atterraggio

Se al momento queste informazioni non sono disponibili, inviarle al più presto

Modulo da inviare al Comitato Organizzatore
Email: erice41@uniroma1.it
Fax:  06.4456371
Sito internet: www.dssp.uniroma1.it/erice41

Per giovani medici con libera professione guadagni da operaio

Roma, 27 feb. (Adnkronos Salute) – Il camice bianco non garantisce sempre guadagni da ‘professionista’, soprattutto nei primi anni di lavoro. I redditi più frequenti tra i medici e i dentisti di 35 anni – non dipendenti – oscillano tra i 20 e i 24 mila euro all’anno, cioè quanto un operaio dell’industria di quarto livello. La conseguenza è che oggi i liberi professionisti, appena entrati nel mercato del lavoro, stanno mettendo da parte per la loro pensione molto meno di quanto facciano i loro coetanei che lavorano nell’industria. A scattare la fotografia sono i dati dell’Enpam, la cassa pensionistica dei medici e dei dentisti italiani.
L’Enpam fornisce quindi ai giovani medici qualche consiglio per assicurarsi una vita post-lavorativa dignitosa. “E’ necessario – spiega l’ente – che i giovani si organizzino fin da subito per costruirsi una pensione adeguata. Diverse iniziative possono essere prese da loro stessi (ad esempio scegliere di pagare contributi più elevati rispetto ai minimi obbligatori, aderire a fondi di previdenza complementare, eccetera), ma altre, per quanto riguarda chi si appresta a cominciare una libera professione, necessitano di un intervento legislativo.
Un esempio sono i riscatti di laurea. “Dal 2008 – spiega l’Enpam – possono fare riscattare gli anni di studio anche i neolaureati che non hanno ancora cominciato a lavorare. I contributi in questo caso possono essere detratti, per esempio, dai genitori. Tuttavia, questa opportunità di riscatto non è offerta a chi – come i giovani medici – è iscritto a forme di previdenza obbligatoria”.
Un’altra nota dolente, secondo l’ente, è il caso dei medici specializzandi. “Pur essendo iscritti obbligatoriamente all’Enpam (l’iscrizione è automatica nel momento in cui si è ammessi all’Albo dei medici), le retribuzioni percepite durante i loro corsi di specializzazione attualmente sono soggette alle ritenute Inps, tra l’altro con aliquote aumentate, dal gennaio 2012, dal 17 al 18%. Questa situazione fa sì che i medici si ritrovino uno spezzone previdenziale di 4-5 anni presso l’Inps, che risulta poco utile per maturare una pensione futura”.
La richiesta della Fondazione è che questi contributi “vengano trasferiti, per legge, dall’Inps all’Enpam, in modo da andare ad aumentare automaticamente l’importo di una pensione che gli specializzandi matureranno di sicuro”.

mercoledì 29 febbraio 2012

lettera di un giovane medico: è il 2012 l’anno della “Fuga dall’Italia”?

Cari Lettori del Blog “TrapaniMartino”,

di seguito potete leggere la lettera di un nostro collega, laureatosi al Policlinico di Roma. Una lettera che vi chiedo di leggere fino in fondo. Pur nella sua amerezza, regala tanta speranza. Se posso interpetarlo, il messaggio è: “non abbiate paura: andate all’estero, poi tornate per riprendervi ciò che vi spetta di diritto. L’Italia non deve essere più un Paese per baroni, raccomandati e leccapiedi“:

dal BLOG “LA FUGA DEI TALENTI”

Rispondendo alla domanda:
è il 2012 l’anno della “Fuga dall’Italia”? Oppure cominciate a intravedere segnali concreti di speranza, che vi spingono a rimanere e a provarci a scommettere, sul nostro Paese? Per cambiarne radicalmente la mentalità e il modus vivendi/operandi?

Io sono un giovane medico laureatosi pochi anni fa al Policlinico di Roma: dopo la laurea ho concluso l’abilitazione per l’esame di Stato. Dopo due mesi ho provato ad entrare in specializzazione facendo il concorso, che per me è stato molto deludente, in quanto ho provato ad entrare in una specializzazione diversa da quella in cui ho fatto la Tesi. Questo perché,  frequentando il reparto, mi sentivo dire: ”è inutile che provi, quest’anno non entrerai mai”, ”vattene da questo reparto… è meglio”, ” sei figlio di qualcuno?”. Sentirsi dire queste cose è stato veramente un’umiliazione dopo anni di studio , di vita fuori da casa, e di sacrifici fatti per la medicina e per la ricerca.
Dopo aver sostenuto l’esame di specializzazione scritto, in cui ho ottenuto il massimo punteggio 60/60, ho fatto l’esame pratico, e proprio in quel momento mi sono reso conto che il punteggio sarebbe stato a discrezione dei professori della specializzazione -  dato che sono loro a correggerlo e non una commissione nazionale. Ma di pratico questo esame ha ben poco.
Dopo aver fatto l’esame è passata una settimana: il mio punteggio finale non è bastato per entrare in specializzazione, anche perché i titoli che avevo non erano correlati a quella specializzazione: questa per me è un’assurdità. Come può un medico che studia e frequenta farsi un’idea certa sul suo futuro lavoro? Questo dovrebbe avvenire dopo la laurea: in Inghilterra funziona proprio così. Dopo esserti laureato inizi il Foundation Programme che dura due anni e che ti permette di lavorare in vari reparti  del sistema sanitario nazionale, facendo delle rotazioni che -se non sbaglio- durano quattro mesi. Lavorando veramente e non “frequentando solo per farti vedere dal professore”, acquisisci una maggior consapevolezza su quale possa essere la vera specializzazione da intraprendere. E sicuramente ti ritrovi delle conoscenze e abilità di altre specialità anche diverse fra loro.
Un’altra pecca molto grave della formazione post-laurea italiana per un giovane medico è l’obbligo di intraprendere una specializzazione in un policlinico universitario: ovvero, le specializzazioni possono essere espletate solo all’università e non in ospedali del sistema sanitario nazionale… ma per quale motivo? Naturalmente negli altri Paesi europei non è così, in quanto la specializzazione si espleta direttamente in ospedali collegati con le università, ma non necessariamente università.
Questo meccanismo ha portato al baronaggio e ad accentrare i poteri nelle mani dei soli professori delle università di Medicina, togliendo -di fatto- a molti qualificatissimi medici specialisti la possibilità di poter insegnare ai nuovi futuri medici. I quali, entrando in specializzazione si ritrovano a dover imparare da soli o a dover seguire i consigli e i comandi di specializzandi che sono anch’essi giovani medici.
Naturalmente tutte le cose che ho detto non sono valide per coloro che hanno una “raccomandazione”, che permette loro di essere accettati e di poter proseguire il percorso di studi. Perchè purtroppo è questa la via per coloro che vogliono intraprendere una specialità.
In Italia è questa la strada per ogni cosa, avere conoscenze che contano ed avere un’indole da leccapiedi non indifferente: cosa che io non ho per niente (non so se sia una sfortuna o un pregio), ed è per questo che da un anno lavoro nel precariato più totale, dato che trovare un lavoro come medico senza specializzazione è pressoché impossibile o quasi.
Ora attendo che venga pubblicato il bando per il nuovo concorso: nel frattempo studio e mi dedico a lavori part-time veramente malpagati. Inoltre imparo in privato l’inglese, per poter avere dei vantaggi quando il prossimo anno andrò all’estero per poter continuare a studiare e finalmente a lavorare.
In questo periodo di tempo sto vagando su internet per farmi un’idea sulle specializzazioni negli altri Paesi europei e mi sto rendendo conto che la formazione dell’università che ho frequentato è ridicola in confronto alla formazione delle altre università europee. Per fare l’application form (ovvero la domanda per la candidatura) ti richiedono cose a cui noi non siamo per niente preparati, come certificazioni su abilità pratiche acquisite e articoli di ricerca con il proprio nome – che io non ho avuto mai l’onore di avere, pur avendo contribuito innumerevoli volte con il mio lavoro a ricerche (ma naturalmente i nomi negli articoli erano del professore e di coloro che sono “qualcuno”, pur non avendo mai fatto qualcosa per quella ricerca).
Purtroppo è così: un giovane medico in Italia lavora gratis, fa ricerca, e se non è raccomandato gli viene detto ”vai a fare un altro lavoro che per te qui non c’è posto, non c’è posto neanche per noi”.
Mi sento di dire -come giovane medico che ha fatto tanti sacrifici- che il prossimo anno, a malincuore, andrò in un altro Paese europeo, per cercare di continuare la mia formazione professionale dignitosamente, lontano da un sistema sanitario Italiano gerontocratico, fondato sulle conoscenze e sulle simpatie e non su principi scientifici e morali ai quali ritengo di appartenere. 
Infine vorrei rispondere alla domanda: 2012 fuga dall’Italia ? Per me dovremmo farci rispettare molto di più, dovremmo avere più volontà di spingerci oltre senza l’ausilio dei baroni  medici che hanno portato un’arte nobile come quella della medicina a decadere, sporcata dal lucro e dai favoreggiamenti. Ma mi sembra una cosa molto difficile da fare, dato che l’Italia è il Paese più vecchio al mondo. Di anziani baroni ce ne sono troppi, sia in politica che nella medicina, ma nutro forti speranze per il futuro perché leggendo gli articoli di questo sito intravedo un movimento attivo che non vuole certo cadere negli errori dei nostri predecessori.
Quindi per me la domanda dovrebbe essere: 2012, l’anno della fuga dall’Italia per tornare e riprenderci ciò che ci spetta di diritto?”

martedì 24 gennaio 2012

In Corea scienziati verso Dr. Smartphone, diagnostichera’ malattie

Roma, 23 gen. (Adnkronos Salute) – Un telefonino al posto del nostro medico? Un’ipotesi che potrebbe presto diventare realtà se gli scienziati del Korea Advanced Institute of Science of Technology (Kaist) riusciranno nel loro intento, cioè quello di rendere i cellulari ‘intelligenti’ in grado di diagnosticare le malattie semplicemente con un tocco dello schermo. L’idea di partenza, infatti, spiega Hyun-gyu Park sulla rivista medica tedesca ‘Angewandte Chemie’, “è quella di utilizzare la tecnologia ‘touch screen’ per analizzare la materia biomolecolare, esattamente come avviene nei laboratori d’analisi”.Gli smartphone, prosegue l’esperto, “funzionano proprio riconoscendo i segnali elettronici inviati dal tocco delle dita di chi li utilizza, dunque anche la presenza di specifiche proteine e del Dna dovrebbe essere riconoscibile”. Ed è ciò su cui stanno lavorando gli studiosi coreani, che hanno già effettuato un esperimento mostrando che attraverso il ‘tocco’ sullo schermo di un cellulare è possibile distinguere la presenza e la concentrazione di molecole di Dna. “Abbiamo confermato che i touch screen possono distinguere queste molecole con il 100% di accuratezza, esattamente come gli strumenti medici che abbiamo oggi a disposizione”. C’è ancora molto da lavorare, ma gli studiosi pensano che un giorno il ‘Dr. Smartphone’ potrà anche diagnosticare tumori o persino leggere test del sangue, attraverso piccoli tamponi da inserire nel telefono.

domenica 22 gennaio 2012

Anche centomila euro per «iscriversi» all’ albo. Medico sotto accusa

La «scorciatoia» per ottenere la laurea fasulla in odontoiatria e l’ iscrizione all’ Ordine dei medici passava per un vero dentista con tanto di studio in via Ripamonti. Almeno questo speravano una quindicina di studenti universitari che hanno sborsato una somma ingente di denaro per «regolarizzare» la loro pratica. Cifre che andavano da 5 mila a 100 mila euro. Una vera follia. Ma anche un truffa nella quale sono caduti un gruppo di studenti (alcuni figli di dentisti milanesi) dai comportamenti non proprio cristallini. Un business stroncato dagli agenti della squadra mobile che hanno denunciato il dentista (45 anni), quattro suoi complici e 4 studenti «laureati» che, esibendo un’ autocertificazione fasulla, erano già iscritti all’ Ordine dei medici e degli odontoiatri della provincia di Milano. «Un falso che sarebbe comunque stato scoperto alle prime verifiche», ha detto il capo della mobile Alessandro Giuliano. Il medico-truffatore era a conoscenza di un dato incontrovertibile: con il numero chiuso per entrare alla facoltà di odontoiatria, molti degli esclusi si sono iscritti all’ università di Arad, Romania, a 90 chilometri dall’ aeroporto di Timisoara. Una buona facoltà straniera «invasa» da circa 800 studenti italiani, l’ 80 per cento provenienti dal Sud. Alcuni di loro, dopo aver superato pochi esami in Romania, erano tornati in Italia perché sapevano di un professore che «aggiustava» le pratiche. E trovava il modo di confezionare la «pratica» e fare l’ iscrizione all’ Ordine. In realtà gli studenti, nonostante i soldi sborsati (il prof presentava un amico come il segretario dell’ Ordine e vantava amicizie all’ università Statale), non hanno poi avuto accesso all’ Ordine. «Presentate un’ autocertificazione che poi ci penso io» aveva detto il dentista di via Ripamonti. La polizia, indagando su un’ altra indagine, ha intercettato il falso professore. Da lì è partita l’ inchiesta. I denunciati dovranno rispondere di truffa aggravata, falso, sostituzione di persona, furto di un timbro universitario e tentativo di accesso abusivo al sistema informatico dell’ università.
Alberto Berticelli
http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/19/Pagavano_per_diventare_dentisti_co_7_120119027.shtml

Rossi: «Pronti a collaborare con la Regione ma diciamo no ai costi standard per le cure»

Era a capo del sindacato Snami che ha lottato contro la riforma sanitaria dellaRegione Lombardia. Ora è stato eletto presidente dell`Ordine dei medici diMilano e, con l`inizio dell`anno nuovo, ha appena preso il posto di Ugo Garbarmi. E così, in una veste nuova, Roberto Rossi, proseguirà la battaglia contro ilPirellone e contro il nuovo metodo di assistenza ai malati sub acuti.«Questo sì – dice lui – ma non lo farà più con il piglio del sindacalista, ora ho cambiato cappello. Il mio è un no deontologico». Rossi si oppone ai costi standard studiati dall`assessore alla Sanità Luciano Bresciani e fissati per ogni patologia. E contesta le cure all`esterno degli Ospedali per i malati cronici. Cure che faranno risparmiare parecchi soldi, mache, secondo il neo presidente dei camici bianchi, «rischiano di portare a livelli più bassi la qualità della sanità lombarda». Lo scenario per la Regione sarebbe stato ben diverso se a vincere le elezioni non fosse stata la lista di «Riscatto medico» ma quella di «Arte medica», tra icui candidati c`era Luca Giuseppe Merlino, vice del direttore generale della Sanità lombarda Carlo Lucchina. In quel caso la linea tra Ordine e Regione sarebbe stata più simile. Ma tant`è. La battaglia dei medici prosegue e forse si inasprirà, dando filo da torcere al Pirellone. «Non importa-ribadiscel`assessore Luciano Bresciani – Noi proseguiamo per la nostra strada, chi c`è, c`è». Ebbene, se l`Ordine di Milano aveva già risposto in modo gelido Alla riforma (consolo 50 medici accreditati per 13mila malati cronici), di sicuro non mobiliterà le ciurme ora. Mettendo a rischio, o almeno rallentando, l`effettivo decollo dei nuovi metodi. Se non ci sono i medici, nulla si può fare. Ma Bresciani è fiducioso e le truppe arruolate finora sono sufficienti per cominciare la sperimentazione. In proporzione, la riforma ha avuto più successo nelle altre province rispetto a Milano: 40 i medici accreditati a Lecco, 80 quelli dell`Ordine di Como che si sono messi in gioco con la sperimentazione. A Milano e dintorni invece il flop è destinato a replicarsi, almeno per un po`. e il nostro timore ha più volte spiegato Rossi – è che per rientrare nelle spese si arrivi a somministrare farmaci meno costosi rinunciando alla qualità». Come presidente dell`Ordine, c`è da giurarci, il suo spirito da sindacalista si farà sentire ancora. «Voglio precisare – spiega Rossi- che il rapporto con la Regione sarà di collaborazione. Certamente ci siamo sempre caratterizzati per dire ciò che pensiamo, ma sempre in un`ottica costruttiva». Tra le priorità del neopresidente c`è «la necessità di promuovere una maggior tutela del medico da un punto di vista legale». E si cercherà di risolvere il problema dell`emergenza dei medici pagati? euro lordi all`ora: «Vogliamo creare una classe di medici che non accetti più di lavorare a certe condizioni». Infatti, anche per questo motivo, la squadra che affiancherà Rossi nel suo mandato è composta principalmente da giovani: il consigliere più anziano ha 67 anni, il più giovane trenta.
IL GIORNALE MILANO

lunedì 12 marzo 2007

Incontro col Ministro dell’Università e della Ricerca

Il Presidente Nazionale del S.I.M.S (Segretariato Italiano Medici Specializzandi) e Rappresentante degli Specializzandi in seno all’Osservatorio Nazionale della formazione medica specialistica, Dr Walter Mazzucco, ha incontrato il Ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, a margine di una conferenza tenutasi questa mattina al Rettorato dell’Università degli Studi di Palermo.
Dato atto al M.I.U.R. di avere dato finalmente un segnale concreto alla categoria dei medici specializzandi attraverso la riattivazione dell’Osservatorio Nazionale della formazione medica specialistica e la ripresa dell’iter per l’adozione del contratto di formazione, che è esitata nella recente emanazione del D.P.C.M. che determina il trattamento economico dei medici specializzandi a partire dall’A.A. 2006/2007, pur tuttavia il Presidente del S.I.M.S. non ha potuto esimersi dal ricordare come da troppi anni i medici specializzandi Italiani sono in attesa del giusto riconoscimento del loro ruolo espletato all’interno del S.S.N., ed i ritardi ad oggi accumulati per l’applicazione dei dettami del vigente D. Lgs. 368/1999, modificato dalla legge n. 266/2005, non sono in alcun modo giustificabili e continuano a mortificare la categoria; infatti molto ancora resta da fare!
Il Dr Mazzucco ha quindi consegnato al Ministro il documento del S.I.M.S. (allegato) che evidenzia le problematiche e propone soluzioni relative allo stato di grave disagio in cui versano i medici specializzandi Italiani.
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Di seguito sono sintetizzate le richieste e le proposte del SIMS:

1. definizione nel più breve tempo possibile della complessa procedura per l’adozione dello schema tipo del contratto di formazione, di modo che il contratto predetto possa essere disponibile per la stipula da parte di tutti gli specializzandi entro il mese di Luglio del c.a.. A tal fine, appare indispensabile il coinvolgimento delle associazioni di categoria nella discussione sui contenuti dello schema tipo del contratto di formazione specialistica;

2. emanazione di direttive uniformi e condivise sui risvolti applicativi conseguenti all’entrata in vigore del D. Lgs. 368/1999, modificato dalla legge n. 266/2005; ed in particolare sull’impegno assistenziale in regime di tempo pieno degli assistenti in formazione (con espresso riferimento a guardie ordinarie, notturne e festive), sul rapporto tra medico specializzando, Università ed Aziende Ospedaliere facenti capo alla rete formativa, sulle modalità dell’esercizio del diritto all’assenza per malattia e gravidanza;

3. sottoporre tutti gli assistenti in formazione a Sorveglianza Sanitaria, ai sensi del D.M. 5 Agosto 1998, n. 363 e del D. Lgs. 626/1994 e dispositivi correlati;

4. porre le basi per il futuro ricongiungimento dell'attività lavorativa svolta dal medico specializzando durante il periodo di formazione specialistica;

5. promozione di iniziative formative iniziative formative che permettano a tutti gli assistenti in formazione di essere introdotti ai principi del Risk Management e di essere edotti sulle procedure volte all’abbattimento del Rischio Clinico;

6. istituzione d’ufficio presso ciascuna regione “inadempiente” del corrispettivo Osservatorio Regionale per la Formazione Medica Specialistica;

7. pubblicazione del Bando per l’Accesso alle scuole di Specializzazione per l’A.A. 2006/07 entro e non oltre il mese di Marzo 2007 e riordino della materia a partire dall’A.A. 2007/08;

8. procedere al riordino ed alla semplificazione della complessa normativa in tema di formazione specialistica, che nella conformazione attuale si è dimostrata responsabile di lungaggini burocratiche non accettabili in un Paese civile.

venerdì 9 marzo 2007

: Posizione del S.I.M.S. in riferimento a ritardi nell’adozione Contratto di formazione e nella pubblicazione del Bando per l’accesso alle scuole spec

L’adozione del contratto di formazione dei medici specializzandi nel corrente A.A. 2006/07 non è in discussione, perché atto amministrativo dovuto, conseguente all’entrata in vigore dal 1° Novembre 2006 del D. Lgs. n. 368/1999, modificato dalla legge n. 266/2005. Tale concetto viene ulteriormente ribadito dal Ministero della Salute, il quale, attraverso i propri uffici, afferma che “secondo le notizie acquisite dai competenti uffici, sono state rimosse tutte le questioni pregiudiziali all’adozione di uno schema tipo di contratto, la cui decorrenza rimane comunque fissata all’A.A. 2006/2007, come stabilito dalla Legge n. 266/2005.
Tutti i diritti-doveri dei medici specializzandi sono dunque in vigore e devono essere garantiti nell’immediato; infatti il contratto non è altro che un contenitore formale degli aspetti economici remunerativi e previdenziali che verranno corrisposti a conguaglio a partire dal 1° Novembre 2006, nel momento in cui verrà sottoscritto il contratto.
Il S.I.M.S. pur tuttavia non può esimersi dallo stigmatizzare i tempi estremamente lunghi che stanno caratterizzando la definizione dello schema tipo di contratto degli specializzandi; vicenda che tra l’altro produce un conseguente grave rallentamento nella pubblicazione del bando per l’accesso scuole specializzazione per il corrente AA 2006/07. Inoltre, lamenta difformità nell’applicazione del D. Lgs. n. 368/1999, modificato dalla legge n. 266/2005, registrate nei vari Atenei negli ultimi mesi.
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In particolare, si pone l’attenzione sull’impiego del medico specializzando, che, ai sensi della normativa vigente, non è in alcun modo sostitutivo dell’attività del personale di ruolo strutturato universitario e del S.S.N.: si invitano pertanto tutti i colleghi specializzandi a non assumersi la responsabilità di coprire guardie mediche ordinarie, notturne e festive in assenza della presenza fisica di almeno un medico strutturato. A tal proposito si ricorda che il contratto collettivo nazionale di lavoro della dirigenza medica prevede che la guardia divisionale sia svolta dal personale medico strutturato in sede unica, e che quindi ogni edificio abbia di guardia il proprio medico di ruolo, a tutela di tutti i cittadini, ma anche, come documentano i recenti fatti di cronaca, a tutela degli specialisti in formazione, troppo spesso sovraesposti a scarsa tutela medico–legale, se non affiancati da tutor nell’espletamento dell’attività assistenziale.
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In tal senso si inserisce la proposta del S.I.M.S. nel senso di promuovere iniziative formative per tutti gli assistenti in formazione in tema di Risk Management.
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Tale documento viene diffuso tramite le Sedi Locali S.I.M.S. di Palermo, Catania, Messina, Napoli Federico II, Napoli S.U.N., Roma La Sapienza, Bologna, Verona, Novara, Brescia, Sassari.
Per ulteriori informazioni si prega di consultare la pagina web: www.sims.ms.