La recente manovra del governo Monti ( legge n.214 del 22/12/2011,
articolo 33), così come il precedente DPR n.138 del 13 agosto 2011
(convertito con modificazioni dalla legge n.148 del 14 settembre 2011),
sancisce che entro il 13 agosto 2012 gli Ordini Professionali dei medici
chirurghi e quelli delle professioni sanitarie non mediche dovranno
stabilire le sanzioni da applicare a chi non acquisisce ogni anno i
crediti ECM necessari per soddisfare gli obblighi formativi.OBBLIGO ECM
PER LA FORMAZIONE Il numero di crediti che ogni professionista della
Sanità è tenuto ad acquisire per il triennio 2011-2013 è di 150 ECM, con
un minimo di 25 ed un massimo di 75 per anno. I crediti ottenibili
attraverso convegni, congressi, conferenze, simposi, gruppi di
miglioramento, attività di ricerca, docenze e tutoring non possono
superare complessivamente il 60% delle attività formative, cioè 90
crediti nel triennio. I crediti acquisibili attraverso la partecipazione
ad eventi sponsorizzati non devono eccedere un terzo del totale (50
crediti). Nessuna limitazione è invece prevista per l’accesso ai corsi
in modalità FAD (ad eccezione degli infermieri professionali, per i
quali il limite è fissato alla soglia del 60%). L’E-LEARNING RAPPRESENTA
LA MIGLIORE SOLUZIONE PER ASSOLVERE AI PROPRI OBBLIGHI FORMATIVI.
L’obbligo formativo è del singolo. Resta comunque fondamentale il ruolo
svolto da ASL, AO ed Ordini, cui SalusNet offre strumenti e soluzioni
per la gestione della proprie politiche formative. Prima
dell’introduzione di questa normativa, pur essendoci formalmente
l’obbligo per gli operatori della sanità di partecipare a programmi
formativi, la sanzione, in caso di inadempimento o di parziale
adempimento, non era ancora divenuta operativa. Adesso che questo gap è
stato colmato, i riflettori si spostano sulle sanzioni e sulle modalità
attraverso cui assolvere a tale obbligo. Considerando l’attuale contesto
economico-finanziario e la sensibile riduzione dei budget, appare
evidente che le attività formative debbano necessariamente coniugarsi
con un contenimento della spesa e con rigore gestionale, mantenendo
sempre alti i livelli qualitativi del servizio, presupposto e finalità
ultima dell’ECM. L’intervento formativo in modalità e-Learning
rappresenta una soluzione concreta proprio perché è in grado di
soddisfare standard di qualità a costi competitivi e contenuti. In
ambito sanitario, l’Italia risulta essere un paese ancora troppo
diffidente nell’utilizzo di tali tecnologie. Abbattere le barriere
culturali che vedono nella FAD uno strumento ancora poco conosciuto e
diffuso, rappresenta un nostro importante ed ambizioso obiettivo.
Continua a leggere su http://quellichelafarmacia.com/4250/manovra-monti-scattano-sanzioni-per-medici-ed-operatori-della-sanita-che-non-raggiungono-i-crediti-ecm-obbligatori/
Il sito "TRAPANIMARTINO" nasce per informare i colleghi medici e le persone, con le notizie sulla medicina, e non solo, lette e riadattate, tratte dalla lettura di riviste scientifiche nazionali ed internazionali, ma anche da altri Blog e riviste on-line. Curato da Martino Massimiliano Trapani
giovedì 26 aprile 2012
domenica 15 aprile 2012
Monti “bisogna investire nei giovani talenti”
Non vogliamo credere che un Governo, che si presentato dicendo “quello che fa bene ai giovani, fa bene al Paese” voglia far cassa con i soldi delle borse di studio e degli assegni di ricerca, somme che garantiscono il minimo sostentamento per migliaia di giovanissimi ricercatori e medici specializzandi, quasi sempre fuori sede, che sempre pia fatica, in questo periodo di crisi, tentano di costruirsi una esistenza indipendente e dignitosa.
Il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.), in accordo con la Confederazione Nazionale dei Medici Specializzandi(FederSpecializzandi), al fine di esprimere la più totale disapprovazione nei confronti dell’emendamento che, nell’ambito del disegno di legge “semplificazioni tributarie” attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, introdurrebbe latassazione IRPEF sulle borse di studio percepite dai medici in formazione specialistica, i dottorandi, e i corsisti in medicina generale.
Comunicato stampa congiunto GIOVANI MEDICI (S.I.G.M.) Federspecializzandi
Invitano pubblicamente i colleghi appartenenti alla suddette
categorie all’astensione dalle quotidiane attività assistenziali e di
ricerca nelle giornate del 16 e 17 Aprile 2012 ed alla
partecipazione alle assemblee pubbliche che verranno indette
autonomamente dai comitati locali di ciascun Ateneo nelle medesime
giornate.Inoltre, per amplificare la voce unita dei giovani medici italiani è stata indetta per martedi 17 Aprile 2012 una manifestazione nazionale che si terrà nella Piazza del Parlamento di Roma dalle ore 11.00 alle ore 13.00.
Tra le ultime news apprendiamo dalla segreteria particolare del Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca, sollecitata dal nostro Segretariato, che il MIUR avrebbe direttamente investito il proprio ufficio legislativo al fine di esprimere parere di netta contrarietà al testo approvato dal Senato.
L’invito ai colleghi è, in ogni caso, quello di non dimenticare la responsabilità sociale e la dignità della nostra professione che ci impongono, tra l’altro, di comunicare per tempo la nostra astensione ai servizi di riferimento al fine di non danneggiare cittadinanza e pazienti nella pur sacrosanta difesa dei nostri diritti. Pertanto, invitiamo tutti i colleghi a concentrare le loro attenzioni sulle manifestazioni in programma il 16 (astensione ed assemblee organizzative) e 17 aprile (astensione e sit in davanti la Camera dei Deputati), evitando di disperdere le energie in altre iniziative non coordinate a livello nazionale.
Il Consiglio Nazionale (S.I.G.M.)
Dipartimento Specializzandi (S.I.M.S.)
Giovani italiani, oltre 27mila all’anno fuggono all’estero. Destinazione: Germania e Gran Bretagna
di Sergio Nava
Uno spaccato inedito -per certi versi sorprendente – della nuova emigrazione professionale italiana: le nuove statistiche Aire (Anagrafe Italiani Residenti Estero) sui 20-40enni in uscita dall’Italia nel 2011 certificano il sorpasso delle regioni del Nord Italia su quelle del Sud, almeno per quanto riguarda le “forze fresche” che emigrano. La crisi sembra dunque incentivare soprattutto la fuga dei giovani settentrionali, residenti nelle zone più produttive. Un segnale allarmante.
La ricerca è stata diffusa dalla trasmissione “Giovani Talenti” di Radio 24: lo scorso anno sono state Lombardia e Veneto le regioni dalle quali sono emigrati più 20-40enni: 4.768 lombardi, 2.568 veneti. Solo al terzo posto la Sicilia (2.418 espatri), seconda nel 2010 e primatista nel decennio 2000-2010, seguita da Lazio (2.236) e Piemonte (2.197). Sesta la Campania (1.909), poi l’Emilia-Romagna (1.770), la Puglia (1.476), la Toscana (1.408) e la Calabria (1.181).
Il totale dei 20-40enni espatriati nel corso dell’anno solare è stato invece pari a 27.616, in leggera crescita rispetto al 2010, quando il dato toccò quota 27.246. È anche corretto precisare come si tratti di statistiche ufficiali, redatte sulla base di chi effettivamente si iscrive all’Aire (un obbligo di legge, dopo un anno all’estero). Ufficiosamente però, è noto come almeno un giovane su due mantenga la residenza in Italia, pur vivendo all’estero (soprattutto tra coloro che sono rimasti all’interno dell’UE), per evitare lungaggini burocratiche. I dati Aire sono quindi utili soprattutto per decifrare il fenomeno a livello di campione, tenendo presente che -ufficiosamente- potrebbero venire quantomeno raddoppiati: potremmo quindi stimare, più realisticamente, un flusso in uscita dall’Italia pari a circa 60mila 20-40enni nel 2011, sostanzialmente in linea con gli anni precedenti.
A livello statistico. Emigrano più i giovani uomini rispetto alle giovani donne: 15.569 contro 12.047, anche se nella fascia 20-30 anni lo scarto e’ minimo, e tende ad accentuarsi nella fascia 30-40 anni (9298 uomini, contro 6753 donne). Le ventenni appaiono molto più mobili della generazione che le ha precedute. Tra le destinazioni dell’espatrio “under 40″ si conferma in cima agli approdi l’Europa (18.347 giovani emigrati in altri Paesi del Continente), ed è in netta ascesa l’emigrazione verso l’America Meridionale (4201), che stacca nettamente quella verso l’America Centro-settentrionale (2653). Per Paesi, domina la classifica degli espatri dei 20-40enni la Germania (3549 emigrati), seguita dalla Gran Bretagna (3366) e dalla Svizzera (3118). Quinti gli Stati Uniti (1821), seguiti dall’Argentina (1817). Anche il Brasile, con 1461 espatri, si conferma una destinazione interessante. Tiene -nonostante la crisi- la Spagna (quinta tra le destinazioni europee, dopo la Francia): nella “top five” dei Paesi extraeuropei figurano Australia e Canada, nonostante le difficoltà per ottenere un visto di residenza permanente.
La comunità dei 20-40enni rappresenta una fetta importante sul totale degli espatriati dall’Italia, che nel 2011 ammontava -ufficialmente- a 60.635 unità: le classi più giovani e produttive rappresentano infatti il 45,54% del totale. Circa uno su quattro (il 26,47%) ha tra i 30 e i 40 anni. Una perdita netta per il sistema-Paese. La statistica Aire offre infine uno spaccato globale sul mondo dei nostri connazionali all’estero, aggiornato al 31 dicembre 2011: ben 4.208.977. Quasi quanto l’Emilia-Romagna. Se fossero una regione, sarebbero -per numero di abitanti- l’ottava regione della Penisola.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-02/giovani-italiani-estero-fuga-190016.shtml?uuid=AbawF6HF&fromSearch
Uno spaccato inedito -per certi versi sorprendente – della nuova emigrazione professionale italiana: le nuove statistiche Aire (Anagrafe Italiani Residenti Estero) sui 20-40enni in uscita dall’Italia nel 2011 certificano il sorpasso delle regioni del Nord Italia su quelle del Sud, almeno per quanto riguarda le “forze fresche” che emigrano. La crisi sembra dunque incentivare soprattutto la fuga dei giovani settentrionali, residenti nelle zone più produttive. Un segnale allarmante.
La ricerca è stata diffusa dalla trasmissione “Giovani Talenti” di Radio 24: lo scorso anno sono state Lombardia e Veneto le regioni dalle quali sono emigrati più 20-40enni: 4.768 lombardi, 2.568 veneti. Solo al terzo posto la Sicilia (2.418 espatri), seconda nel 2010 e primatista nel decennio 2000-2010, seguita da Lazio (2.236) e Piemonte (2.197). Sesta la Campania (1.909), poi l’Emilia-Romagna (1.770), la Puglia (1.476), la Toscana (1.408) e la Calabria (1.181).
Il totale dei 20-40enni espatriati nel corso dell’anno solare è stato invece pari a 27.616, in leggera crescita rispetto al 2010, quando il dato toccò quota 27.246. È anche corretto precisare come si tratti di statistiche ufficiali, redatte sulla base di chi effettivamente si iscrive all’Aire (un obbligo di legge, dopo un anno all’estero). Ufficiosamente però, è noto come almeno un giovane su due mantenga la residenza in Italia, pur vivendo all’estero (soprattutto tra coloro che sono rimasti all’interno dell’UE), per evitare lungaggini burocratiche. I dati Aire sono quindi utili soprattutto per decifrare il fenomeno a livello di campione, tenendo presente che -ufficiosamente- potrebbero venire quantomeno raddoppiati: potremmo quindi stimare, più realisticamente, un flusso in uscita dall’Italia pari a circa 60mila 20-40enni nel 2011, sostanzialmente in linea con gli anni precedenti.
A livello statistico. Emigrano più i giovani uomini rispetto alle giovani donne: 15.569 contro 12.047, anche se nella fascia 20-30 anni lo scarto e’ minimo, e tende ad accentuarsi nella fascia 30-40 anni (9298 uomini, contro 6753 donne). Le ventenni appaiono molto più mobili della generazione che le ha precedute. Tra le destinazioni dell’espatrio “under 40″ si conferma in cima agli approdi l’Europa (18.347 giovani emigrati in altri Paesi del Continente), ed è in netta ascesa l’emigrazione verso l’America Meridionale (4201), che stacca nettamente quella verso l’America Centro-settentrionale (2653). Per Paesi, domina la classifica degli espatri dei 20-40enni la Germania (3549 emigrati), seguita dalla Gran Bretagna (3366) e dalla Svizzera (3118). Quinti gli Stati Uniti (1821), seguiti dall’Argentina (1817). Anche il Brasile, con 1461 espatri, si conferma una destinazione interessante. Tiene -nonostante la crisi- la Spagna (quinta tra le destinazioni europee, dopo la Francia): nella “top five” dei Paesi extraeuropei figurano Australia e Canada, nonostante le difficoltà per ottenere un visto di residenza permanente.
La comunità dei 20-40enni rappresenta una fetta importante sul totale degli espatriati dall’Italia, che nel 2011 ammontava -ufficialmente- a 60.635 unità: le classi più giovani e produttive rappresentano infatti il 45,54% del totale. Circa uno su quattro (il 26,47%) ha tra i 30 e i 40 anni. Una perdita netta per il sistema-Paese. La statistica Aire offre infine uno spaccato globale sul mondo dei nostri connazionali all’estero, aggiornato al 31 dicembre 2011: ben 4.208.977. Quasi quanto l’Emilia-Romagna. Se fossero una regione, sarebbero -per numero di abitanti- l’ottava regione della Penisola.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-02/giovani-italiani-estero-fuga-190016.shtml?uuid=AbawF6HF&fromSearch
LETTERA APERTA DEI GIOVANI MEDICI ITALIANI ALL’ITALIA IN CRISI
Cari colleghi,
Presidente del Consiglio dei Ministri
Presidente del Senato
Presidente della Camera
Ministro della Salute
Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Il Segretariato Italiano Giovani Medici, credendo che le richiamate parole di affetto e stima, rivolte ai giovani dal Presidente del Consiglio dei Ministri nel momento di maggior difficoltà del Paese, fossero la puntuale descrizione della terapia d’urto da attuare per curare la nostra Italia, non può credere né accettare che chi è chiamato al Governo del Paese voglia lasciarsi sfuggire il proprio capitale più prezioso.
I giovani rappresentano il futuro. Un Paese che non investe e non tutela i suoi giovani, ma li lascia andare via è un Paese destinato ad estinguersi.
pubblichiamo la “LETTERA APERTA DEI GIOVANI MEDICI ITALIANI ALL’ITALIA IN CRISI” (scarica la lettera) inviata all’attenzione di
Presidente della RepubblicaPresidente del Consiglio dei Ministri
Presidente del Senato
Presidente della Camera
Ministro della Salute
Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Il Segretariato Italiano Giovani Medici, credendo che le richiamate parole di affetto e stima, rivolte ai giovani dal Presidente del Consiglio dei Ministri nel momento di maggior difficoltà del Paese, fossero la puntuale descrizione della terapia d’urto da attuare per curare la nostra Italia, non può credere né accettare che chi è chiamato al Governo del Paese voglia lasciarsi sfuggire il proprio capitale più prezioso.
I giovani rappresentano il futuro. Un Paese che non investe e non tutela i suoi giovani, ma li lascia andare via è un Paese destinato ad estinguersi.
I Giovani Medici Italiani
Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM)
Il governo vuole il sangue dei giovani medici
L’ipotesi di introdurre l’Irpef sulle borse di studio di
specializzandi, dottorandi e corsisti fa infuriare la categoria. Che ha
deciso di scioperare lunedì e martedì prossimo, e di protestare davanti
al Parlamento
Per far fare marcia indietro al governo, i giovani medici annunciano due giornate di sciopero, lunedì 16 e martedì 17 aprile. Data quest’ultima, in cui è in programma un sit-in davanti alla Camera, dalle 11 alle 13. A organizzare la protesta sono il Segretariato italiano giovani medici (Sigm) e la Confederazione nazionale degli specializzandi (Federspecializzandi).
Per uno specializzando, si parla di 300 euro mensili in meno, se la tassazione venisse confermata. In Italia, ha spiegato all’ANSA il presidente del Sigm Walter Mazzucco sono circa 25 mila i giovani medici interessati da questa norma, e tantissimi sono gli ospedali universitari che “si reggono sul contributo dei medici in formazione”. Strutture che, nelle due giornate, rischiano seri disagi. “Chiediamo al Governo e a tutti i gruppi parlamentari – si legge nella nota – di intervenire a correggere tale disposizione in occasione del passaggio alla Camera, affinché tale norma non finisca per produrre effetti travolgenti sul futuro del nostro Servizio Sanitario Nazionale”.
Qui la nota congiunta delle due associazioni di giovani medici.
fonte http://www.viaemilianet.it/notizia.php?id=10834
Fisco: Irpef su borse di studio, giovani medici in rivolta
(ANSA) – BOLOGNA, 13 APR – Due giornate di ‘sciopero’ dei giovani
medici italiani e un sit-in davanti alla Camera, per protestare contro
un emendamento del testo di conversione del decreto fiscale, che
introdurrebbe l’Irpef sulle borse di studio percepite dai medici in
formazione specialistica, dottorandi, e corsisti in medicina generale.
Ad invitare i colleghi a due giornate di astensione, lunedi’ e martedi’,
da attivita’ assistenziali e di ricerca, sono il Segretariato italiano
giovani medici (Sigm) e la Confederazione nazionale degli specializzandi
(Federspecializzandi), con una nota congiunta. Il ritrovo, martedi’,
sara’ in piazza del Parlamento, dalle 11 alle 13. Per uno
specializzando, si parla di 300 euro mensili in meno, se la tassazione
venisse confermata. In Italia, ha spiegato all’ANSA il presidente del
Sigm Walter Mazzucco sono circa 25 mila i giovani medici interessati da
questa norma, e tantissimi sono gli ospedali universitari che ”si
reggono sul contributo dei medici in formazione”. Strutture che, nelle
due giornate, rischiano seri disagi. ”Chiediamo al Governo e a tutti i
gruppi parlamentari – si legge nella nota – di intervenire a correggere
tale disposizione in occasione del passaggio alla Camera, affinche’ tale
norma non finisca per produrre effetti travolgenti sul futuro del
nostro Servizio Sanitario Nazionale”.(ANSA).
http://www.unita.it/notizie-flash/fisco-irpef-su-borse-di-studio-giovani-medici-in-rivolta-1.401181
Dl fisco/Irpef sulle borse di studio, in rivolta i giovani medici
Roma, 13 apr. (TMNews) – Due giorni di protesta
e un sit-in martedì 17 davanti alla Camera: i giovani medici sono sul
piede di guerra contro un emendamento del testo di conversione del
decreto fiscale che introdurrebbe una tassazione Irpef al 20 per cento
sulle loro borse di studio. “Non vogliamo credere – si legge sul portale
giovani medici – che un governo, che si è presentato dicendo ‘quello
che fa bene ai giovani, fa bene al Paese’ voglia far cassa con i soldi
delle borse di studio e degli assegni di ricerca, somme che garantiscono
il minimo sostentamento per migliaia di giovanissimi ricercatori e
medici specializzandi, quasi sempre fuori sede, che con sempre con più
fatica, in questo periodo di crisi, tentano di costruirsi una esistenza
indipendente e dignitosa”. Per questo, il Segretariato italiano giovani
medici (Sigm) e la Confederazione nazionale degli specializzandi
(Federspecializzandi), invitano i colleghi specializzandi, dottorandi,
borsisti e assegnisti ad astenersi da ogni attività lavorativa
assistenziale e di ricerca a partire dal 16 aprile e a partecipare al
sit-in di protesta martedì 17, dalle 11 alle 13, a piazza del Parlamento
a Roma.
MANIFESTAZIONE DI TUTTI GLI SPECIALIZZANDI MEDICI – LUNEDI’ 16 APRILE ORE 10.00 A MILANO IN PIAZZA CAVOUR!!!
MANIFESTAZIONE DI TUTTI GLI
SPECIALIZZANDI MEDICI DI MILANO!!!
LUNEDI’ 16 APRILE ORE 10.00
A MILANO IN PIAZZA CAVOUR!!!
Non vogliamo credere che un Governo, che si presentato dicendo “quello che fa bene ai giovani, fa bene al Paese” voglia far cassa con i soldi delle borse di studio e degli assegni di ricerca, somme che garantiscono il minimo sostentamento per migliaia di giovanissimi ricercatori e medici specializzandi, quasi sempre fuori sede, che sempre pia fatica, in questo periodo di crisi, tentano di costruirsi una esistenza indipendente e dignitosa.Il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.), in accordo con la Confederazione Nazionale dei Medici Specializzandi(FederSpecializzandi), al fine di esprimere la più totale disapprovazione nei confronti dell’emendamento che, nell’ambito del disegno di legge “semplificazioni tributarie” attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, introdurrebbe latassazione IRPEF sulle borse di studio percepite dai medici in formazione specialistica, i dottorandi, e i corsisti in medicina generale.
Comunicato stampa congiunto GIOVANI MEDICI (S.I.G.M.) Federspecializzandi
Invitano pubblicamente i colleghi appartenenti alla suddette
categorie all’astensione dalle quotidiane attività assistenziali e di
ricerca nelle giornate del 16 e 17 Aprile 2012 ed alla
partecipazione alle assemblee pubbliche che verranno indette
autonomamente dai comitati locali di ciascun Ateneo nelle medesime
giornate.Inoltre, per amplificare la voce unita dei giovani medici italiani è stata indetta per martedi 17 Aprile 2012 una manifestazione nazionale che si terrà nella Piazza del Parlamento di Roma dalle ore 11.00 alle ore 13.00.
Tra le ultime news apprendiamo dalla segreteria particolare del Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca, sollecitata dal nostro Segretariato, che il MIUR avrebbe direttamente investito il proprio ufficio legislativo al fine di esprimere parere di netta contrarietà al testo approvato dal Senato.
L’invito ai colleghi è, in ogni caso, quello di non dimenticare la responsabilità sociale e la dignità della nostra professione che ci impongono, tra l’altro, di comunicare per tempo la nostra astensione ai servizi di riferimento al fine di non danneggiare cittadinanza e pazienti nella pur sacrosanta difesa dei nostri diritti. Pertanto, invitiamo tutti i colleghi a concentrare le loro attenzioni sulle manifestazioni in programma il 16 (astensione ed assemblee organizzative) e 17 aprile (astensione e sit in davanti la Camera dei Deputati), evitando di disperdere le energie in altre iniziative non coordinate a livello nazionale.
Il Consiglio Nazionale (S.I.G.M.)
Dipartimento Specializzandi (S.I.M.S.)
Borse di studio tagli da 300 euro al mese specializzandi
in rivolta in tutta Italia!!
E’ una vera e propria mega stangata quella che
stanno preparando per gli specializzandi di medicina e chirurgia. Una
legge già passata in senato (la minuscola iniziale è voluta) ridurrebbe
le borse di studio dei medici in formazione, già tra le più basse
d’Europa, di ulteriori 300 euro al mese, dopo il taglio già effettuato
due mesi fa. Tutto questo fa infuriare i giovani medici che stanno
organizzando proteste in tutta Italia per cercare di arginare questa
estorsione legalizzata, considerando che sulla base del compenso
dell’attuale borsa di studio, molti professionisti in formazione hanno
acceso mutui e messo su famiglie che, nella maggior parte dei casi,
stentano ad andare avanti con questa sola entrata. Alle porte c’è anche
uno sciopero generale degli specializzandi che, con buona probabilità,
bloccherebbe l’attività in gran parte degli ospedali universitari, che
si reggono sulle spalle di medici sottopagati e sfruttati.
http://www.amanteaonline.it/borse-di-studio-tagli-da-300-euro-al-mese-specializzandi-in-rivolta-in-tutta-italia-797629.html
Giovani italiani, oltre 27mila all’anno fuggono all’estero. Destinazione: Germania e Gran Bretagna
di Sergio Nava
Uno spaccato inedito -per certi versi sorprendente – della nuova emigrazione professionale italiana: le nuove statistiche Aire (Anagrafe Italiani Residenti Estero) sui 20-40enni in uscita dall’Italia nel 2011 certificano il sorpasso delle regioni del Nord Italia su quelle del Sud, almeno per quanto riguarda le “forze fresche” che emigrano. La crisi sembra dunque incentivare soprattutto la fuga dei giovani settentrionali, residenti nelle zone più produttive. Un segnale allarmante.
La ricerca è stata diffusa dalla trasmissione “Giovani Talenti” di Radio 24: lo scorso anno sono state Lombardia e Veneto le regioni dalle quali sono emigrati più 20-40enni: 4.768 lombardi, 2.568 veneti. Solo al terzo posto la Sicilia (2.418 espatri), seconda nel 2010 e primatista nel decennio 2000-2010, seguita da Lazio (2.236) e Piemonte (2.197). Sesta la Campania (1.909), poi l’Emilia-Romagna (1.770), la Puglia (1.476), la Toscana (1.408) e la Calabria (1.181).
Il totale dei 20-40enni espatriati nel corso dell’anno solare è stato invece pari a 27.616, in leggera crescita rispetto al 2010, quando il dato toccò quota 27.246. È anche corretto precisare come si tratti di statistiche ufficiali, redatte sulla base di chi effettivamente si iscrive all’Aire (un obbligo di legge, dopo un anno all’estero). Ufficiosamente però, è noto come almeno un giovane su due mantenga la residenza in Italia, pur vivendo all’estero (soprattutto tra coloro che sono rimasti all’interno dell’UE), per evitare lungaggini burocratiche. I dati Aire sono quindi utili soprattutto per decifrare il fenomeno a livello di campione, tenendo presente che -ufficiosamente- potrebbero venire quantomeno raddoppiati: potremmo quindi stimare, più realisticamente, un flusso in uscita dall’Italia pari a circa 60mila 20-40enni nel 2011, sostanzialmente in linea con gli anni precedenti.
A livello statistico. Emigrano più i giovani uomini rispetto alle giovani donne: 15.569 contro 12.047, anche se nella fascia 20-30 anni lo scarto e’ minimo, e tende ad accentuarsi nella fascia 30-40 anni (9298 uomini, contro 6753 donne). Le ventenni appaiono molto più mobili della generazione che le ha precedute. Tra le destinazioni dell’espatrio “under 40″ si conferma in cima agli approdi l’Europa (18.347 giovani emigrati in altri Paesi del Continente), ed è in netta ascesa l’emigrazione verso l’America Meridionale (4201), che stacca nettamente quella verso l’America Centro-settentrionale (2653). Per Paesi, domina la classifica degli espatri dei 20-40enni la Germania (3549 emigrati), seguita dalla Gran Bretagna (3366) e dalla Svizzera (3118). Quinti gli Stati Uniti (1821), seguiti dall’Argentina (1817). Anche il Brasile, con 1461 espatri, si conferma una destinazione interessante. Tiene -nonostante la crisi- la Spagna (quinta tra le destinazioni europee, dopo la Francia): nella “top five” dei Paesi extraeuropei figurano Australia e Canada, nonostante le difficoltà per ottenere un visto di residenza permanente.
La comunità dei 20-40enni rappresenta una fetta importante sul totale degli espatriati dall’Italia, che nel 2011 ammontava -ufficialmente- a 60.635 unità: le classi più giovani e produttive rappresentano infatti il 45,54% del totale. Circa uno su quattro (il 26,47%) ha tra i 30 e i 40 anni. Una perdita netta per il sistema-Paese. La statistica Aire offre infine uno spaccato globale sul mondo dei nostri connazionali all’estero, aggiornato al 31 dicembre 2011: ben 4.208.977. Quasi quanto l’Emilia-Romagna. Se fossero una regione, sarebbero -per numero di abitanti- l’ottava regione della Penisola.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-02/giovani-italiani-estero-fuga-190016.shtml?uuid=AbawF6HF&fromSearch
Uno spaccato inedito -per certi versi sorprendente – della nuova emigrazione professionale italiana: le nuove statistiche Aire (Anagrafe Italiani Residenti Estero) sui 20-40enni in uscita dall’Italia nel 2011 certificano il sorpasso delle regioni del Nord Italia su quelle del Sud, almeno per quanto riguarda le “forze fresche” che emigrano. La crisi sembra dunque incentivare soprattutto la fuga dei giovani settentrionali, residenti nelle zone più produttive. Un segnale allarmante.
La ricerca è stata diffusa dalla trasmissione “Giovani Talenti” di Radio 24: lo scorso anno sono state Lombardia e Veneto le regioni dalle quali sono emigrati più 20-40enni: 4.768 lombardi, 2.568 veneti. Solo al terzo posto la Sicilia (2.418 espatri), seconda nel 2010 e primatista nel decennio 2000-2010, seguita da Lazio (2.236) e Piemonte (2.197). Sesta la Campania (1.909), poi l’Emilia-Romagna (1.770), la Puglia (1.476), la Toscana (1.408) e la Calabria (1.181).
Il totale dei 20-40enni espatriati nel corso dell’anno solare è stato invece pari a 27.616, in leggera crescita rispetto al 2010, quando il dato toccò quota 27.246. È anche corretto precisare come si tratti di statistiche ufficiali, redatte sulla base di chi effettivamente si iscrive all’Aire (un obbligo di legge, dopo un anno all’estero). Ufficiosamente però, è noto come almeno un giovane su due mantenga la residenza in Italia, pur vivendo all’estero (soprattutto tra coloro che sono rimasti all’interno dell’UE), per evitare lungaggini burocratiche. I dati Aire sono quindi utili soprattutto per decifrare il fenomeno a livello di campione, tenendo presente che -ufficiosamente- potrebbero venire quantomeno raddoppiati: potremmo quindi stimare, più realisticamente, un flusso in uscita dall’Italia pari a circa 60mila 20-40enni nel 2011, sostanzialmente in linea con gli anni precedenti.
A livello statistico. Emigrano più i giovani uomini rispetto alle giovani donne: 15.569 contro 12.047, anche se nella fascia 20-30 anni lo scarto e’ minimo, e tende ad accentuarsi nella fascia 30-40 anni (9298 uomini, contro 6753 donne). Le ventenni appaiono molto più mobili della generazione che le ha precedute. Tra le destinazioni dell’espatrio “under 40″ si conferma in cima agli approdi l’Europa (18.347 giovani emigrati in altri Paesi del Continente), ed è in netta ascesa l’emigrazione verso l’America Meridionale (4201), che stacca nettamente quella verso l’America Centro-settentrionale (2653). Per Paesi, domina la classifica degli espatri dei 20-40enni la Germania (3549 emigrati), seguita dalla Gran Bretagna (3366) e dalla Svizzera (3118). Quinti gli Stati Uniti (1821), seguiti dall’Argentina (1817). Anche il Brasile, con 1461 espatri, si conferma una destinazione interessante. Tiene -nonostante la crisi- la Spagna (quinta tra le destinazioni europee, dopo la Francia): nella “top five” dei Paesi extraeuropei figurano Australia e Canada, nonostante le difficoltà per ottenere un visto di residenza permanente.
La comunità dei 20-40enni rappresenta una fetta importante sul totale degli espatriati dall’Italia, che nel 2011 ammontava -ufficialmente- a 60.635 unità: le classi più giovani e produttive rappresentano infatti il 45,54% del totale. Circa uno su quattro (il 26,47%) ha tra i 30 e i 40 anni. Una perdita netta per il sistema-Paese. La statistica Aire offre infine uno spaccato globale sul mondo dei nostri connazionali all’estero, aggiornato al 31 dicembre 2011: ben 4.208.977. Quasi quanto l’Emilia-Romagna. Se fossero una regione, sarebbero -per numero di abitanti- l’ottava regione della Penisola.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-02/giovani-italiani-estero-fuga-190016.shtml?uuid=AbawF6HF&fromSearch
sabato 14 aprile 2012
LETTERA APERTA DEI GIOVANI MEDICI ITALIANI ALL’ITALIA IN CRISI
pubblichiamo la “LETTERA APERTA DEI GIOVANI MEDICI ITALIANI ALL’ITALIA IN CRISI” (scarica la lettera) inviata all’attenzione di
Presidente della RepubblicaPresidente del Consiglio dei Ministri
Presidente del Senato
Presidente della Camera
Ministro della Salute
Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Il Segretariato Italiano Giovani Medici, credendo che le richiamate parole di affetto e stima, rivolte ai giovani dal Presidente del Consiglio dei Ministri nel momento di maggior difficoltà del Paese, fossero la puntuale descrizione della terapia d’urto da attuare per curare la nostra Italia, non può credere né accettare che chi è chiamato al Governo del Paese voglia lasciarsi sfuggire il proprio capitale più prezioso.
I giovani rappresentano il futuro. Un Paese che non investe e non tutela i suoi giovani, ma li lascia andare via è un Paese destinato ad estinguersi.
I Giovani Medici Italiani
Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM)
venerdì 13 aprile 2012
CONTRO LA TASSAZIONE DELLE BORSE DI STUDIO GIORNATE DI PROTESTA DEI GIOVANI MEDICI IL 16 E 17 APRILE MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONGIUNTA GIOVANI MEDICI (SIGM) E FEDERSPECIALIZZANDI
Non vogliamo credere che un Governo, che si presentato dicendo “quello che fa bene ai giovani, fa bene al Paese” voglia
far cassa con i soldi delle borse di studio e degli assegni di ricerca,
somme che garantiscono il minimo sostentamento per migliaia di
giovanissimi ricercatori e medici specializzandi, quasi sempre fuori
sede, che sempre pia fatica, in questo periodo di crisi, tentano di
costruirsi una esistenza indipendente e dignitosa.
Il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.), in accordo con la Confederazione Nazionale dei Medici Specializzandi(FederSpecializzandi),
al fine di esprimere la più totale disapprovazione nei confronti
dell’emendamento che, nell’ambito del disegno di legge “semplificazioni tributarie” attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, introdurrebbe latassazione
IRPEF sulle borse di studio percepite dai medici in formazione
specialistica, i dottorandi, e i corsisti in medicina generale.
Comunicato stampa congiunto GIOVANI MEDICI (S.I.G.M.) Federspecializzandi
Invitano pubblicamente i colleghi
appartenenti alla suddette categorie all’astensione dalle quotidiane
attività assistenziali e di ricerca nelle giornate del 16 e 17 Aprile
2012 ed alla partecipazione alle assemblee pubbliche che
verranno indette autonomamente dai comitati locali di ciascun Ateneo
nelle medesime giornate.
Inoltre, per amplificare la voce
unita dei giovani medici italiani è stata indetta per martedi 17 Aprile
2012 una manifestazione nazionale che si terrà nella Piazza del
Parlamento di Roma dalle ore 11.00 alle ore 13.00.
Tra le ultime news apprendiamo dalla
segreteria particolare del Ministro dell’Istruzione Università e
Ricerca, sollecitata dal nostro Segretariato, che il MIUR avrebbe
direttamente investito il proprio ufficio legislativo al fine di
esprimere parere di netta contrarietà al testo approvato dal Senato.
L’invito ai colleghi è, in ogni
caso, quello di non dimenticare la responsabilità sociale e la dignità
della nostra professione che ci impongono, tra l’altro, di comunicare
per tempo la nostra astensione ai servizi di riferimento al fine di non
danneggiare cittadinanza e pazienti nella pur sacrosanta difesa dei
nostri diritti. Pertanto, invitiamo tutti i colleghi a
concentrare le loro attenzioni sulle manifestazioni in programma il 16
(astensione ed assemblee organizzative) e 17 aprile (astensione e sit in
davanti la Camera dei Deputati), evitando di disperdere le energie in
altre iniziative non coordinate a livello nazionale.
Il Consiglio Nazionale (S.I.G.M.)
Dipartimento Specializzandi (S.I.M.S.)
Borse di studio tagli da 300 euro al mese specializzandi in rivolta in tutta Italia
E’ una vera e propria mega stangata quella che
stanno preparando per gli specializzandi di medicina e chirurgia. Una
legge già passata in senato (la minuscola iniziale è voluta) ridurrebbe
le borse di studio dei medici in formazione, già tra le più basse
d’Europa, di ulteriori 300 euro al mese, dopo il taglio già effettuato
due mesi fa. Tutto questo fa infuriare i giovani medici che stanno
organizzando proteste in tutta Italia per cercare di arginare questa
estorsione legalizzata, considerando che sulla base del compenso
dell’attuale borsa di studio, molti professionisti in formazione hanno
acceso mutui e messo su famiglie che, nella maggior parte dei casi,
stentano ad andare avanti con questa sola entrata. Alle porte c’è anche
uno sciopero generale degli specializzandi che, con buona probabilità,
bloccherebbe l’attività in gran parte degli ospedali universitari, che
si reggono sulle spalle di medici sottopagati e sfruttati.
http://www.amanteaonline.it/borse-di-studio-tagli-da-300-euro-al-mese-specializzandi-in-rivolta-in-tutta-italia-797629.html
Un paese vecchio con pochi medici
Su quali gambe camminerà la sanità di
domani? In uno scenario futuro di un’Italia dai capelli grigi, con
un’esplosione di necessità per le cure croniche, il sistema sanitario
potrebbe trovarsi impreparato. Già oggi, nel nostro paese abbiamo una
carenza strutturale di almeno 5mila medici tra radiologi, anestesisti e
personale dell’area d’emergenza (anche se i sindacati parlano di cifre
ben più pesanti). Che, conti alla mano, significa che tra una decina di
anni, mancherà un dottore su due.
E lo snellimento è stato ben fotografato dall’analisi della Ragioneria generale dello stato dove si legge che in un solo anno, dal 2009 al 2010, il nostro Sistema sanitario nazionale ha perso oltre 5.200 unità di personale, in gran parte medici e dirigenti non medici che perdono rispettivamente l’1,3 e l’1,7% delle forze lavoro.
Una fotografia che fa intravvedere i risultati di un’azione a tenaglia, da una parte del blocco delle assunzioni imposto alle regioni con i conti in rosso e, dall’altra, dalla riforma pensionistica: tant’è che oggi sono più i medici che escono dal mercato del lavoro che quelli che riescono a entrare, calcolando l’ingresso fin dall’università. Perché c’è un fatto che si sottolinea ancora poco. Superato il boom degli anni Settanta, quando le facoltà non avevano il numero chiuso e la percentuale di medici crebbe a dismisura, la situazione nel tempo si è capovolta. Quando andranno in pensione i laureati del decennio 1975-1985 (entro il 2020), la crisi si farà drammatica.
Ed è doveroso rilevare che questa inappropriatezza sul fabbisogno formativo non riguarda solo l’accesso alla professione medica, ma va estesa anche alle altre categoria della dirigenza sanitaria: veterinari, farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi. A segnalare questa totale inadeguatezza, valga l’esempio dei biologi: a partire dall’anno accademico 2010-2011, ben 15 atenei sedi di scuole di specializzazioni non hanno prodotto bandi di ammissione per la categoria, che però ha l’obbligo del possesso del diploma di specializzazione quale requisito d’accesso ai pubblici concorsi del Ssn. A fronte di un fabbisogno stimato in almeno 700 accessi all’anno, il numero complessivo degli ingressi alle scuole si è ridotto del 50%. Tacendo del fatto che, al contrario degli specializzandi medici, per le altri professioni non è prevista remunerazione e di fatto, i giovani lavorano gratis per la nostra salute.
Oggi, la formazione del personale sanitario avviene senza tener conto dell’andamento della curva demografica che ci consegna un paese che invecchia e dove pertanto aumentano i reali bisogni assistenziali dei territori. Sicuramente, per il futuro è un segnale positivo quel 10% di posti in più nelle facoltà di medicina imposto dal decreto firmato a novembre dal ministro alla salute Renato Balduzzi, ma dobbiamo fare i conti con studenti che saranno medici specializzati non prima di una decina d’anni, ovvero proprio quando l’emergenza da “gobba previdenziale” avrà già prodotto i suoi danni.
Intanto un’altra categoria sanitaria fa sentire forte la sua voce: gli infermieri. Anche per loro, a fronte di un’esigenza esplosiva di queste professionalità, il numero degli accessi ai corsi universitari per le professioni sanitarie è stato ridotto dell’8%.
Di sicuro c’è un fatto, occorre intervenire subito. La sanità di domani rischia di diventare una brutta copia di quella che abbiamo oggi e il cambiamento deve partire dalle fondamenta, prevedendo una più democratica e appropriata regolamentazione degli ingressi per accedere alle professioni sanitarie: mediche e non, superando schemi interpretativi di un mondo del lavoro e dell’assistenza che hanno perso ogni attualità.
E lo snellimento è stato ben fotografato dall’analisi della Ragioneria generale dello stato dove si legge che in un solo anno, dal 2009 al 2010, il nostro Sistema sanitario nazionale ha perso oltre 5.200 unità di personale, in gran parte medici e dirigenti non medici che perdono rispettivamente l’1,3 e l’1,7% delle forze lavoro.
Una fotografia che fa intravvedere i risultati di un’azione a tenaglia, da una parte del blocco delle assunzioni imposto alle regioni con i conti in rosso e, dall’altra, dalla riforma pensionistica: tant’è che oggi sono più i medici che escono dal mercato del lavoro che quelli che riescono a entrare, calcolando l’ingresso fin dall’università. Perché c’è un fatto che si sottolinea ancora poco. Superato il boom degli anni Settanta, quando le facoltà non avevano il numero chiuso e la percentuale di medici crebbe a dismisura, la situazione nel tempo si è capovolta. Quando andranno in pensione i laureati del decennio 1975-1985 (entro il 2020), la crisi si farà drammatica.
Ed è doveroso rilevare che questa inappropriatezza sul fabbisogno formativo non riguarda solo l’accesso alla professione medica, ma va estesa anche alle altre categoria della dirigenza sanitaria: veterinari, farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi. A segnalare questa totale inadeguatezza, valga l’esempio dei biologi: a partire dall’anno accademico 2010-2011, ben 15 atenei sedi di scuole di specializzazioni non hanno prodotto bandi di ammissione per la categoria, che però ha l’obbligo del possesso del diploma di specializzazione quale requisito d’accesso ai pubblici concorsi del Ssn. A fronte di un fabbisogno stimato in almeno 700 accessi all’anno, il numero complessivo degli ingressi alle scuole si è ridotto del 50%. Tacendo del fatto che, al contrario degli specializzandi medici, per le altri professioni non è prevista remunerazione e di fatto, i giovani lavorano gratis per la nostra salute.
Oggi, la formazione del personale sanitario avviene senza tener conto dell’andamento della curva demografica che ci consegna un paese che invecchia e dove pertanto aumentano i reali bisogni assistenziali dei territori. Sicuramente, per il futuro è un segnale positivo quel 10% di posti in più nelle facoltà di medicina imposto dal decreto firmato a novembre dal ministro alla salute Renato Balduzzi, ma dobbiamo fare i conti con studenti che saranno medici specializzati non prima di una decina d’anni, ovvero proprio quando l’emergenza da “gobba previdenziale” avrà già prodotto i suoi danni.
Intanto un’altra categoria sanitaria fa sentire forte la sua voce: gli infermieri. Anche per loro, a fronte di un’esigenza esplosiva di queste professionalità, il numero degli accessi ai corsi universitari per le professioni sanitarie è stato ridotto dell’8%.
Di sicuro c’è un fatto, occorre intervenire subito. La sanità di domani rischia di diventare una brutta copia di quella che abbiamo oggi e il cambiamento deve partire dalle fondamenta, prevedendo una più democratica e appropriata regolamentazione degli ingressi per accedere alle professioni sanitarie: mediche e non, superando schemi interpretativi di un mondo del lavoro e dell’assistenza che hanno perso ogni attualità.
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/134042/un_paese_vecchio_con_pochi_medici
giovedì 12 aprile 2012
Contro la tassazione delle borse di studio giornate di protesta dei Giovani Medici il 16 e 17 Aprile
Contro la tassazione delle borse di studio giornate di protesta dei Giovani Medici il 16 e 17 Aprile.
il S.I.G.M. invita pubblicamente i tutti colleghi ad astenersi dalle attività lavorative nei giorni del 16 e 17 Aprile p.v. ed a partecipare alle assemblee permanenti che verranno organizzate nelle varie sedi universitarie in modo da dare un segnale forte, nel tempo utile, alla discussione parlamentare.
leggi tutto su WWW.GIOVANEMEDICO.IT
il S.I.G.M. invita pubblicamente i tutti colleghi ad astenersi dalle attività lavorative nei giorni del 16 e 17 Aprile p.v. ed a partecipare alle assemblee permanenti che verranno organizzate nelle varie sedi universitarie in modo da dare un segnale forte, nel tempo utile, alla discussione parlamentare.
leggi tutto su WWW.GIOVANEMEDICO.IT
venerdì 6 aprile 2012
GIOVANI MEDICI NELL’ITALIA E NELL’EUROPA DELLA CRISI: II CONFERENZA NAZIONALE S.I.G.M. – (Roma, 20-21 Aprile 2012)
Cosa significa essere giovane medico nell’Italia e
nell’Europa della crisi? Si sente spesso asserire che ai giovani
Italiani si prospetti inesorabilmente un futuro non roseo. La questione
vera è che, al di là di ogni previsione, il futuro va costruito nel
presente a partire dal contesto culturale di riferimento.
info e programma su www.giovanemedico.it
Il
S.I.G.M. prosegue, pertanto, nell’opera di sensibilizzazione delle
Istituzioni, ma soprattutto della categoria dei giovani medici,
nella convinzione che il cambiamento della Professione e dell’assistenza
socio-sanitaria non possa che partire dal diretto coinvolgimento dei
giovani in un progetto di rinnovamento culturale che trovi ispirazione e
fondamento nell’affermazione dell’etica, della responsabilità sociale
della professione e della cultura di sistema.
La II Conferenza Nazionale dei Giovani Medici (SIGM) si propone di essere momento di sintesi delle migliori aspirazioni delle nuove classi mediche: la strutturazione in Capitoli (Professione, Assistenza ed Associazione) vuole essere specchio fedele di un mondo in evoluzione, ricco di potenzialità.
Venerdi 20 Aprile presso la Sala Conferenze della Fondazione ENPAM, sita in Via Torino 38, e sabato 21 Aprile presso l’ Aula A1 – Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, sita in Viale Regina Elena, 287/A – Via Caserta 6 i Giovani Medici saranno protagonisti di una intensa due giorni di lavori congressuali in compagnia dei maggiori esperti del settore e dei rappresentanti delle Istituzioni che sovrintendono alla formazione medica (scarica programma in allegato).
info e programma su www.giovanemedico.it
Il
S.I.G.M. prosegue, pertanto, nell’opera di sensibilizzazione delle
Istituzioni, ma soprattutto della categoria dei giovani medici,
nella convinzione che il cambiamento della Professione e dell’assistenza
socio-sanitaria non possa che partire dal diretto coinvolgimento dei
giovani in un progetto di rinnovamento culturale che trovi ispirazione e
fondamento nell’affermazione dell’etica, della responsabilità sociale
della professione e della cultura di sistema.La II Conferenza Nazionale dei Giovani Medici (SIGM) si propone di essere momento di sintesi delle migliori aspirazioni delle nuove classi mediche: la strutturazione in Capitoli (Professione, Assistenza ed Associazione) vuole essere specchio fedele di un mondo in evoluzione, ricco di potenzialità.
Venerdi 20 Aprile presso la Sala Conferenze della Fondazione ENPAM, sita in Via Torino 38, e sabato 21 Aprile presso l’ Aula A1 – Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, sita in Viale Regina Elena, 287/A – Via Caserta 6 i Giovani Medici saranno protagonisti di una intensa due giorni di lavori congressuali in compagnia dei maggiori esperti del settore e dei rappresentanti delle Istituzioni che sovrintendono alla formazione medica (scarica programma in allegato).
domenica 1 aprile 2012
Come sarà la Medicina del Futuro?
Come sarà la Medicina del Futuro? Potremo
trascendere davvero i limiti fisici e psico- relazionali e terapeutici
tra medico e paziente? E tra farmaco e sua somministrazione o tra
diagnostica ed utenza potranno esserci nuove modalità di esecuzione dei
protocolli terapeutici magari con scambio preciso in tempi istantanei di
trasmissione di parametri vitali la cui rapida acquisizione a volte può
fare la differenza nel salvare la nostra ed altrui vita?
L’argomento è talmente importante e socialmente rilevante che l’Organizzazione Mondiale della Sanità OMS ha coniato il termine “Telemedicina”
cioè *erogazione di servizi sanitari quando la distanza è un fattore
critico e per cui è necessario da parte degli operatori adoperare
tecnologie informatiche e telecomunicative al fine di scambiare
informazioni utili alla diagnosi e al trattamento preventivo delle
malattie e per garantire flussi di informazioni continue agli erogatori
di prestazioni sanitarie supportando ricerca e valutazione della
terapie e cure necessarie*.
Telemedicina quindi non intesa come nuova
disciplina medica ma come nuova modalità di fare ciò da sempre espresso
in termini di assistenza e di cura al cittadino_ paziente Poiché la
telemedicina implica l’erogazione di una prestazione sanitaria siamo in
presenza di un sistema che pone al proprio centro il paziente ed il suo
stato di salute e contiene la presenza ed il coinvolgimento di operatori
sanitari ai quali, con diversa attribuzione, viene demandata la
gestione dell’erogazione delle stesse prestazioni. Tutto questo sarebbe
irrealizzabile senza tecnologie moderne di comunicazione_ trasmissione
di informazioni corrette, sicure e di qualità. La telemedicina oggi
comprende una vastissima area di applicazioni e ad usufruirne possono
essere diverse branche mediche dalla cardiologia alla pneumologia
dall’ortopedia all’ostetricia in comunione con neurologia, oncologia,
radiologia. I soggetti sanitari coinvolti in futuro saranno diverse
figure sanitarie come la guardia medica, il pronto soccorso le
ambulanze ed ambulatori con le case di cura; anche aziende e centri
sportivi, navi, scuole, istituti carcerari oltre che singoli pazienti
potranno usufruire di tale complesso sistema. La telemedicina nasce
quindi come servizio sociale di assistenza domiciliare permettendo
colloqui tra specialisti distanti, stimolandone condivisione delle
competenze e protocolli diagnostico-terapeutici, fornendo dell’intero
sistema assistenziale la gestione infrastrutturale di dati clinici
aggiornati in tempo reale. Verranno in tal modo raggiunti obiettivi
come la razionalizzazione economica nell’ impiego di risorse
specialistiche e conseguente estensione territoriale delle competenze
specialistiche con opportunità di formazione continua di personale
medico generico e infermieristico .Un risparmio di risorse economiche in
genere a carico paziente di non poco conto. La telemedicina in un
futuro prossimo porterà ad una ottimizzazione delle informazioni _dati
gestiti a livello applicativo finalizzata alla costituzione di banche
dati centralizzate per studi epidemiologici e statistici. La maggiore
uniformità del trattamento medico veicolato da un capillare. efficace
supporto applicativo per la gestione di protocolli omogenei e condivisi
condurrà ad una tracciabilità e monitoraggio degli eventi relativi al
paziente con aumento di efficacia dei sistemi di analisi e validazione
dei protocolli di trattamento utilizzati a livello locale, regionale,
nazionale; miglioramento continuo del servizio offerto e supporto alla
pianificazione e controllo degli investimenti effettuati e riduzione del
numero dei trasferimenti di pazienti cui necessiti una consulenza
identificando quei casi che richiedano cure chirurgiche o che presentino
lesioni progressive e una riduzione dei rischi legati al trasporto di
pazienti.
Ma una considerazione a parte la merita
una innovazione tecnologica assoluta costituita dal primo “Chip” in
grado di inoculare farmaci a distanza sperimentato con successo su
soggetti umani al MIT da due professori dell’istituto Robert Langer e
Michael Cima. Il chip contiene capsule di farmaci impiantato nel
paziente e in grado di rilasciare sostanze medicali nei modi e nei
tempi prescritti. I due medici già avevano annunciato una
sperimentazione di questo tipo ma l’effettivo test risale solo al 2011
quando a sette donne tra i sessantacinque-settanta anni sono stati
impiantati chips per il rilascio graduale di una medicina per combattere
l’osteoporosi per circa quattro mesi. Gli sperimentatori hanno rilevato
che gli impianti si sono rivelati affidabili ed alcuni pazienti hanno
persino dimenticato la percezione di averli Il
chip_farmaco_selettivo_iniettivo rappresenterà una innovazione utile in
primis per trattamenti di condizioni croniche con necessità di terapie
iniettive circadiane dove la adesione e il rispetto del trattamento è
molto importante in molti regimi farmacologici a volte assai difficile
da fare accettare ai pazienti non inclini alle terapie iniettive appunto
e gli sperimentatori come il Prof. Cima vedono nel nuovo chip una
risoluzione completa nell’automatismo dei trattamenti valutando che i
vantaggi dell’innovazione saranno enormi e favoriranno l’ingresso di una
nuova era. Il collega Langer ci dice che con l’utilizzo dei chips in
telemedicina si potranno controllare a distanza somministrazioni
farmaceutiche veicolandole secondo un ritmo regolare, inoculando inoltre
diverse sostanze terapeutiche con maggiore esattezza di dosaggio
rispetto alle iniezioni in modalità standard .Rischi per la sicurezza?
Come ogni trasmissione dati sarà necessario proteggere in modo efficace e
sicuro il sistema da remoto per eventuali malfunzionamenti o da azioni
di “intruders” che potrebbero procurare sospensioni anomale dei
trattamenti e possibili inoculazioni non volute di farmaci. La
Telemedicina quindi come ogni nuova scoperta_innovazione andrà quindi
sempre e con costanza evolutiva e nella ricerca medica, approfondita
ponderata, studiata, migliorata, protetta.
Dott.FKT Francesco Alessandro Squillino
http://www.scienze-naturali.it/ricerca-scienza/la-telemedicina
giovedì 29 marzo 2012
Sì alle offerte ma con attenzione
Dentisti low cost. Sono un problema? Lo
abbiamo chiesto al presidente dell’ordine provinciale dei medici
chirurghi e degli odontoiatri di Milano
Dott Rossi, seconde lei gli ultrasconti in odontoiatria sono destinati a continuare?
Certamente sì. Penso che sia una tendenza impossibile da contenere, è inutile essere più realisti del re. D’altronde, anche il legislatore sembra voler favorire il libero mercato, abolendo le tariffe minime anche nelle prestazioni sanitarie. Noi non le abbiamo da tempo e forse anche per questo siamo fra i servizi più interessati dalla “scontististica”, anche se ultimamente mi sembra di vedere molti altri professionisti tentare questa strada: ginecologi, cardiologi e oculisti in special modo. Mi verrebbe quasi da dire “purtroppo”.
C’è qualcosa che la preoccupa in questa “moda”, se così si può dire?Certamente sì. Penso che sia una tendenza impossibile da contenere, è inutile essere più realisti del re. D’altronde, anche il legislatore sembra voler favorire il libero mercato, abolendo le tariffe minime anche nelle prestazioni sanitarie. Noi non le abbiamo da tempo e forse anche per questo siamo fra i servizi più interessati dalla “scontististica”, anche se ultimamente mi sembra di vedere molti altri professionisti tentare questa strada: ginecologi, cardiologi e oculisti in special modo. Mi verrebbe quasi da dire “purtroppo”.
Sì certo, come ordine siamo molto preoccupati soprattutto dal fatto che alla prestazione medica fornita sia sempre associato un elevato livello qualitativo e deontologico. Purtroppo se la direzione del mercato è questa non possiamo opporci, quanto piuttosto stare molto attenti e vigilare sul lavoro degli associati. Non si parla di sconti per una cena galante, ma della salute delle persone, e questo, più che il guadagno, deve rimanere al centro del lavoro di categoria.
Quali sono i rischi che si corrono scegliendo medici trovati sul web?
Il primo è di sicuro il fatto che la qualità della prestazione “low cost” rischia di essere inferiore a quella del medico di fiducia. Questi studi cercano di contrarre i tempi per risparmiare, non prestando la dovuta attenzione al paziente. Eppure il rapporto tra medico e paziente è fondamentale nella cura.
Il secondo problema invece?
Riguarda il tipo di operazioni sanitarie che si trovano in rete. Se si tratta di controlli o check up, non si corrono grossi rischi. Il paziente può decidere dopo la prima visita se ritiene la diagnosi del medico affidabile oppure no e agire di conseguenza. Il problema sono i “pacchetti” prestabiliti di prestazioni, come ad esempio la devitalizzazione di un dente, una pulizia e altro. In questo caso il paziente sceglie delle operazioni magari inutili per lui, indotto dall’offerta, senza avere modo di decidere se siano adeguate.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/si-alle-offerte-ma-con-attenzione/2177345/12
E il medico ora fa come Groupon
Il logo di Groupon (Credits: LaPresse)
di Thomas Mackinson
Dopo avere sparato a zero su Groupon e processato i camici bianchi che lo usano l’Ordine dei medici s’è messo in testa di fare il proprio gruppo d’acquisto a coupon. La notizia arriva da Bologna, dove il presidente Giancarlo Pizza ha deposto le armi legali contro i discount della medicina per usare le stesse del nemico.
Entro due mesi sarà accessibile un portale ad hoc dove i singoli medici potranno promuovere prestazioni scontate. «La differenza è che le inserzioni saranno rigorosamente controllate dall’Ordine per garantire qualità delle prestazioni, correttezza e trasparenza. Il nome dei medici non sarà affiancato a un marchio terzo e i cittadini per iscriversi al servizio non pagheranno nulla».
La sbiancatura dei denti avrà comunque prezzi competitivi ma zero rischi. «Inizialmente gestiremo noi il sito e se funzionerà lo affideremo successivamente a un service esterno pagato dagli iscritti che vorranno usufruirne». Per ora i medici bolognesi si sono mostrati interessati ma cauti, una cinquantina quelli che hanno manifestato interesse.
Ma da Bologna a Roma il passo è breve. Il presidente dell’Ordine dei medici di Milano Roberto Carlo Rossi apprende da Panorama Economy la notizia e promuove l’iniziativa integralmente: «Mi sembra un’idea molto interessante e non escludo che, fatte le opportune verifiche, la si possa adottare a livello nazionale, previo passaggio in consiglio».
E certo che piace, perché ormai gli ordini hanno poche speranze di imporre tariffe o limitare la pubblicità dei camici bianchi. «L’intendimento del governo» si rammarica Rossi «va nella direzione di liberalizzare i servizi e noi che siamo ordini dello Stato non possiamo che adeguarci. Ma questo non significa che siamo costretti a una resa incondizionata al Far West delle prestazioni al ribasso e senza controllo. Al rigore del passato e alla libertà totale deve esserci un’alternativa».
Che a questo punto potrebbe essere proprio quella indicata dall’Ordine di Bologna di creare e gestire direttamente strumenti di promozione per i medici in un ambiente protetto che escluda chi fa il furbo o propone prestazioni a tariffe così stracciate da essere difficilmente compatibili con un servizio di qualità.
«La differenza è che oggi come Ordine noi facciamo controlli ex post su servizi, tariffe e pubblicità. Quando ne troviamo una che non convince approfondiamo ed eventualmente prendiamo le iniziative del caso. L’idea di un portale col bollino della categoria permetterebbe invece una selezione alla fonte delle proposte a garanzia dei cittadini».
Perché nella querelle con Groupon, per quanto le pronunce delle authority confortino la libertà di impresa del professionista, secondo l’Ordine ci sono dei temi di tutela pubblica ancora da risolvere. «Resta il tema fondamentale e delicatissimo delle prestazioni precostituite a pacchetto. Come fa il paziente a sapere a quale accertamento deve sottoporsi senza una visita medica?».
In realtà Rossi ha già percorso un pezzo di questa strada inserendo sul sito dell’Ordine un’area per la medicina complementare. «In questo spazio abbiamo creato elenchi che non hanno valore di legge ma accreditano chi li usa su requisiti deontologici e professionali che spesso in questo ambito sono una spina nel fianco».
Se Bologna e Milano sembrano andare in una direzione di concorrenza dichiarata a Groupon, molto prudente è l’Ordine Nazionale. Il presidente Amedeo Bianco ritiene l’iniziativa «anomala rispetto ai compiti dell’istituzione».
«L’Ordine non può avere scopi promozionali ma deve continuare nella sua prima attività che è regolatoria e di accertamento e certificazione della trasparenza e della veridicità delle proposte dei medici, dei requisiti dei singoli professionisti e così via».
Il problema resta. E anche Bianco lo ha chiarissimo in mente: «Nella rincorsa alle tariffe promozionali manca trasparenza. Se un medico propone una radiografia al torace a 35 euro deve spiegare come copre i costi: i 150 mila euro del macchinario e quelli conseguenti alla prestazione, la copertura assicurativa, il personale, i materiali, le tasse. Insomma la promozione standardizzata e costante non sta in piedi dal punto di vista economico, presuppone un trade-off continuo e in giro – infatti – si trova di tutto».
Poi resta il problema di chi (e perché) dice di no a un medico inserzionista la cui esclusione dalla piattaforma medica potrebbe finire direttamente all’Antitrust. «Vediamo cosa esce fuori da questo esperimento di Bologna, poi ci ragioniamo».
Il gruppo d’acquisto professionale piace anche ad altri ordini. «Ho visto il presidente dell’Ordine degli ingegneri a cena e gli ho esposto il progetto. Plaude all’iniziativa e non esclude di seguirla a beneficio degli iscritti» spiega Pizza.
Per sapere come finirà tocca aspettare, ma il fatto che gli ordini siano costretti a prendere le armi al nemico rafforza la posizione di Groupon e degli altri operatori. «Chi ci dava contro fa la stessa cosa, forse non siamo così terribili» dice il ceo Boris Hageney. «Siamo piacevolmente colpiti: replicare il nostro modello significa avvalorare il nostro servizio e riconoscere la validità dello strumento per i professionisti ».
E l’occasione è buona per sottolineare che si tratta di un caso tutto italiano. «Negli altri 45 Paesi non abbiamo avuto difficoltà: gli ordini stessi collaborano con noi per migliorare l’offerta e garantire un buon servizio. Nessuno dei medici richiamati dall’Ordine è stato sanzionato. Queste false accuse non fanno altro che spaventare partner che si sentono minacciati» conclude Hageney.
http://blog.panorama.it/economia/2012/03/29/e-il-medico-ora-fa-come-groupon/
Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose
Vorrei condividere con voi un testo di Albert Einstein che mi ha
inviato una collega e mi ha fatto riflettere sugli attuali avvenimenti e
sull’onda di pessimismo di alcuni italiani.
“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.
La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.
È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi …supera se stesso senza essere “Superato”.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni.
La vera crisi, è la crisi delle’incompetenza.
L’inconveniente delle persone e delle Nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita.
Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
Senza crisi non c’è merito.
È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lieve brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo, invece, lavoriamo duro.
Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa,
che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”
Albert Einstein
“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.
La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.
È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi …supera se stesso senza essere “Superato”.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni.
La vera crisi, è la crisi delle’incompetenza.
L’inconveniente delle persone e delle Nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita.
Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
Senza crisi non c’è merito.
È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lieve brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo, invece, lavoriamo duro.
Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa,
che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”
Albert Einstein
Diario di Bordo di un medico italiano in Francia- aggiornamento capitolo formazione
Vorrei pubblicizzare il “BLOG UN MEDICO ITALIANO IN FRANCIA” , ….!!
E’ un vero e proprio un Diario di Bordo di un medico italiano in Francia.
Potete trovare consigli e informazioni utili per la francia…
Il sito e’ il seguente: http://www.medicoinfrancia.blogspot.com
a questo link la seconda parte del capitolo formazione aggiornato!!!
Sotto trovate un anticipazione di alcune informazioni
Medicina e Formazione in Francia 3
Ciao a tutti, qui in Linguadoca oggi c’è un sole meraviglioso, sembra che la primavera stia davvero arrivando.
E’ bellissimo la mattina quando arrivo
al parcheggio del personale dell’ospedale (il mio CHU sta su una
collinetta dominante tutta la città) sentire l’odore del boschetto
intorno e il cinguettio degli uccelli, peccato che dopo poco secondi
sono già al lavoro
.
Torniamo alla descrizione delle varie
possibilità offerte da quello che sembra essere il primo sistema
sanitario al mondo per qualità e solidarietà delle cure (classifica WHO.
L’Italia è seconda ma solo per solidarietà delle cure).
Penso abbiate ben compreso che in Francia ci sia una “medicopenia” stravolgente, destinata a durare fino al 2020 apparentemente.
Le università francesi d’accordo col
rispettivo sistema sanitario mettono a disposizione per gli
specializzandi stranieri uno status definito F.F.I. (faisant fonction
intern = facente funzioni specializzando) retribuito a 1300 euro fisse
al mese, che incrementano necessariamente con le guardie, pagate come
quelle degli altri specializzandi.
Gli FFI in realtà sono trattati come
dei veri e propri specializzandi francesi, una volta integrati nel
reparto, e senza ombra di dubbio gli stranieri intracomunitari vengono
corteggiati a continuare a lavorare ed eventualmente a restare.
Ovviamente è bene che comprendiate che
sono dei posti, come d’altro canto tutti gli altri status esistenti, che
rientrano nel capitolo di spesa dell’amministrazione sanitaria e del
reparto, quindi da CHU a CHU e da reparto a reparto cambia la
disponibilità.
Normalmente l’FFI è destinato a coloro
che non hanno ancora il “diplome”, cioè la laurea e vi ricordo che qui
in Francia, come ho già spiegato, il titolo di medico lo si acquisisce
alla fine della specializzazione con un’unica tesi.
Teoricamente quindi a coloro che
vengono dagli altri paesi europei o extra, ma già in possesso della
laurea in medicina e chirurgia riconosciuta in “transalpinolandia”,
hanno diritto non più al posto di FFI, bensì a quello di Attaché
(assistente del reparto), con remunerazione fissa di 2100 euro e guardie
pagate a 240 euro nell’infrasettimanale e sabato e domenica intorno
alle 450 (parlo di cifre lorde, ma cmq ottime no?).
Purtroppo questo non è sempre vero.
Infatti non sempre per coloro che dispongono già di una laurea in
medicina, già riconosciuta a livello europeo e Francia quindi, viene
proposto sin da subito l’Attachè.
Questo infatti dipende tanto dalla
disponibilità economica del reparto e soprattutto dalla volontà del
primario (che in Francia è quasi più importante del direttore
generale!).
Da un lato questo è ottimo perchè chi
arriva in questo sistema e non conosce le metodiche di lavoro, la lingua
e le procedure e si trova ad iniziare con un FFI è abbastanza protetto.
Potrà imparare e lavorare come uno specializzando francese qualsiasi,
con un carico di responsabilità ridotto.
Vi ricordo che se fate uno stage in
Francia, durante la vostra specializzazione italiana (avete 18 mesi da
poter fare fuori dalla vostra struttura originaria se il consiglio della
vostra scuola ve lo consente), della durata superiore a 6 mesi almeno e
vi hanno accordato un posto da FFI potrete guadagnare 1300 in Francia
(senza contare le guardie) e 1800 in Italia. Ovviamente l’Italia non
deve essere a conoscenza della vostra rendita nell’Esagono altrimenti
sono cazzi!!! Definitemi pure fomentatore di popolo e verso la frode, ma
sicuramente non sono un falso e cmq a voi la scelta
.
In ogni caso ricordatevi una cosa, non
badate troppo ai soldi se avrete il coraggio di lasciare l’Italia per un
periodo, se non a quelli necessari per vivere, pensate alla vostra
formazione!!! Io ho cominciato self-sponsored abitando in uno degli
internat dell’ospedale (esperienza fighissima), poi le altre cose sono
venute da sole.
Quando un primario nota che arrivate
alle 8 insieme a lui ed andate via alle 20 o oltre, mentre alle 18:30
gli specializzandi sono già belli che andati via e che partecipate agli
staff multidisciplinari, interagite, proponete, preparate lezioni e le
fate voi stessi, insomma che vi lanciate come ho fatto io, non può non
proporvi di restare! Hanno bisogno di gente di carattere ed apprezzano
gli italiani più degli altri stranieri e poi… per i maschietti a cui
piacciono le francesi (io non sono fra questi) col nostro accento
italiano in francese, si fanno davvero tante, ma tante “vittime”
(certo… pensate un attimo al fatto che non c’è il bidet però! bleah!
)
Gli specializzandi francesi ragionano nel mio caso così: medicina, radiologia= privato= soldi, tantissimi soldi.
Nessuno vi impedisce di guadagnare
all’infinito sin da subito, c’è carenza anche nel privato qui, ma a
dipende tanto dalle vostre scelte e da quello che volete nella vostra
vita. Gli stipendi ospedalieri non sono male qui anche se si lavora di
più che in Italia (da noi 6h al giorno, qui il turno è 8/18:30).
Spero di essere stato utile. La
prossima volta credo di poter cominciare a chiudere il capitolo Medicina
e Formazione in Francia.
Cure primarie. La proposta degli “ospedalieri”. Prima di tutto stabiliamo “chi fa che cosa”
La riforma del settore è una priorità. Ne sono convinti anche i sindacati della dipendenza del Ssn che però avanzano una “loro” proposta che a questo punto si affianca a quelle già avanzate dai medici convenzionati. Punto cardine è chiarire una volta per tutte ruoli e funzioni di tutti gli attori.
27 MAR – Sul tavolo del ministero della
Salute, impegnato da alcune settimane nel confronto serrato con i
sindacati medici per l’esame di alcune problematiche (responsabilità
professionale, precariato ed accesso al sistema, cure primarie,
integrazione ospedale territorio), arriva ora una nuova proposta per le
cure primarie.
Ma a stilarla non sono i medici del settore ma quelli che operano
nella dipendenza. Il perché di questa sortita “fuori campo” la spiegano
gli stessi estensori del documento (ANAAO ASSOMED – AAROI-EMAC –FVM –
FASSID – CISL MEDICI – FESMED – ANPO-ASCOTI-FIALS MEDICI – UGL MEDICI).
“Si impone a tutti – scrivono nella premessa del loro documento - una
riflessione che partendo dall’esistente cominci a pensare a modelli
organizzativi e assistenziali futuri, a nuovi modi di erogare sanità
cercando di conservare elementi fondanti e generalisti quali
l’universalismo, l’equità e l’appropriatezza delle cure coniugandoli con
la sostenibilità del sistema stesso.Partendo da questa premessa i sindacati propongono più che specifiche soluzioni un vero e proprio approccio di metodo alla riforma individuando i principi fondanti a cui dovrenne ispirarsi.
Il problema delle competenze
Al primo posto c’è quello di “una definizione preliminare delle competenze dei singoli professionisti appartenenti a ruoli professionali diversi ma che operano con lo stesso obiettivo di creare salute e garantire o favorire la tutela della salute del cittadino”.
“Qualsiasi modello organizzativo/assistenziale si intenda sviluppare – sottolineano – non può prescindere da una corretta definizione ed individuazione delle competenze, conoscenze, responsabilità dei singoli attori rendendo contemporaneamente rintracciabili e trasparenti le funzioni e compiti di ognuno, creando così il presupposto per superare l’attuale sistema, variegato nella varie regioni, del fai da te o delle sperimentazioni senza alcuna verifica. Occorre evitare approcci a canna d’organo per ricomporre intorno a chi ha compiti di diagnosi e terapia la responsabilità unitaria del governo clinico e gestionale”.
Il “governo” delle cure primarie
Il secondo aspetto è quello della governance della continuità assistenziale H24. “La continuità assistenziale – scrivono – deve coniugare la capillarità di diffusione degli studi di medicina generale con la attività di strutture multiprofessionali in grado di intercettare, anche attraverso adeguate capacità diagnostiche e terapeutiche, la domanda di bassa complessità che si rivolge al Pronto Soccorso per ottenere risposte”.
Per farlo si propone che si crei una rete interconnessa che comprenda il 118 e la continuità assistenziale. “L’emergenza pre-ospedaliera e quella ospedaliera – sottolineano – devono integrarsi, almeno funzionalmente, in un’unica organizzazione dipartimentale che permetta di svolgere le attività sia sul territorio che in ospedale, con modalità organizzative adattate ad ogni realtà”.
La modifica legislativa
Il terzo punto è quello della modifica legislativa all’attuale assetto delle cure primarie regolamentate dall’art.8 del dlgs 502/229 che deve puntare innanzitutto a “definire gli aspetti, relazionali e contrattuali, che legano i vari professionisti nell’ambito dell’organizzazione del sistema sanitario adottata dalla Regione, nel rispetto del contratto individuale di lavoro sottoscritto con l’ASL di appartenenza e del rapporto tra quantità e qualità del lavoro svolto e valorizzazione economica”. “Particolare attenzione – viene rilevato – va posta alla definizione del ruolo giuridico del medico, quale garante della salute del cittadino e responsabile della continuità delle cure, alla omogeneizzazione delle tutele, alla individuazione di possibili modalità capaci di assicurare flessibilità tra i diversi settori del sistema”.
Lo sviluppo del lavoro d’equipe
Il quarto aspetto trattato nella proposta riguarda “la condivisione di un modello multi professionale funzionale all’erogazione dell’assistenza, la realizzazione e/o il consolidamento delle equipe multi professionale territoriale inclusa l’integrazione, anche solo funzionale, con gli operatori del Servizio sociale e/o del dipartimento sociosanitario (qualora esistente)”.
Per questo “occorre sviluppare maggiormente i modelli di associazionismo individuando contemporaneamente le modalità che, pur confermando il sistema di fiducia e di scelta esistente tra MMG e paziente, permettano di garantire a questo ultimo l’assistenza possibile, almeno nelle ore diurne, senza indurre accessi inappropriati al PS o ad altri punti della rete di emergenza”.
Non può però mancare la definizione di un “modello di governo di queste strutture fisiche individuate e sparse nel territorio dove inevitabilmente agiscono non solo i MMG e PLS e Specialisti convenzionati ma anche professionisti appartenenti ai dipartimenti sanitari territoriali o al distretto e professionisti appartenenti ad altri dipartimenti ospedalieri e del sistema sociale comunale”. Il tutto in un contesto di “riorganizzazione della rete ospedaliera per favorire i processi di deospedalizzazione e promuovere un modello di ospedale radicato nel territorio e funzionalmente collegato con la rete assistenziale anche mediante la adozione di procedure e protocolli condivisi”.
La presa in carico del paziente
Il quinto aspetto si sofferma invece sui Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali Relazionali (PDTA-R) per consentire la “la presa in carico integrata fra MMG e specialisti e garantire la continuità assistenziale e la integrazione fra l’ospedale ed il territorio attraverso la definizione delle modalità di partecipazione dei vari attori”.
La formazione
Ultimo aspetto quello della formazione post laurea che, scrivono i sindacati, deve “rispondere alle esigenze del modello organizzativo della assistenza sanitaria piuttosto che a quella delle cattedre universitarie e della necessità di assicurare i volumi produttivi che ne giustificano la esistenza. Occorre in sostanza restituire al servizio sanitario, nelle sue articolazioni intra ed extraospedaliere, il ruolo formativo professionalizzante che gli spetta in quanto garante della qualità professionale di chi è chiamato ad erogare le prestazioni sanitarie”.
http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=8159
Diecimila medici sanzionati da Ordini nel 2011, 57 sospesi e solo 3 radiati
Roma, 28 mar. (Adnkronos Salute) – Esercizio abusivo della
professione medica, denunce per decessi sotto i ferri, omessa visita
domiciliare, certificati fatti senza aver visto mai il paziente,
prescrizioni avulse dalle condizioni del malato e superficialità nella
visita. Ma anche casi di pedofilia e di gravi illeciti ai danni del Ssn.
Sono alcune delle tante motivazioni che portano gli Ordini provinciali
dei medici a decidere una sanzione per il camice bianco iscritto, previo
procedimento disciplinare nei suoi confronti. In totale sono oltre 10
mila i provvedimenti disciplinari che nel 2011 sono stati emessi dagli
oltre cento Ordini nei confronti degli iscritti, che sono in totale
oltre 370 mila. Nello specifico, gli enti hanno sospeso 57 medici e
radiati 3.
I dati sono stati elaboratori per l’Adnkronos Salute dal ministero della Salute con la collaborazione della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). Il numero totale dei provvedimenti, che comprendono l’avvertimento, la censura, la sospensione dall’esercizio e la radiazione dall’albo, è rimasto stabile negli ultimi anni. Ma se nel 2010 gli enti hanno emesso 93 sospensioni dall’esercizio professionale e 3 radiazioni, nel 2011 si è verificata una diminuzione delle prime (57) mentre le seconde sono rimaste invariate.
I medici sanzionati possono impugnare i provvedimenti degli Ordini davanti alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps), l’organo del ministero della Salute con funzione d’appello per gli operatori del Ssn: medici, odontoiatri, veterinari, farmacisti, ostetrici, infermieri e tecnici di radiologia. “Il 50% dei ricorsi esaminati dalla Commissione che si occupa dei medici è frutto di denunce tra colleghi – afferma Mauro Ucci, tra i componenti supplenti del Cceps designati dalla Fnomceo – e l’altro 50% è rappresentato da fatti gravi, truffe e anche casi di pedofilia, su cui indaga la magistratura. Le decisioni della Cceps – sottolinea – nel 2010 hanno riguardato nel 42% dei casi i medici chirurghi, nel 19% i dentisti, 15% farmacisti e 9% veterinari”.
Il procedimento disciplinare nei confronti del medico può essere promosso d’ufficio dall’Ordine o su richiesta dell’autorità giudiziaria. Ma i fatti che sono oggetto del possibile ‘atto d’accusa’ verso i camici bianchi possono arrivare anche da altre fonti: segnalazioni dei cittadini, denuncia di un collega. Oltre che da parte di società, associazioni o dagli organi di stampa. Se la Commissione disciplinare dell’Ordine accerta nel comportamento del sanitario, sottoposto a giudizio, la violazione di qualche articolo del Codice deontologico irrogherà una sanzione.
Le sanzioni rilevanti sia per l’Ordine che per il ministero della Salute, che raccoglie tutti i provvedimenti emessi in Italia, sono la sospensione e la radiazione. “Perché – fanno notare dal ministero – l’avvertimento e la censura non impediscono l’esercizio della professione sanitaria. La prima è la sanzione meno grave e consiste nel diffidare il sanitario ‘colpevole’ a non ricadere nella mancanza commessa e viene comunicata per iscritto. La censura, invece – proseguono – è una dichiarazione di biasimo per il fatto ‘incriminato’ ed è prevista per un’infrazione di maggiore entità, anche questa con avviso scritto”.
“Mentre le ipotesi di radiazione – chiariscono – ovvero l’espulsione del sanitario dalla categoria di appartenenza, e di sospensione dall’esercizio professionale sono quelle che rientrano nel novero delle sanzioni irrogate a conclusione di un giudizio disciplinare, oppure che danno luogo a un procedimento disciplinare”.
Il medico può impugnare anche le decisioni della Cceps davanti alla Corte di Cassazione. La Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie differenzia tra le ‘mancanze’ dei medici che lavorano nel Ssn e quelli che invece operano con un rapporto libero professionale. Nel primo caso si contestano “l’omessa visita domiciliare, rapporti con Asl e Regione, scorretta gestione dei medicinali in danno al Ssn”. Mentre nel caso della libera professione “certificazioni senza la visita, dichiarazioni lesive ai danni dei colleghi, discredito della categoria , esercizio abusivo della professione, prescrizioni avulse dalle condizioni del paziente, violazione del segreto professionale, superficialità nella visita medica, l’uso di terapie non provate scientificamente”.
“Il medico una volta ricevuta la sanzione può, se ricorre alla Cceps, ottenere la sospensione del provvedimento. La Commissione lavora rapidamente riunendosi una volta ogni due mesi e discute circa 12-13 ricorsi all’anno. Il problema per il medico sono i tempi molto molto più lunghi della magistratura ordinaria. Negli ultimi 7 anni – ricorda Ucci – le radiazioni decise dalla Cceps sono state circa 12. Ma va detto che dopo 5 anni il collega può chiedere la riammissione all’Ordine e riprendere a lavorare”.
“Monitorare la qualità del lavoro dei medici è uno dei compiti degli Ordini – avverte Ucci – se l’ente viene a conoscenza di indagini o procedimenti delle Procure, che coinvolgono i camici bianchi, è tenuto comunque a rispettare i tre gradi di giudizio previsti dalla legge per emettere sentenze nei confronti degli iscritti. Se per caso il medico è assolto nel processo, può essere condannato però dall’Ordine per motivi deontologici. Ma – precisa l’esperto – le strutture provinciali non possono procedere a controlli in proprio perché non hanno compiti di polizia giudiziaria”.
I dati sono stati elaboratori per l’Adnkronos Salute dal ministero della Salute con la collaborazione della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). Il numero totale dei provvedimenti, che comprendono l’avvertimento, la censura, la sospensione dall’esercizio e la radiazione dall’albo, è rimasto stabile negli ultimi anni. Ma se nel 2010 gli enti hanno emesso 93 sospensioni dall’esercizio professionale e 3 radiazioni, nel 2011 si è verificata una diminuzione delle prime (57) mentre le seconde sono rimaste invariate.
I medici sanzionati possono impugnare i provvedimenti degli Ordini davanti alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps), l’organo del ministero della Salute con funzione d’appello per gli operatori del Ssn: medici, odontoiatri, veterinari, farmacisti, ostetrici, infermieri e tecnici di radiologia. “Il 50% dei ricorsi esaminati dalla Commissione che si occupa dei medici è frutto di denunce tra colleghi – afferma Mauro Ucci, tra i componenti supplenti del Cceps designati dalla Fnomceo – e l’altro 50% è rappresentato da fatti gravi, truffe e anche casi di pedofilia, su cui indaga la magistratura. Le decisioni della Cceps – sottolinea – nel 2010 hanno riguardato nel 42% dei casi i medici chirurghi, nel 19% i dentisti, 15% farmacisti e 9% veterinari”.
Il procedimento disciplinare nei confronti del medico può essere promosso d’ufficio dall’Ordine o su richiesta dell’autorità giudiziaria. Ma i fatti che sono oggetto del possibile ‘atto d’accusa’ verso i camici bianchi possono arrivare anche da altre fonti: segnalazioni dei cittadini, denuncia di un collega. Oltre che da parte di società, associazioni o dagli organi di stampa. Se la Commissione disciplinare dell’Ordine accerta nel comportamento del sanitario, sottoposto a giudizio, la violazione di qualche articolo del Codice deontologico irrogherà una sanzione.
Le sanzioni rilevanti sia per l’Ordine che per il ministero della Salute, che raccoglie tutti i provvedimenti emessi in Italia, sono la sospensione e la radiazione. “Perché – fanno notare dal ministero – l’avvertimento e la censura non impediscono l’esercizio della professione sanitaria. La prima è la sanzione meno grave e consiste nel diffidare il sanitario ‘colpevole’ a non ricadere nella mancanza commessa e viene comunicata per iscritto. La censura, invece – proseguono – è una dichiarazione di biasimo per il fatto ‘incriminato’ ed è prevista per un’infrazione di maggiore entità, anche questa con avviso scritto”.
“Mentre le ipotesi di radiazione – chiariscono – ovvero l’espulsione del sanitario dalla categoria di appartenenza, e di sospensione dall’esercizio professionale sono quelle che rientrano nel novero delle sanzioni irrogate a conclusione di un giudizio disciplinare, oppure che danno luogo a un procedimento disciplinare”.
Il medico può impugnare anche le decisioni della Cceps davanti alla Corte di Cassazione. La Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie differenzia tra le ‘mancanze’ dei medici che lavorano nel Ssn e quelli che invece operano con un rapporto libero professionale. Nel primo caso si contestano “l’omessa visita domiciliare, rapporti con Asl e Regione, scorretta gestione dei medicinali in danno al Ssn”. Mentre nel caso della libera professione “certificazioni senza la visita, dichiarazioni lesive ai danni dei colleghi, discredito della categoria , esercizio abusivo della professione, prescrizioni avulse dalle condizioni del paziente, violazione del segreto professionale, superficialità nella visita medica, l’uso di terapie non provate scientificamente”.
“Il medico una volta ricevuta la sanzione può, se ricorre alla Cceps, ottenere la sospensione del provvedimento. La Commissione lavora rapidamente riunendosi una volta ogni due mesi e discute circa 12-13 ricorsi all’anno. Il problema per il medico sono i tempi molto molto più lunghi della magistratura ordinaria. Negli ultimi 7 anni – ricorda Ucci – le radiazioni decise dalla Cceps sono state circa 12. Ma va detto che dopo 5 anni il collega può chiedere la riammissione all’Ordine e riprendere a lavorare”.
“Monitorare la qualità del lavoro dei medici è uno dei compiti degli Ordini – avverte Ucci – se l’ente viene a conoscenza di indagini o procedimenti delle Procure, che coinvolgono i camici bianchi, è tenuto comunque a rispettare i tre gradi di giudizio previsti dalla legge per emettere sentenze nei confronti degli iscritti. Se per caso il medico è assolto nel processo, può essere condannato però dall’Ordine per motivi deontologici. Ma – precisa l’esperto – le strutture provinciali non possono procedere a controlli in proprio perché non hanno compiti di polizia giudiziaria”.
domenica 4 marzo 2012
Curarsi con le app: smartphone amici della salute
Nel nostro paese gli utenti di smartphone hanno superato quota 20 milioni. In pratica un italiano su tre possiede uno strumento in grado di intrattenerlo, informarlo, divertirlo e anche aiutarlo a prendersi cura della propria salute. Come? Monitorando quello che mangia, quanto si muove, come dorme, ma anche esaminando parametri clinici come i battiti del cuore e il glucosio nel sangue, e suggerendo come curarsi in base ai propri disturbi. Eccone alcune.
L’ultima arrivata nel panorama delle app
dedicate alla salute nasce da una collaborazione tra Unione Nazionale
Consumatori e Anifa (Associazione nazionale dell’industria farmaceutica
dell’automedicazione). Si chiama Automedicazione, appunto, è gratuita e aiuta l’utente a trovare il principio attivo giusto per curare il proprio disturbo in base ai sintomi che avverte. L’applicazione segnala soltanto i farmaci senza obbligo di ricetta,
quelli cioè che servono a curare le patologie più comuni, dal mal di
gola alle punture d’insetto, dalla stipsi alla cefalea. Si possono fare
ricerche da una lista di disturbi, da un elenco di sintomi oppure
inserendo direttamente i sintomi che ci affliggono.
Wikipharm consente
non solo di trovare il farmaco giusto per il proprio disturbo, ma anche
di scoprire, laddove esista, il suo equivalente, ovvero il farmaco non di marca,
più economico, con lo stesso principio attivo. La app è gratuita, il
progetto è patrocinato dal Movimento Consumatori. Per comprare la
medicina che serve può dare una mano Farmacity,
un’applicazione disponibile per iPhone, Blackberry e Android, che
sfrutta il Gps del telefono per visualizzare su una mappa o in forma di
elenco le farmacie di turno più vicine al punto in cui ci si trova.
Passando dai farmaci al cibo, non si
contano le applicaizoni per smartphone che consentono di contare le
calorie e tenere un diario alimentare, tra tutti citiamo iFood,
nelle versioni Lite (gratuita) e Pro (0,79 euro), che consente di
creare un profilo con peso attuale e obiettivo, inserire le pietanze
mangiate e le quantità e tenere così un diario delle calorie e un grafico dell’andamento del peso. Più specifica è la app Caffeine Zone, che permette di inserire i propri consumi di caffeina giornalieri e ricevere, in base al proprio peso e all’ora in cui si programma di andare a dormire, una sorta di via libera quando è il momento buono per una nuova “dose” di caffeina. L’applicazione è disponibile in versione gratuita oppure a pagamento, a 0,79 euro, senza pubblicità.
Per coloro che hanno a che fare con la celiachia, e devono evitare alimenti che contengano glutine, un ottimo alleato è il prontuario messo a punto dall’associazione italiana Celiachia. La sua versione cartacea non è però molto pratica, mentre è eccelente la relativa app gratuita, Aic mobile, per iPhone e Android, sempre aggiornata e consultabile per tipologia di prodotti, nome e marca.
Interessanti, per mangiare fuori casa,
anche altre due applicazioni Senza glutine e Mangiare senza glutine:
sfruttano il gps e le segnalazioni degli utenti per fornire nomi e
indirizzi di bar, ristoranti e alberghi dove i celiaci sono benvenuti.
Per 0,79 euro le donne possono procurarsi una app pensata per loro, iGyno, che le aiuta a monitorare il ciclo
e fornisce indicazioni sulla prevenzione, tra cui per esempio consigli
su come effettuare l’autopalpazione del seno. Ben lungi dal poterlo
considerare alla stregua di “un ginecologo virtuale”, come la
descrizione promette, il programma appare un po’ ridondante. Tra le
varie funzioni c’è un calendario dove si può annotare, con apposite
icone, dall’acne al mal di schiena, dai rapporti intimi al livello di
appetito: un monitoraggio forse eccessivo e non si sa quanto utile.
Sul versante più pratico possono essere
invece di aiuto due applicazioni più strettamente mediche, che però al
contrario della precedente non hanno la pretesa di sostituirsi a un
dottore o ai suoi strumenti. AnalisiSangue aiuta a comprendere i valori dei propri esami del sangue e delle urine, spiega cosa significano le diverse sigle, fornisce i valori limite
e spiega anche da cosa possono dipendere valori fuori dalla norma. E’
possibile creare un proprio profilo, inserire i propri valori e
verificarne l’andamento nel tempo. L’applicazione costa 0,79 euro.
Altro strumento medico a portata di tocco è Cardiografo:
appoggiando il polpastrello dell’indice all’obiettivo della macchina
fotografica del proprio iPhone, iPad 2 o iPod touch, dotata di flash,
l’applicazione rileva il battito cardiaco. Anche in questo caso creando il proprio profilo è possibile monitorare i battiti nel corso della giornata o della settimana.
Per le persone diabetiche c’è una app gratuita: iBGStar Diabetes Manager di Sanofi. Usata unitamente a un glucometro per iPhone, che si acquista al costo di 55 euro in farmacia oppure sul sito www.bgstar.it, l’applicazione trasforma il telefono in uno strumento per monitorare i livelli di glucosio nel sangue, l’assunzione di carboidrati e la dose di farmaco da somministrare.
Sleep cycle alarm clock è un’applicazione che promette di monitorare le fasi del sonno, attraverso l’accelerometro interno all’iPhone, e di svegliarvi nel momento migliore,
quando cioè sarete più riposati, sempre all’interno di un arco
temporale di mezz’ora stabilito dall’utente. Posizionando il telefono
sul materasso vicino al cuscino, magari sotto il lenzuolo con gli angoli
perché stia fermo, e tenendolo acceso tutta la notte collegato a una
presa di corrente, il programma funziona in modalità stand-by e registra
i movimenti durante il sonno. Se l’utente ha messo la sveglia alle 7.30
ma l’applicazione valuta che vi troviate in una fase di sonno più
leggero alle 7.15, la sveglia suonerà a quell’ora e la promessa è che
sarà più facile alzarsi e sarete più riposati. Il programma costa 0,79
euro. Per sicurezza meglio sempre impostare una sveglia di emergenza…
Infine veniamo alla forma fisica.
Sono moltissime le applicazioni che suggeriscono interminabili liste di
esercizi per tonificare ogni muscolo del corpo, specifici per donne e
uomini, con tanto di video che mostrano come fare. Ma ciò che serve per
fare ginnastica in casa sono la voglia e la costanza,
due requisiti che una app per smartphone difficilmente può fornire.
Forse può essere più utile tenersi in forma camminando, come suggerisce
anche l’Organizzazione mondiale dell Sanità, che un tempo indicava 10.000 passi al giorno, recentemente ridotti a 5.000, come optimum per tenersi in forma. Ecco allora che basta un pedometro per tenere traccia dei passi fatti, meglio ancora se consente di fissare obiettivi giornalieri, in modo da funzionare da stimolo a camminare. Allo scopo è adatta la app Pedometer: si può creare il proprio profilo, stabilire un obiettivo
di passi, di distanza o anche di peso. Basta ricordarsi di attivare
l’applicazione e tenere il telefono in tasca ogni volta che ci si muove a
piedi per tenere il conto dei passi fatti. Se non si raggiungono gli
obiettivi, idealmente, si è invogliati a fare meglio il giorno successivo. Ne esistono una versione gratuita e un’altra, con qualche funzione in più, a pagamento.
marta.buonadonnahttp://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/22/curarsi-con-le-app-smartphone-amici-della-salute
venerdì 2 marzo 2012
Nino Cartabellotta – La salute non ha prezzo, ma la sanità costa a tutti
Nino Cartabellotta – La salute non ha prezzo, ma la sanità costa a tutti
Video di Nino Cartabellotta
La salute non ha prezzo, ma la sanità costa a tutti
Giorno dopo giorno aumenta la consapevolezza che è a rischio la sostenibilità del servizio sanitario pubblico. Ma rispetto ad altri paesi, la sanità italiana è adeguatamente finanziata? Con quali criteri avviene il riparto alle regioni? Di quale entità sono le diseguaglianze regionali? Quali sono le responsabilità della politica, dei manager e dei professionisti? E’ possibile soddisfare tutte le aspettative dei cittadini? Quante risorse sottrae alla sanità il malaffare?7a Conferenza Nazionale GIMBE
Evidence & Governance per la Sostenibilità della Sanità Pubblica
Bologna, 17 febbraio 2012
giovedì 1 marzo 2012
Corso: GESTIRE LE EMERGENZE IN SANITA’ PUBBLICA
Corso: GESTIRE LE EMERGENZE IN SANITA’ PUBBLICA
ERICE-SICILIA: 11-15 Aprile 2012
Sotto gli auspici: Ente Regione Siciliana – Ministero dell’Università e della Ricerca
PROGRAMMA E DOCENTI
Presentazione del Corso
G M FARA, G B ORSI, S CALDERALE, Sapienza Università di Roma
G GIAMMANCO, Università di Catania
La Protezione Civile Nazionale: normativa e piani di emergenza obbligatori
E GALANTI, Dipartimento della Protezione Civile Roma
La Protezione Civile Regionale e Comunale
S PERESSIN, Regione Piemonte
Tavola rotonda: Rapporti tra le Istituzioni in caso di emergenza
V CARRERI, già Prevenzione Sanitaria Regione Lombardia
E GALANTI, Dipartimento della Protezione Civile Roma
S PERESSIN, Regione Piemonte
PIANIFICAZIONE E GESTIONE DEGLI INTERVENTI
Piani di emergenza per massiccio afflusso di feriti (PEMAF)
Piani di evacuazione (PEVAC)
Piano emergenze interne (PEI)
A MORRA, Gestione emergenza interna ASL Torino 1
S CALDERALE, Sapienza Università di Roma
Problematiche psicologiche negli operatori e nelle vittime
M IUDICA, Policlinico Militare Celio di Roma
RAPPORTI CON I MEDIA
La comunicazione nelle emergenze
D BORESI, Il Gazzettino, Venezia
I RISCHI IN OSPEDALE
Rischio incendio
M RAPONI, IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Roma
Rischio radiologico
A STANGA, Associazione Italiana Radioprotezione Medica
Rischio chimico
M VITALI, Sapienza Università di Roma
Rischio infettivo
G B ORSI, Sapienza Università di Roma
Rischi da black out
D PEDRINI, Società Italiana Architettura e Ingegneria per la Sanità
A DE MARCO, Azienda Ospedaliera di Cosenza
I RISCHI SUL TERRITORIO
L’evento Seveso
V CARRERI, già Responsabile Prevenzione Sanitaria Regione Lombardia
Rischio epidemico
S CINQUETTI, Azienda ULLS Pieve di Soligo
Rischio allagamento
G ORENGO, Azienda Ospedaliera Universitaria S Martino, Genova
Rischio chimico
M VITALI, Sapienza Università di Roma
Rischio rifiuti
M TRIASSI, Università Federico II di Napoli
Il ruolo del 118 nella gestione delle emergenze
A ZOLI, Azienda Regionale Emergenza Urgenza della Lombardia
M LOIUDICE, Agenzia Regionale Emergenza Sanitaria del Lazio
LAVORI DI GRUPPO
PEMAF
PEMAC
PEI
Assistenza psicologica alle vittime ed ai soccorritori
Esempi di rischi in ospedale
Esempi di rischi sul territorio
La comunicazione nelle emergenze
SCOPO DEL CORSO
Il corso si propone di fornire le basi teoriche e le competenze operative di base nella gestione delle più comuni emergenze che si possono presentare nell’ambito di un ospedale o di un’Azienda sanitaria, emergenze da gestire con i mezzi localmente disponibili ed un’organizzazione preliminarmente predisposta. L’illustrazione, all’inizio del corso, dell’organizzazione di Protezione Civile a livello nazionale e locale, nonché dei Piani di intervento obbligatori, intende illustrare come le forze interne all’ospedale ed all’ASL possono e debbono raccordarsi con gli interventi di Protezione Civile in caso di emergenze di entità più ampia
INFORMAZIONI GENERALI E ISCRIZIONE AL CORSO
Coloro che desiderano frequentare il corso sono pregati di inviare la richiesta di informazioni e quindi la domanda di partecipazione, via email o fax, alla Direzione del Corso:
Prof G B Orsi, Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive
Sezione di Igiene, Sapienza Università di Roma
Fax 06 4454845, 06.49914796
Email: erice41@uniroma1.it
TF: 06 49914553
A fronte della richiesta di informazioni verranno inviati il programma dettagliato del corso, il modulo di iscrizione, le istruzioni per l’iscrizione e per il pagamento della quota di iscrizione e le istruzioni su come raggiungere Erice. Detti documenti si possono anche scaricare dalla homepage del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive della Sapienza Università di Roma: www.dssp.uniroma1.it
La domanda dovrà contenere: generalità, affiliazione, email, numero di telefono cellulare
La quota di iscrizione è di Euro 600, inclusive di materiale didattico, vitto e alloggio, gita, serata sociale e trasporto da e per l’aeroporto di Palermo o Trapani. Se una stessa organizzazione invierà almeno tre partecipanti, la quota individuale scende da 600 a 500 Euro. Per chi non intende fruire dell’alloggio ma solo dei pasti, la quota scende da 600 a 400 Euro.
Le domande di partecipazione dovranno pervenire entro il 20 Marzo 2012
I partecipanti dovranno raggiungere Erice entro le ore 13.00 dell’11 Aprile 2011
E’ stata richiesta al Ministero della Salute l’attribuzione di crediti ECM per Medici (discipline: Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica; Direzione Medica di Presidio Ospedaliero; Organizzazione dei Servizi Sanitari di base; Chirurgia generale e d’urgenza, Medicina interna, Medicina d’urgenza), Infermieri ed Assistenti Sanitari.
41° Corso della Scuola Superiore di Epidemiologia e Medicina Preventiva
GESTIONE DELLE EMERGENZE IN SANITA’ PUBBLICA
Erice, 11-15 Aprile 2012
SCARICA ISTRUZIONI E SCHEDA PARTECIPAZIONE ERICE 41
ISTRUZIONI PER I PARTECIPANTI(ad integrazione di quanto riportato sulla locandina)
1) INFORMAZIONI GENERALI E ISCRIZIONE AL CORSO
Coloro che desiderano frequentare il corso sono pregati di inviare richieste di informazioni e quindi domanda di partecipazione, via email o fax, alla Direzione del Corso:
Prof G B Orsi, Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive
Sezione di Igiene, Sapienza Università di Roma
Fax 06 4454845, 06 49914796
Email: erice41@uniroma1.it
TF: 06 49914553
Questo documento contiene il modulo di iscrizione, le istruzioni per l’iscrizione e per il pagamento del contributo e le istruzioni su come raggiungere Erice.
A parte verrà inviato il programma dettagliato del corso
La domanda dovrà contenere: generalità, affiliazione, email, numero di cellulare
Le domande di partecipazione, compilate, dovranno pervenire entro il 20 Marzo 2012, via email o fax, all’indirizzo sopra riportato.
I partecipanti dovranno raggiungere Erice entro le ore 13.00 dell’11 Aprile 2011
2) VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO DI ISCRIZIONE
Il contributo al corso è di 600,00 Euro, comprensivo di vitto ed alloggio, trasporto da e per l’aeroporto di Palermo o Trapani, serata sociale e gita collettiva ad una meta turistica dei dintorni. Docenti ed Allievi alloggeranno nelle strutture di ospitalità del Centro o in alberghi
convenzionati di Erice, consumeranno la prima colazione presso il Centro ed i pasti presso i ristoranti convenzionati in prossimità dell’aula.
Il versamento della somma dovrà essere effettuato mediante bonifico bancario a favore della
FONDAZIONE ETTORE MAJORANA E CENTRO CULTURA SCIENTIFICA
presso
UNICREDIT PRIVATE BANKING SpA
sede di Trapani Via Garibaldi 9
91100 Trapani
IBAN: IT 47 I 02008 16407 000600000655
Causale: “iscrizione di: <nome e cognome> al 41° Corso della Scuola di
Epidemiologia e Medicina Preventiva 2012”
Attenzione! Il nome del corsista DEVE comparire nella causale.
Portare con sé ad Erice la ricevuta del bonifico!
È anche ammesso, previo avviso per telefono al 0923869133 o per
email a <hq@ccsem.infn.it>, il pagamento in contanti o con assegno al momento
dell’arrivo a Erice. Potrà essere pagato ad Erice anche il contributo
ridotto per l’ospitalità di familiari (vedi punto 3).
È stato deciso dal Centro che se partecipano al Corso almeno tre allievi
di una stessa Scuola di Specializzazione, o di uno stesso Ospedale o ASL, per costoro il contributo individuale è scontato a 500 Euro.
3) DATA ED ORA D’ARRIVO
Se non l’hanno già indicato nel modulo di iscrizione, quando hanno la certezza delle coordinate del viaggio, i partecipanti sono tenuti ad inviare, almeno 10 giorni prima del corso, un’email a erice41@uniroma1.it indicando:
* la data di arrivo;
* l’aeroporto di arrivo (Palermo o Trapani);
* la sigla del volo;
* l’ora presunta di arrivo
in modo da rendere possibile l’organizzazione delle navette (agli ARRIVI dell’aeroporto di Palermo saranno presenti gli autisti con i cartelli del Centro); chi non avvisa corre il rischio di non essere raccolto.
* Chi arriva a Palermo in traghetto, treno o pullman, deve trasferirsi all’aeroporto di Palermo, sezione ARRIVI, entro le ore 12.00 dell’11 Aprile 2012, per unirsi a coloro che arrivano in aereo.
* Chi arriva in auto direttamente ad Erice è pregato di avvisare l’organizzazione e deve arrivare a Erice entro e non oltre le ore 13.00.
4) PARTECIPANTI CHE NON CHIEDONO ALLOGGIO
Coloro che già utilizzano un alloggio in vicinanza del Centro pagheranno
un contributo ridotto (300 Euro). Se però usufruiscono dei pasti presso i ristoranti convenzionati, pagheranno 400 Euro.
5) PARTECIPAZIONE DI FAMILIARI
I familiari possono partecipare pagando il contributo di 400 Euro (per vitto e
alloggio) ciascuno; occorre avvisare in tal senso con un’email erice41@uniroma1.it
6) ACCREDITAMENTO ECM
E’ stata richiesta al Ministero della Salute l’attribuzione di crediti ECM per Medici (discipline: Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica; Direzione Medica di Presidio Ospedaliero; Organizzazione dei Servizi Sanitari di base; Chirurgia generale e d’urgenza, Medicina interna, Medicina d’urgenza), Infermieri ed Assistenti Sanitari.
7) LA SCADENZA PER L’ISCRIZIONE E’ FISSATA AL
20 Marzo 2012
MODULO ISCRIZIONE XLI CORSO
“GESTIRE LE EMERGENZE IN SANITA’ PUBBLICA”
| COGNOME: |
| NOME: |
| SCUOLA DI APPARTENENZA ED ANNO DI CORSO (se Specializzando): |
| RUOLO RICOPERTO (se operatore o universitario): |
| INDIRIZZO: |
| TELEFONO: |
| CELLULARE: |
| FAX: |
| EMAIL: |
| PRESENZA DI UN FAMILIARE: NO EVENTUALE ACCOMPAGNATORE SI NO |
IN ARRIVO IL: …../…………/…….
a) con mezzo proprio
b) in aereo a PALERMO TRAPANI
c) Sigla volo
d) Ora di atterraggio
Se al momento queste informazioni non sono disponibili, inviarle al più presto
Modulo da inviare al Comitato Organizzatore
Email: erice41@uniroma1.it
Fax: 06.4456371
Sito internet: www.dssp.uniroma1.it/erice41
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