
Il logo di Groupon (Credits: LaPresse)
di
Thomas Mackinson
Dopo avere sparato a zero su
Groupon e processato i camici bianchi che lo usano
l’Ordine dei medici s’è messo in testa di fare il proprio
gruppo d’acquisto a coupon. La notizia arriva da Bologna, dove il presidente
Giancarlo Pizza ha deposto le armi legali contro i discount della medicina per usare le stesse del nemico.
Entro due mesi sarà accessibile un portale ad hoc dove i singoli
medici potranno promuovere prestazioni scontate. «La differenza è che le
inserzioni saranno rigorosamente controllate dall’Ordine per garantire
qualità delle prestazioni, correttezza e trasparenza. Il nome dei medici
non sarà affiancato a un marchio terzo e i cittadini per iscriversi al
servizio non pagheranno nulla».
La sbiancatura dei denti avrà comunque prezzi competitivi ma zero
rischi. «Inizialmente gestiremo noi il sito e se funzionerà lo
affideremo successivamente a un service esterno pagato dagli iscritti
che vorranno usufruirne». Per ora i medici bolognesi si sono mostrati
interessati ma cauti, una cinquantina quelli che hanno manifestato
interesse.
Ma da Bologna a Roma il passo è breve. Il presidente dell’Ordine dei medici di Milano
Roberto Carlo Rossi apprende da
Panorama Economy
la notizia e promuove l’iniziativa integralmente: «Mi sembra un’idea
molto interessante e non escludo che, fatte le opportune verifiche, la
si possa adottare a livello nazionale, previo passaggio in consiglio».
E certo che piace, perché ormai
gli ordini hanno poche speranze di imporre tariffe o limitare la pubblicità dei camici bianchi. «L’intendimento del governo» si rammarica Rossi «va nella direzione di
liberalizzare i servizi e
noi che siamo ordini dello Stato non possiamo che adeguarci. Ma questo
non significa che siamo costretti a una resa incondizionata al Far West
delle prestazioni al ribasso e senza controllo. Al rigore del passato e
alla libertà totale deve esserci un’alternativa».
Che a questo punto potrebbe essere proprio quella indicata
dall’Ordine di Bologna di creare e gestire direttamente strumenti di
promozione per i medici in un ambiente protetto che escluda chi fa il
furbo o propone prestazioni a tariffe così stracciate da essere
difficilmente compatibili con un servizio di qualità.
«La differenza è che oggi come Ordine noi facciamo controlli ex post
su servizi, tariffe e pubblicità. Quando ne troviamo una che non
convince approfondiamo ed eventualmente prendiamo le iniziative del
caso. L’idea di un portale col bollino della categoria permetterebbe
invece una selezione alla fonte delle proposte a garanzia dei
cittadini».
Perché nella querelle
con Groupon, per quanto le pronunce delle authority confortino la libertà di impresa del professionista, secondo l’Ordine ci sono dei
temi di tutela pubblica ancora da risolvere. «Resta il tema fondamentale e delicatissimo delle
prestazioni precostituite a pacchetto. Come fa il paziente a sapere a quale accertamento deve sottoporsi senza una visita medica?».
In realtà Rossi ha già percorso un pezzo di questa strada inserendo
sul sito dell’Ordine un’area per la medicina complementare. «In
questo spazio abbiamo creato elenchi che non hanno valore di legge
ma accreditano chi li usa su requisiti deontologici e professionali
che spesso in questo ambito sono una spina nel fianco».
Se Bologna e Milano sembrano andare in una direzione di concorrenza dichiarata a Groupon,
molto prudente è l’Ordine Nazionale. Il presidente
Amedeo Bianco ritiene l’iniziativa «anomala rispetto ai compiti dell’istituzione».
«L’Ordine non può avere scopi promozionali ma deve continuare nella
sua prima attività che è regolatoria e di accertamento e
certificazione della trasparenza e della veridicità delle proposte dei
medici, dei requisiti dei singoli professionisti e così via».
Il problema resta. E anche Bianco lo ha chiarissimo in mente: «Nella
rincorsa alle tariffe promozionali manca trasparenza. Se un medico
propone una radiografia al torace a 35 euro deve spiegare come copre i
costi: i 150 mila euro del macchinario e quelli conseguenti alla
prestazione, la copertura assicurativa, il personale, i materiali, le
tasse. Insomma la promozione standardizzata e costante non sta in
piedi dal punto di vista economico, presuppone un trade-off continuo e
in giro – infatti – si trova di tutto».
Poi resta il problema di chi (e perché) dice di no a un
medico inserzionista la cui esclusione dalla piattaforma medica
potrebbe finire direttamente all’Antitrust. «Vediamo cosa esce fuori da
questo esperimento di Bologna, poi ci ragioniamo».
Il gruppo d’acquisto professionale piace anche ad altri ordini. «Ho visto il presidente dell’
Ordine degli ingegneri a cena e gli ho esposto il progetto. Plaude all’iniziativa e non esclude di seguirla a beneficio degli iscritti» spiega Pizza.
Per sapere come finirà tocca aspettare, ma il fatto che gli ordini
siano costretti a prendere le armi al nemico rafforza la posizione di
Groupon e degli altri operatori. «Chi ci dava contro fa la stessa cosa,
forse non siamo così terribili» dice il ceo
Boris Hageney.
«Siamo piacevolmente colpiti: replicare il nostro modello significa
avvalorare il nostro servizio e riconoscere la validità dello strumento
per i professionisti ».
E l’occasione è buona per sottolineare che si tratta di un caso tutto
italiano. «Negli altri 45 Paesi non abbiamo avuto difficoltà: gli
ordini stessi collaborano con noi per migliorare l’offerta e garantire
un buon servizio. Nessuno dei medici richiamati dall’Ordine è stato
sanzionato. Queste false accuse non fanno altro che spaventare partner
che si sentono minacciati» conclude Hageney.
http://blog.panorama.it/economia/2012/03/29/e-il-medico-ora-fa-come-groupon/